STORIA CONVENTI - Inizio e sviluppo

Alcuni storici portano una seria documentazione per sostenere che san Francesco d'Assisi abbia visitato più d'una volta l'Abruzzo ed è quindi a lui che si fanno risalire gli inizi della presenza francescana nella regione.
Come altrove, anche qui l'Ordine francescano ha risentito di una duplice tensione: o di adattarsi al vivere ordinario in conventi ben organizzati (=frati conventuali) o, rifuggendo dalle grandi comunità, vivere in piccoli gruppi dove si potesse osservare in modo più originale e personale la regola francescana (= frati osservanti). Perciò nell'Ordine dei frati minori attecchirono diversi tentativi di riforma, dagli inizi fino alla costituzione di diverse famiglie riconosciute autonome dalla Santa Sede. I più "spirituali" dei frati minori trovarono un habitat particolarmente favorevole in Abruzzo per la protezione loro accordata da papa Celestino V nel 1294, per cui essi furono soprannominati anche “poveri eremiti di Celestino”.
Tra i diversi movimenti di riforma o di concreta pluriformità, come si direbbe oggi, oltre a quello degli “osservanti” – reso famoso e consolidato dai santi Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca – si distinse anche quello dei “cappuccini”, introdotto in Abruzzo da un medico di Leonessa, Matteo Silvestri che, dopo essere divenuto membro della fraternità cappuccina di Roma e aver contribuito alla costruzione di un convento per i frati cappuccini nella sua terra natale, si dedicò alla espansione della riforma in altre località abruzzesi, iniziando dalla città dell'Aquila nel 1540. Con Ordinazioni del Capitolo generale del 1558 “la provincia di S. Bernardino (Abruzzo), poiché aveva pochi conventi e non v'era speranza di un prossimo incremento, fu soppressa e i suoi conventi furono uniti in parte alla provincia romana, in parte alla provincia delle Marche” (I CAPPUCCINI, Fonti documentarie e normative del primo secolo, vol. 1, E. F. I., Perugia 1990, pag. 254). Ma poco più tardi, nel 1575, fu canonicamente eretta in “provincia” dell'Ordine e governata da propri superiori, primo il P. Lorenzo Bellarmino da Montepulciano, che ne è riconosciuto il vero fondatore.
I cappuccini si diffusero subito in Abruzzo per l'adesione di forti e preparate personalità e con la protezione e l'assistenza di famiglie nobili delle tre circoscrizioni: Aquila, Chieti, Penne-Teramo.
Quelle famiglie spesso donarono il sito e l'occorrente per la costruzione dei nuovi conventi: i loro membri perciò erano “benefattori” accolti dai frati con particolare riguardo e i loro stemmi venivano spesso riprodotti negli altari lignei delle loro chiese. Qualche famiglia a volte dava ai frati più colti la possibilità di pubblicare opere a stampa, senza dire che non di rado i superiori religiosi erano figli cadetti gentilizi.
Questa “simpatia” nasceva dal fatto che i primi cappuccini avevano fortemente impressionato tutti con il loro modo di vivere povero e semplice, specialmente per il servizio generoso ai malati in tempi di epidemie. Sono multiformi e documentate le attività dei cappuccini abruzzesi distintisi non solo nella vita di preghiera e di austera povertà, ma anche nella predicazione al popolo, negli studi e soprattutto nel servizio ai malati, specialmente in occasione della grande peste del 1656-1657, che colpì duramente la nostra regione e tutta la penisola.
La riforma francescano-cappuccina, trapiantata in Abruzzo solo 15 anni dopo i suoi inizi in Italia (1525), si estese molto rapidamente e crebbe nei secoli:

• nel 1601 la provincia abruzzese contava 25 conventi e 500 frati, di cui 100 predicatori;
• nel 1678 contava 50 conventi e 336 frati, di cui: 24 predicatori, 98 sacerdoti, 30 chierici, 151 fratelli laici;
• nel 1711 contava 33 conventi e 357 frati, di cui: 117 predicatori, 56 sacerdoti, 21 chierici, 163 fratelli laici;
• nel 1861 contava 35 conventi e 550 frati, di cui: 241 sacerdoti, 212 predicatori, 53 chierici, 216 fratelli laici.
Dalle soppressioni del secolo XIX al XXI secolo
Come gli altri istituti religiosi, anche quello dei cappuccini subì in Abruzzo la duplice soppressione, napoleonica e piemontese, con l'espulsione dei religiosi dai loro conventi e l'incameramento dei loro beni.

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