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Formazione Permanente

Frati Minori cappuccini d'Abruzzo

 

 

L'AQUILA, San Vito alla Rivera

17 giugno 2017


Completati i lavori di recupero e restauro dell’edificio sacro devastato dal terremoto del 2009.

Lo scrosciare continuo dell’acqua dalla bocca di ognuno dei mascheroni delle 99 cannelle sembra voler ricordare il significato del nome L’Aquila. È qui, nel borgo della Rivera, dove gli storici pongono il nucleo fondante della città dell’acqua, che torna a nuovo splendore la chiesa di San Vito: la preziosa facciata aquilana arricchita dalla storica meridiana, ma anche, all’interno, una nuova finestra, un impianto di riscaldamento a pavimento e una rampa di accesso per i disabili.

Le immagini della facciata a brandelli, dopo il terremoto del 2009, sono ormai un lontano ricordo. Eppure sono stati necessari otto anni, due lotti di intervento, circa 800mila euro, perché la chiesa di San Vito alla Rivera recuperasse la sua integrità, ritornando così alla piena funzionalità proprio in occasione delle celebrazioni del Santo a cui è consacrata. Ad occuparsi dei lavori è stato il Segretariato regionale per i beni culturali, in collaborazione con l’arcidiocesi dell’Aquila. Ieri, a inaugurare la fine lavori, il segretario regionale, Stefano Gizzi, l’architetto Claudio Ciofani, responsabile unico del procedimento, Alessandro Mazza, progettista del secondo lotto, la responsabile delle attività sugli apparati storico-artistici, Biancamaria Colasacco, Corrado Marsili, del Segretariato, e il parroco, padre Marcello Graziosi che ha assicurato: «Da oggi in poi la porta di questa chiesa sarà sempre aperta».
PRIMO LOTTO. La prima fase di consolidamento e restauro (finanziata per circa 400.000 euro con fondi Cipe) è stata completata a maggio del 2014 e ha interessato la parte strutturale e l’esterno dell’edificio, facendo tornare visibile uno dei gioielli della città medievale, la facciata della chiesa, nota per la sua meridiana, per il cui restauro sono stati riutilizzati gli stessi elementi recuperati dal crollo, salvo alcune parti mancanti e integrate.
SECONDO LOTTO. Il secondo lotto, invece, ha interessato il consolidamento strutturale della restante porzione dell’edificio, occupato dalla canonica, la realizzazione di tutte le opere di finitura e impiantistiche (finanziamento aggiuntivo pari a 400.000 euro sempre con fondi Cipe).
LA FINESTRA. Nel corso dei lavori si è deciso di riaprire una delle finestre della chiesa, la prima a destra dell’aula, che nel corso dei secoli era stata arbitrariamente tamponata, ripristinando l’originaria simmetria delle aperture.
ALTARI LATERALI. Sono state invece rimosse due altari laterali «realizzati in cemento, di scarso valore storico» come spiega Mazza.
PAVIMENTO. Alla chiesa è stato regalato anche un nuovo rivestimento pavimentale, al di sotto del quale è posizionato un impianto di riscaldamento radiante «eliminando il rivestimento di cotto di bassa qualità» continua il progettista del secondo lotto.
NUOVI SPAZI. È stato abbassato e arretrato il muro di separazione tra gli spazi di pertinenza della chiesa e quelli dell’adiacente Museo nazionale, per dare maggior respiro all’ingresso del museo.
PORTALE E LUNETTA. L’intervento di restauro degli apparati decorativi si è invece concentrato sul restauro del portale lapideo e della lunetta dipinta. «È stato consolidato il supporto materico incoerente e lacunoso, restituendo la leggibilità del palinsesto pittorico, mentre l’intervento sulla pietra del portale ha permesso di rimuovere i depositi di sporco accumulati sulla pietra e di consolidare e reintegrare le parti danneggiate», ha spiegato la Colasacco. «Un mirato intervento di patinatura finale ha riportato in primo piano il portale lapideo, sottolineandone l’importanza e la monumentalità rispetto all’insieme».  (di Michela Corridore 17 giugno 2017)

 

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