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RadioVaticana, RadioGiornale ore 14:00, giovedì 11 marzo 2010 www.radiovaticana.org del 11/03/2010
CAPPUCCINI

Convegno a Roma sul padre cappuccino Bernardo da Andermatt

Inizierà questo pomeriggio presso il Collegio Internazionale S. Lorenzo da Brindisi, a Roma, un convegno su padre Bernardo da Andermatt, Ministro generale dei Frati minori cappuccini dal 1884 al 1908. Egli può essere giustamente considerato il restauratore dell’Ordine, disgregato dalle soppressioni che avevano imposto la chiusura dei noviziati e dei luoghi di studio, rendendo inefficienti le strutture di varie Province.

Sotto il suo governo l’Ordine ebbe una notevole crescita numerica, una migliore organizzazione degli studi, una sorprendente espansione mondiale con l’erezione di molte circoscrizioni e famiglie in gran parte, o anche esclusivamente autoctone, un forte risveglio missionario e l’assunzione di nuovi compiti in seno alle chiese locali. Tutto fu accompagnato da un oculato e responsabile aggiornamento delle Costituzioni dell’Ordine, rimaste sostanzialmente immutate per oltre due secoli e mezzo.

Nominato vescovo titolare di Stauropoli nel 1908, padre Bernardo morì l’anno dopo a Ingenhohl, in Svizzera, a 72 anni. (A cura di padre Egidio Picucci)
 
Agenzia Asia News, 11 marzo 2010, www.asianews.it, ore 13:27 del 11/03/2010
FRANCESCANI

SRI LANKA. Le reliquie di Sant’Antonio in Sri Lanka, per portare “pace e unità” al Paese

di Melani Manel Perera
Per la prima volta in 750 anni i resti hanno lasciato Padova, in Italia, per compiere un pellegrinaggio nella nazione asiatica. L’iniziativa celebra il 175mo anniversario della basilica di Kochchikade, dedicata al santo francescano. Migliaia di fedeli, cattolici e non, hanno pregato per “l’unità perduta” e “una vita migliore”.

Colombo (AsiaNews) -
Migliaia di cattolici e non dello Sri Lanka hanno accolto le reliquie di Sant’Antonio pregando per “la pace e l’unità del Paese”. I resti del santo francescano di origine portoghese - famoso per la sapienza e le doti di predicatore - hanno lasciato per la prima volta in 750 anni la città di Padova, in Italia, e sono giunti il 7 marzo scorso a Colombo. Una speciale concessione resa possibile dalla personale richiesta avanzata da mons. Malcom Ranjith - arcivescovo della capitale - ai custodi delle reliquie, in occasione del 175mo anniversario della basilica di Sant’Antonio a Kochchikade.

Negli ultimi tre giorni la basilica è rimasta aperta dalle 5 del mattino fino alle 3 di notte per consentire l’accesso alla folla di fedeli, desiderosi di ricevere la speciale benedizione di Sant’Antonio e pregare davanti alle reliquie. Molte le invocazioni rivolte all’indirizzo del santo francescano, fra le quali “dona a noi la pace e l’unità”, “benedici tutti noi perché possiamo ritrovare l’unità perduta”, “prega per noi” e “benedici i nostri giovani perché possano godere di una vita migliore”.

Il 7 marzo scorso si è svolta una messa di benvenuto, presieduta da mons. Ranjith insieme a mons. Joseph Spiteri, nunzio apostolico in Sri Lanka, sacerdoti diocesani, laici, religiose e i due delegati giunti da Padova con le spoglie del santo. Durante il rito, l’arcivescovo di Colombo ha invitato i fedeli a “seguire l’esempio di Sant’Antonio” e imparare da lui a “ricostruire le nostre vite”. Alla funzione hanno preso parte anche la moglie del presidente, Shiranthi Rajapaksa, politici cattolici, monaci buddisti e fedeli di altre religioni. Almeno 5mila, secondo le stime, le persone presenti alla cerimonia.

Ieri le reliquie di Sant’Antonio hanno lasciato la basilica di Kochchikade per raggiungere la diocesi di Galle, nel sud del Paese. Nei prossimi 16 giorni, infatti, le spoglie compiranno un pellegrinaggio in tutto lo Sri Lanka come “segno di pace e di speranza”. Molti i santuari cattolici che potranno esporre le reliquie, compresa l’area nel nord, teatro per tre decenni di una lotta sanguinaria fra l’esercito governativo e il movimento indipendentista Tigri Tamil.

Una messa alle 6 del mattino, celebrata ieri nella basilica di Sant’Antonio, ha segnato la partenza delle reliquie dalla capitale. Un’ultima occasione concessa a migliaia di fedeli di salutare e pregare le spoglie del santo di Padova. “È stata una grande, grandissima benedizione per il nostro Paese” afferma Anthony Parakrama, padre di tre figli di cui due arruolati nell’esercito. “Sant’Antonio è famoso per essere il santo di poveri e viaggiatori - aggiunge - e credo sarà di grande aiuto per ritrovare quanto perduto dal nostro popolo”. Albert de Mel, 50 anni, sottolinea che “è venuto per benedire la nazione dopo anni di guerra, per restituire pace e unità”.
 
www.terrasanta.net, 11 marzo 2010 del 11/03/2010
Gli abitanti di Gerusalemme e il volontariato
(c.g.) -
I cittadini di Gerusalemme primeggiano in attività di volontariato. Senza contare le molte forme di aiuto informale presenti in città, si calcola che più di 40 mila persone nella Città Santa si dedichino ufficialmente al volontariato. Persone di età, religione e stato sociale diverse.

A Gerusalemme il Comune conta su di un ufficio specializzato che assiste aspiranti volontari, ne ascolta le motivazioni e li mette in contatto con le associazioni esistenti. Secondo l'Istituto di Gerusalemme per studi israelitici, 9.300 gerosolimitani sono volontari nell'esercito e nella protezione civile, 5.500 nell'assistenza sanitaria, 3.000 nell'aiuto ai disabili, 2.600 nelle mense dei poveri, 1.200 nell'aiuto alle famiglie e ai giovani, 800 nell'educazione.

L'Università di Gerusalemme propone ai suoi studenti ogni tipo di volontariato, tra l'altro visite agli anziani e la collaborazione don lo staff dello «Zoo Biblico» della città.
Nel 2008 il 17 per cento degli israeliani dai 26 ai 30 anni svolgeva attività di volontariato. La stessa percentuale riguarda i cittadini dai 51 ai 60 anni, mentre per gli ultrasessantenni sale al 25 per cento.

L'attività di volontariato è abbracciata con entusiasmo da ebrei tradizionalisti (il 33 per cento di loro dice di fare volontariato) e da laici (49 per cento). Mentre solo una piccola fetta di ultraortodossi è registrata in associazioni ufficiali (3 per cento) pur svolgendo spesso attività informali in modo volontaristico all'interno della propria comunità.

Secondo l'Ufficio centrale di statistica israeliano nel 2007 il 40,6 per cento della popolazione israeliana svolgeva più di dieci ore di volontariato al mese, mentre solo il 22 per cento sosteneva di aver avuto esperienze sporadiche.
La più grande associazione di volontariato israeliana si chiama Yad Sarah e si occupa di assistenza domiciliare a famiglie di malati, disabili e persone anziane.

L'associazione, fondata oltre 30 anni fa, conta 6mila volontari e ha la sua sede centrale a Gerusalemme e 103 sedi periferiche in tutto il Paese, realizzando interventi che tra l'altro portano un risparmio economico per lo stato in ospedalizzazioni evitate di almeno 320 milioni di dollari all'anno. Si calcola che una famiglia su due, in Israele, si sia giovata almeno una volta dell'aiuto di Yad Sarah e che ogni anno l'associazione aiuti almeno 380 mila israeliani.

Una caratteristica interessante dell'associazione è il fatto che molti volontari sono anziani portatori di una leggera disabilità o con qualche difficoltà. All'interno dell'associazione possono svolgere un'attività di volontariato che, valorizzandoli, è essa stessa terapeutica.
 
www.custodia.org [Terra Santa], 11 marzo 2010 del 11/03/2010
SBF Taccuino - Ricongiunti pezzi di un raro manoscritto biblico
Una scoperta fortuita aiuta a fare luce su un periodo oscuro nella storia della Bibbia ebraica. Due pezzi di un antico manoscritto biblico divisi per secoli e conservati in continenti diversi sono stati ricongiunti per la prima volta in un’esposizione il 26 febbraio scorso, grazie ad una scoperta avvenuta casualmente.

I frammenti hanno 1300 anni e fanno parte di uno sparuto gruppo di manoscritti biblici ebraici. Si trovavano in luoghi diversi e non si sapeva che fossero parte dello stesso manoscritto, fino a quando una fotografia di uno di essi, esibita pubblicamente nel 2007, non ha attirato l’attenzione degli studiosi. Uniti insieme i frammenti compongono il testo del Canto del Mare, intonato dagli israeliti in giubilo dopo essere fuggiti dalla schiavitù in Egitto ed aver assistito alla distruzione degli eserciti del faraone nel Mar Rosso.

Nel testo che appare nel Libro dell’Esodo (15,9-10) si legge: Il nemico aveva detto: Inseguirò, raggiungerò, spartirò il bottino, se ne sazierà la mia brama; sfodererò la spada, li conquisterà la mia mano! Soffiasti con il tuo alito: il mare li coprì, sprofondarono come piombo in acque profonde”.

Al museo nazionale di Israele una mostra dedicata al Canto del Mare esporrà entrambi i frammenti divisi per lungo tempo. Una pagina del canto, conosciuta come il manoscritto di Ashkar e collocata in una biblioteca riservata ai libri rari della Duke University in North Carolina, fu esposta all’Israel Museum a Gerusalemme nel 2007.

Tutto è avvenuto quando Mordechay Mishor ed Edna Engel, due fotografi israeliani videro una fotografia del manoscritto su un quotidiano locale e notarono che somigliava ad un’altra pagina conosciuta come il manoscritto di Londra, attualmente appartenente alla collezione privata di Stephan Loewentheil di New York. Grazie all’uniformità delle lettere, alla struttura del testo e alle tecniche usate dallo scriba Engel trovò molto chiara la relazione tra i manoscritti.

Colma un vuoto

La relazione tra i due frammenti non risulterebbe così chiara per un osservatore non esperto. Il manoscritto di Ashkar è stato talmente annerito a causa dell’esposizione che il testo è presente ma invisibile, mentre il manoscritto di Londra è leggibile e di gran lunga meglio conservato. Dopo studi approfonditi con raggi ultravioletti, gli esperti sono stati capaci di confermare che i testi non solo furono scritti dallo stesso scriba, ma facevano anche parte dello stesso rotolo. Gli studiosi credono che il rotolo fu scritto nel settimo secolo in Medio Oriente, probabilmente in Egitto. Non si sa come le due parti siano state separate o cosa sia accaduto al resto del manoscritto.

Il museo di Gerusalemme ha in programma di ospitare il manoscritto di Londra. La nuova esposizione ripercorre la storia del Canto del Mare attraverso antichi manoscritti, dai Rotoli del Mar Morto di 2000 anni fa fino al Codice di Aleppo, scritto quasi un millennio più tardi.

L’unione dei due pezzi aggiunge importanti informazioni, perché mostra lo stato dello scritto della Bibbia ebraica nel periodo chiamato “silenzioso” - tra il terzo e il decimo secolo - un intervallo di sette secoli da cui quasi nessun testo biblico ci è giunto.

Mentre nei rotoli del Mar Morto il testo del canto è disposto in prosa, per esempio, nei frammenti del manoscritto appena riuniti il testo appare in versi, questa disposizione è seguita nella Bibbia ebraica di oggi. Il direttore dell’Israel Museum, Adolfo Roitman, ha dichiarato che il manoscritto colma una lacuna, perché getta luce su una tradizione ancora viva.

Insieme ai manoscritti saranno esposti al pubblico dipinti ispirati al Canto del Mare provenienti da una collezione permanente del museo. Si potranno vedere affreschi e dipinti del rinascimento su temi biblici e ascoltare registrazioni dei vari modi di intonare il canto da parte degli ebrei nelle diverse comunità del mondo.
Adattamento: R.P. Fonte: y.netnews.com - AP (3 marzo 2010)
 
Il Gazzettino, Veneto e Friuli, 11 marzo 2010 del 11/03/2010
Gli Ordini religiosi cattolici a Venezia
VENEZIA -
«Un impegno sostenuto dalle "Scuole" attive a Venezia, per offrire alla gente, specie ai cultori della storia della città, un sussidio essenziale oltre che utile per conoscere e scoprire un segmento culturale probabilmente fino ad oggi del tutto inesplorato».

Sono espressioni del Guardian Grande di San Teodoro, Piero Menegazzi, nel presentare il libro «Ordini religiosi cattolici a Venezia: i primi secoli», a cura di Gianfranco Levorato, edito per «Marcianum Press» dalle «Scuole» di San Teodoro, San Giovanni Evangelista, San Rocco e Carmini e dalla «Dalmata - Santi Giorgio e Trifone.

Una pubblicazione, terza della serie, dopo «Storia e Attualità» e «Fedi religiose e cultura a Venezia, nei secoli» che raccoglie la vita e la presenza a Venezia degli Ordini religiosi, a iniziare 1500. Tra questi i Benedettini, i Francescani conventuali, i Domenicani, i Francescani minori, i Carmelitani, i Servi di Maria e il Sovrano Militare Ordine di Malta, tutt’ora operanti, sia pure con differenti compiti di missionarietà, ma tutti dediti al bene della gente ed alla conoscenza del verbo cristiano nei contesti comunitari e parrocchiali in cui si trovano ad agire.

È una pubblicazione attenta e rigorosa e descritta, con profonda cognizione della materia, da capaci e impegnati studiosi, che sono: Franco Tonon, Fabio Tonizzi, Paolo Fassera, Isidoro Liberale Gatti, Massimo Mancini, Alfonso Fratucello, Giovanni Grosso, Lino Pacchin, Fabio Severo Severi, Luigi Robuschi. Ciascuna relazione è integrata da illustrazioni a colori molto interessanti ed anche vere opere d’arte.
di Titta Bianchini

 

 

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