STORIA CONVENTI - Inizio e sviluppo

La prima soppressione fu decretata durante l'occupazione francese, il 7 agosto 1809, da Gioacchino Napoleone (Murat), re delle Due Sicilie. Questi ordinò l'abolizione delle costituzioni degli ordini religiosi e il passaggio di tutti i loro membri sotto la giurisdizione dei vescovi; i conventi che non avevano 12 religiosi vennero soppressi. Questa soppressione tuttavia non ebbe per i cappuccini la drammatica incidenza della successiva, dal momento che su un totale di 36 conventi solo 5 furono forzatamente chiusi.
Ben più dura fu la seconda soppressione, conseguente ai moti di unificazione dell'Italia. Il decreto piemontese del 7 luglio 1866 ordinava la soppressione di tutti gli ordini religiosi, dei quali si espropriavano i beni e i conventi, e rendeva obbligatorio il servizio militare per tutti i religiosi.
Molti di questi furono dispersi e la nostra provincia subì una notevole diminuzione di personale. Si può dire, anzi, che la parabola discendente, tuttora in atto, ha inizio proprio da quel periodo nonostante la discreta ripresa registrata prima e dopo la seconda guerra mondiale. Su un totale di 36 conventi ben 26 rimasero chiusi. Tuttavia i frati non abbandonarono del tutto i loro conventi, perché in diversi di essi restò qualche religioso come “custode”. Ben presto i più zelanti si riunirono in "ospizi" (case private, abitate esclusivamente da religiosi ivi volontariamente ritiratisi) e iniziarono il recupero di conventi espropriati o ne acquistarono di nuovi, con l'appoggio del popolo, di famiglie facoltose e di autorità comprensive.
Nei primi decenni del Novecento iniziano le esperienze dei "collegi serafici", dove gli aspiranti, dagli 11 ai 16 anni circa, sono considerati e vivono come "piccoli frati" (fratini) o religiosi in miniatura, non solo nella prassi educativa ma anche nell'aspetto esteriore (abito religioso, sandali, capelli rasati…).
L'andamento numerico nella provincia d'Abruzzo dal 1900 al 1965 rispecchia quello generale dell'ordine, caratterizzato da un'ascesa progressiva e notevole fino al Concilio Vaticano II: seminari con molti aspiranti, numero elevato di chierici studenti, sacerdoti giovani più numerosi degli anziani.
Dopo il concilio, per circa quindici anni, la crisi generale si manifesta anche nella nostra provincia con una vistosa flessione: seminari che vanno progressivamente svuotandosi, studentati con esiguo numero di chierici, la metà dei quali rappresentata da vocazioni “adulte”, età media dei frati che si eleva, conseguente crescita numerica degli anziani…

Queste le trasformazioni della provincia religiosa dagli anni ‘60 in poi:
• nel 1966 contava 19 conventi e 171 religiosi, di cui: 1 vescovo, 125 sacerdoti, 16 chierici, 29 fratelli laici;
• nel 1976 contava 18 conventi e 142 religiosi, di cui: 1 vescovo, 115 sacerdoti, 5 chierici, 21 fratelli laici;
• nel 1978 contava 18 conventi e 140 religiosi, di cui: 1 vescovo, 115 sacerdoti, 3 chierici, 21 fratelli laici;
• nel 1988 contava 18 conventi e 117 religiosi, di cui: 1 vescovo, 93 sacerdoti, 8 chierici, 15 fratelli laici;
• nel 1999 contava 17 conventi e 99 religiosi, di cui: 1 vescovo, 81 sacerdoti, 7 chierici, 10 fratelli laici;
• nel 2002 conta 17 conventi (di cui tre in chiusura) e 90 religiosi, di cui: 1 vescovo, 76 sacerdoti, 7 chierici, 6 fratelli laici.

Dal 1980 ad oggi, dunque, si rilevano due dati significativi: il progressivo elevarsi dell'età media dei frati e – dopo alcuni anni di vuoto – l'ingresso in noviziato di postulanti in età matura.
La crisi numerica dei giovani in formazione iniziale ha fatto aprire gli occhi di tutte le province cappuccine italiane su un dato, che prima sfuggiva e costituiva, anzi, motivo d'orgoglio di gruppo: l'autosufficienza organizzativa e la chiusura in se stessa d'ogni provincia, particolarmente nella formazione iniziale.
Con quella crisi si cominciò a pensare alla opportunità di collaborare tra province. Così nel 1969 i cappuccini d'Abruzzo entrarono in collaborazione con quelle di Roma, di Firenze e di Lucca e istituirono case interprovinciali di formazione: il noviziato all'Aquila, lo studentato liceale-filosofico a Siena, lo studentato teologico a Viterbo.
Finita questa collaborazione intorno al 1980 nel 1992 la nostra provincia ha riavviato una nuova collaborazione con le province di Roma, delle Marche e dell'Umbria, che hanno istituito il postulato a Spoleto, il noviziato a Camerino, il postnoviziato all'Aquila. Per il corso filosofico-teologico ogni provincia adotta la soluzione che meglio crede: la nostra continua a collaborare con quella di Roma nello studentato di Viterbo.
Nell'estate 2006 le Province collaboranti del Centro Italia hanno nuovamente affrontato la questione della formazione iniziale e avviato una nuova forma che prevede per la nostra, per le Marche, per il Lazio e per l'Umbria una collaborazione per l'intero arco formativo ed esattamente: l'Accoglienza e prepostulato in Provincia di 1 o 2 anni; il Postulato a L'Aquiladi 1 anno; il Noviziato a Camerino di 1 anno; il Postnoviziato ad Assisi di tre anni e il Teologato nel Lazio di tre anni.

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