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Famiglia Francescana Secolare

BOLLA « RELIGIONIS ZELUS »

Viterbo, 3 luglio 1528. - Ai fratelli Ludovico e Raffaele da Fossombrone, già osservanti, sotto la protezione dei conventuali per condurre vita eremitica e osservare la Regola integralmente, viene concesso: assoluzione da ogni censura e pena ecclesiastica; portare l'abito con cappuccio quadrato; ricevere candidati; portare la barba; ritirarsi nei romitori, e mendicare ovunque; godere «aeque principaliter» dei privilegi, indulti e grazie concesse e da concedersi all'Ordine dei frati minori e agli eremiti camaldolesi. Seguono le pene contro i contravventori, le clausole derogatorie e il mandato esecutorio.

CLEMENTE VESCOVO SERVO DEI SERVI DI DIO
Ai diletti figli Ludovico e Raffaele da Fossombrone, professi dell'Ordine dei frati minori, salute e apostolica benedizione.

1. Lo zelo della religione, la bontà di vita e di costumi ed altri meriti lodevoli di onestà e di virtù, a motivo dei quali siete a noi raccomandati da persone degne di fede, ci spingono ad accondiscendere con favore, per quanto ci è possibile nel Signore, ai vostri desideri, specialmente a quelli che riguardano la salvezza delle anime e la propagazione della religione.

2. La supplica che ci avete presentato recentemente afferma che voi, in passato, mossi dal desiderio di servire l'Altissimo, entraste nell'Ordine dei frati minori detti dell'Osservanza, nel quale, emessa la professione, siete vissuti per qualche tempo; ottenuta poi la licenza del vostro superiore di quel tempo, conforme alle lettere apostoliche relative all'unione e alla concordia tra detti frati e quelli chiamati conventuali, vi siete uniti a questi, accolti benevolmente dal loro maestro provinciale delle Marche, aggregandovi ai frati e alla circoscrizione di quella provincia. Successivamente, poiché per la salute delle vostre anime e la gloria di Dio desideravate condurre una vita eremitica e osservare la Regola del beato Francesco, per quanto lo consente l'umana fragilità, il predetto maestro provinciale vi diede licenza di accedere alla curia romana per impetrare da noi e dalla Sede Apostolica quanto vi sembrava opportuno chiedere e ottenere a salvezza dell'anima vostra e a gloria di Dio.

3. Anche il nostro diletto figlio Andrea, cardinale dell'Ordine dei presbiteri e del titolo di santa Prisca, protettore del predetto Ordine, vi autorizzò a presentare detta supplica, in modo tale però, che uno del vostro gruppo debba presentarsi ogni anno, in segno di sottomissione a nome di voi tutti, al maestro provinciale o, al capitolo della provincia dei frati conventuali in cui abiterete; inoltre, che detto maestro provinciale possa visitarvi, se lo riterrà opportuno, una volta l'anno e non di più, e, qualora riscontrasse che non osservate la Regola predetta, ammonirvi perché la osserviate in modo più perfetto, costringendovi nei debiti modi; oltre a questo, però, egli non possa trasferirvi da luogo a luogo, né ingiungervi o esigere alcunché, ma piuttosto sia tenuto a proteggervi e difendere, affinché possiate servire in pace l'Altissimo nelle cose divine, come si afferma sia contenuto molto chiaramente sopra questa materia nelle lettere patenti dello stesso cardinale protettore e del maestro provinciale.

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