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Formazione Permanente

Frati Minori cappuccini d'Abruzzo

 

 

Manoppello, S. Stefano del Lupo

10 novembre 2017

 

Entrando  in chiesa nella cappella di destra si vede un santo vestito di bianco e nero che tiene a guinzaglio un lupo. Chi è? E' S. Stefano confessore, detto "del Lupo", morto 19 luglio 1191 a Vallebona di Manoppello, località dove una volta sorgeva il monastero di "San Pietro Apostolo dei Benedettini celestini, di cui Santo Stefano fu fondatore ed anche abate.

Santo Stefano è detto (del lupo") perchè una tradizione popolare fa riferimento ad un episodio, simile al lupo di Gubbio dei fioretti di san Francesco d'Assisi. Si narra di un feroce lupo, appunto, che si aggirava nei dintorni della città, facendo del male alle persone e agli animali domestici e ai raccolti. Il santo riuscì ad ammansirlo e a farlo diventare docile come un cagnolino.

Il 5 agosto scorso un particolare evento, la ricognizione di una piccola reliquia e una mostra sul santo, ci ha fatto rivivere non solo la vita e l'opera di S. Stefano, ma ci ha dato la spiegazione delle origini del convento dei Cappuccini a Manoppello. L'ubicazioene del convento si trova a trecento metri i linea d'aria più in basso di Vallebona. Tale posto fu ritenuto idoneo dai benefattori per ospitare i Frati Cappuccini, il monastero era stato chiuso dal 1591, il corpo del santo conservato in un sepolcro di pietra fu portato  prima nell'Eremo di Santo Spirito a Maiella, Roccamorice PE e poi, nel 1646, trasferito al suo paese natale, Castrovillari IS. Durante il trasferimento del corpo, dietro richiesta della popolazione, una reliquia del Santo fu lasciata a Manoppello, ai Frati Cappuccini e da essi custodita fino ad oggi.

Detta reliquia, conservata per anni in un reliquiario a forma di braccio in legno dorato del 1642, posto in una piccola urna di legno e vetri, che nel 2014 è stata consolidata e disinfestata dai prof. Luigi Capasso e Ruggero D'Anastasio dell'Università di Chieti, mentre il braccio ligneo, nel frattempo, è stato restaurato dall'usura e dai tarli e riportato all'antico splendore da un artista locale.

Con una solenne celebrazione la reliquia è stata di nuovo collocata nella sede originale, con sigilli apposti alla presenza di don Mario Fangio, parroco di Carovilli, dei Sindaci delle due Città e dei Frati della basilica. Numerosa la partecipazione di popolo, cui si è aggiunta una folta rappresentanza di Carovilli.

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