Personaggi - Vescovi italiani OFM Cap

di Marta Tornillo - Autrice televisiva - A sua immagine - (Rai Uno)

In questo ultimo tempo noto con un certa curiosità quanto interesse continui a suscitare la proposta di alcuni misteri del Rosario che mons. Calogero Peri ha fatto alla Diocesi di Caltagirone. Un interesse che è andato via via crescendo, soprattutto da quando, nel mese di maggio 2013, li ha donati personalmente a papa Francesco.

Siamo nell’anno 2015, e sta per cominciare un nuovo mese di maggio. Decido, allora, di approfondire e, nel suo studio a Caltagirone, incontro Calogero Peri, frate cappuccino, filosofo, per trent’anni docente presso la Facoltà Teologica di Sicilia con sede a Palermo, di cui è stato anche vice preside, più volte Ministro provinciale dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, e da oltre 5 anni vescovo della Diocesi di Caltagirone (CT).

 

Non vengono proposti nuovi commenti ai quattro misteri già esistenti (i tre canonici: gaudiosi, dolorosi e gloriosi; il quarto scritto da Giovanni Paolo II: della luce);  si tratta di tre nuovi misteri, che si aggiungono a quelli già esistenti: della Consolazione e della Misericordia e, in occasione dell’Anno della Fede indetto da papa Benedetto XVI, propone anche i misteri della Fede. Un mistero per ogni giorno della settimana:

Lunedì: misteri della gioia; Martedì: misteri della consolazione; Mercoledì: misteri della misericordia; Giovedì: misteri della luce; Venerdì: misteri del dolore; Sabato: misteri della fede; Domenica: misteri della gloria

Mi racconta che uno dei ricordi di quando era bambino, è quando la mamma lo chiamava per pregare insieme il rosario, e la sua proposta, per accorciare i tempi, era sempre la stessa: «Mamma, mentre tu dici “Ave Maria…” io, contemporaneamente, dico “Santa Maria…”». Difficile per un adulto e, forse, ancor di più per un bambino, comprendere che il rosario, normalmente visto come una preghiera devozionale, semplice, ripetitiva, a volte monotona, sia una preghiera litanica, cioè una preghiera in cui  la ripetizione dovrebbe facilitare l’immedesimazione nelle cose che uno dice, pensa.

Ma quale il motivo di pensare ad altri misteri?

«Il tentativo è dire che la preghiera del rosario vuole toccare la nostra vita alla luce della fede, e far si che ci siano momenti della nostra vita che non siano esclusi dal ricevere una luce dal vangelo. L’occasione immediata fu l’incontro con tante mamme e tanti papà che per la perdita dei loro figli si ritrovano a pregare insieme. Una preghiera che può essere celebrare una messa, partecipare all’eucaristia, o magari dire il rosario. Possibile che di fronte ad un’esperienza di dolore così acuto la preghiera non c’entri nulla? Ma Dio, nonostante tutto, ci consola e ci ama. Ecco, allora, il pensare a 5 momenti particolari in cui il Signore ha espresso questa consolazione relativamente al dolore della morte, allo smarrimento dei discepoli nella tempesta, o ad un vecchio Simeone che ha vissuto una vita senza trovare il bandolo della matassa, del senso della vita; della durata sì, perché era avanti negli anni, ma non sul significato della vita».

Come può un genitore che ha perso un figlio, recitare il rosario magari pensando ai misteri gaudiosi?

«Certo, pensare alla nascita di Gesù può acuire il dolore, perché un genitore potrebbe pensare “anch’io vorrei fare spazio a quel figlio che ormai, in questo modo, non mi appartiene più”. Allora pensare a Cristo, alla Madre vedova del figlio di Nain, ai due cortei che si incontrano: uno che esce dalla città con il dolore, accompagnando la morte, e l’altro, quello dei discepoli, che accompagna Gesù Cristo. E uno si domanda chi dei due avrà il sopravvento. Gesù si accosta, tocca la bara, i portatori si fermano… Ecco io penso a qualcuno che ha il cuore straziato da un dolore grande, e sentire che c’è un Dio che si può avvicinare, toccarti e fermare questo incedere della morte dentro di te, questo corteo, e darti una parola di speranza, e ridarti vivo il figlio. È chiaro che il primo pensiero è riavere quel figlio vivo fisicamente, ma si può averlo come legame, come amore. Un rapporto che, nonostante il tema della morte, non si è interrotto, ma può vivere, può essere sublimato, trasfigurato. E  questo solo Dio ce lo può concedere».

Con questi misteri, dunque, mons. Peri vuole accostare il vangelo alla vita, e accostare la vita al vangelo, in modo tale che Gesù non sia un personaggio astratto, ma uno che accompagna veramente la nostra esperienza. «Una volta fatto questo pensiero - continua - il passaggio ad altra tipologia di misteri è stato semplice, perché il vangelo si presta molto a filoni di lettura sulla fede, sulla misericordia, sul perdono... Si, si potrebbero creare anche i misteri del perdono: perdona Zaccheo, perdona la samaritana, perdona la donna adultera...».

Un aspetto sta a cuore a fra Calogero: «Che non ci sia nessun passaggio della nostra vita concreta, in cui la preghiera, in questo caso la preghiera del rosario, che si può fare da soli o insieme ad altri, non ci venga a ricordare la vicinanza di Dio, la sua presenza, il suo amore, il suo

accompagnamento».

Per Lei chi è Maria, la madre di Gesù?

«Con il rosario recitiamo l’Ave Maria, cioè ci vogliamo far accompagnare nel percorso della nostra vita da Maria che, nel suo incontro con Dio, ha sperimentato di tutto: quasi una sintesi di quella che è l’esperienza di una persona, di una donna che lo genera, di una donna che prova tutta la tenerezza di avere un figlio, di amarlo, di vederlo crescere, di non comprenderlo, di dover incassare risposte che non capisce, di continuare a custodirlo, di essere assente quando tutti erano presenti, e di essere presente quando tutti prendevano le distanze. Di aver partecipato con lui alla gioia di un matrimonio, di essere stata delicata e attenta a far continuare la festa, scontrandosi con la tempistica che con il suo figlio non coincide, con espressioni che non comprende: “che c’è tra me e te, o donna?”. Parole a cui noi non diamo il senso che avevano, che non abbiamo trovato, ma che esprimono la ricerca di questa donna di essere sempre sulla breccia tra Dio e l’uomo».

Mi permetto di interromperla, perché da donna e madre, penso a Maria come a quella madre che si è sentita dire dal proprio figlio: “chi è mia madre?”. Come è possibile?

«È possibile perché il Signore ha un orizzonte di maternità, di fratellanza, di amore, di parentela diverso. Maria è colei che deve essere vicina quando gli altri prendono le distanze per lo scandalo della croce; Maria stava presso la croce di Gesù, e poi aspetterà la resurrezione e la discesa dello Spirito Santo. Maria, dunque, non può essere distante da quel processo in cui l’uomo, in qualche modo, vive i suoi drammi, le sue debolezze, le sue ombre. Ed è lei che ci dice che tutto questo deve essere visto in un orizzonte in cui Dio c’è, e bisogna dargli ragione. Per cui: “avvenga di me secondo la tua parola”. Ecco, quindi, quel tentativo di dire che senza questa parola non c’è un avvenimento significativo nella nostra vita, e che gli avvenimenti significativi non possono essere tali se non illuminati dalla Parola. Ecco perché, fondamentalmente, i misteri del rosario che il vangelo ci propone, e che l’esperienza di Gesù Cristo ci offre, a volte sono parole, a volte sono gesti, comportamenti. Il rosario non è una preghiera statica. E dire che c’è altro elemento del vangelo che può entrare in questa meditazione, in questa riflessione, penso che sia un’opportunità per dire che il rosario è un’altra cosa da quello a cui l’abbiamo ridotto.

Si tratta di una ricchezza di cui non impoverire nessuno, tanto meno le persone più semplici. È offrire anche un piccolo spunto in modo che prima di dire il rosario lo si possa leggere, e scoprire che nel vangelo ci sono tanti altri luoghi.

Io penso che la preghiera cuce diverse realtà importanti: la vita, Dio, la sua parola, la fede. Rischia, però, per davvero, di essere disincarnata, e allora la preghiera così non serve. Invece, il rosario dovrebbe essere la preghiera che comunque, insieme alla tradizione, la parola, l’attualizzazione, la concretezza esistenziale, mi dice di vivere tutta la vita di fronte a Qualcuno».

Sorpreso dell’interesse nato intorno a questi misteri?

«Ho proposto questi misteri alla diocesi che mi è stata affidata, e questo libretto ormai ha una sua storia. Accettare la storia, qualsiasi, anche di ciò che può sembrare più banale, è un modo per entrare nella volontà di Dio. Non ho mai pensato che dovevo essere io ad incentivare questa attenzione. Sono contento se può essere uno strumento di preghiera, se può aiutarci a consolare, ad essere misericordiosi e ad accrescere la nostra fede».

Per un altro articolo, sono arrivata a Caltagirone pesando alla figura dei tre papi della mia vita: sono nata quando già c’era Giovanni Paolo II, il papa della speranza; poi Benedetto XVI, il papa della fede; ora papa Francesco, il papa della carità. L’incontro con mons. Peri, pastoralmente impegnato sempre in prima linea e da tanti definito uomo carismatico, è stato la sintesi della speranza, della fede e della carità. Una speranza, una fede ed una carità per ogni creatura di ogni tempo. (di Marta Tornillo)

 

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