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Nell’ambito dell’udienza generale il Papa ha rivolto il pensiero alla crisi dell’economia globale e ha lanciato un appello ai Paesi del G20 che si riuniranno domani e dopodomani a Cannes in Francia. Ascoltiamo quanto ha detto nel servizio di Fausta Speranza:

“Auspico che l’incontro aiuti a superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale.”

Il Papa si rivolge ai leader mondiali che – dice – “dovranno esaminare le principali problematiche connesse con l’economia globale”. In questo momento, dopo il crollo davvero significativo delle Borse e l’annuncio choc di un referendum in Grecia che complica l’attuazione dell’austerity da parte di Atene, necessaria per gli aiuti, tutti gli occhi sono puntati infatti sul G20 che si apre domani. Sono già a Cannes il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Sarkozy e si incontreranno nel pomeriggio con il neo-presidente della Bce Mario Draghi. L’Unione Europea aveva preparato piano e strategia per questo vertice mondiale e in una lettera aveva chiesto sostegno per il Fondo salva Stati ma la decisione del premier Papandreu ha rimesso in discussione le poche presunte certezze con cui Bruxelles apriva in sostanza a un intervento economico della Cina. Il punto, prima ancora di sapere le reazioni degli altri cosiddetti Grandi, è ritrovare una linea comune. E tra i fronti in Europa c’è quello italiano: Roma sembra proprio nell’occhio del ciclone: tra le perdite di un po’ tutte le piazze europee quella milanese ha segnato il record negativo e soprattutto c’è la questione dei Titoli di Stato: il differenziale con quelli tedeschi si è spinto a livelli altissimi che qualcuno ha paragonato alle situazioni di Irlanda o Grecia prima dello scoppio dell’emergenza. La risposta italiana è al momento un vertice a Palazzo Chigi stamane, poi nel pomeriggio la riunione di maggioranza e in serata Consiglio dei ministri straordinario. E c’è da dire che fonti di Bankitalia definiscono “prive di fondamento e contrarie alle norme europee” le notizie di stampa secondo cui via Nazionale si preparerebbe “a un intervento di emergenza che, per esempio, assuma i titoli pubblici italiani detenuti dalle banche nazionali, in cambio dell'impegno ad acquistarne di nuovi a più lunga scadenza”. In tutto questo e in vista dell’appuntamento di domani, torniamo all’appello del Papa ai leader del G20. Nelle parole di Benedetto XVI è chiaro l’obiettivo ultimo: “la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale”.

Di questo abbiamo parlato con il presidente dello Ior, l'Istituto per le Opere di Religione, Ettore Gotti Tedeschi:
R. – Ci siamo dimenticati che lo sviluppo dell’uomo è uno sviluppo integrale: l’uomo è fatto di anima e di spirito, e questo lo abbiamo completamente dimenticato. Ora, quando uno strumento come l’economia, o come la finanza, dimentica quello che è, e cioè un mezzo, e che ha bisogno di un fine, confonde il fine - confonde quindi l’essenzialità dell’uomo - non può altro che andare contro l’uomo stesso. Questo Benedetto XVI lo ricorda perfettamente nell’Enciclica Caritas in veritate. Riprenderei, con entusiasmo quasi, le raccomandazioni di Benedetto XVI e quelle di Giovanni Paolo II, rispettivamente nella Caritas in veritate e nella Sollecitudo rei socialis. I due nostri Pontefici ricordano che l’uomo di questo secolo ha avuto la grande opportunità di crescere nelle scienze e nelle tecniche ma non è maturato sufficientemente in quella esigenza di sapienza nel saperle usare. E quello che è successo adesso non sono altro che le conseguenze di questi strumenti scientifici o tecnici, che ci sono sfuggiti di mano, strumenti come la finanza soprattutto, ma tutta l’economia, la politica economica e l’economia politica sono sfuggite di mano all’uomo. E’ sfuggita di mano la logica dello sviluppo economico e conseguentemente c’è sfuggito di mano il controllo di quella che è la crescita del debito, c’è sfuggito di mano il controllo dell’inflazione-deflazione, il controllo delle produzioni e quindi della capacità di creare manodopera e di sostenerla. C’è sfuggito di mano il controllo dei consumi.

D. – Sembra proprio che la finanza oscuri la politica, intesa proprio nel senso di “res publica”, è così?

R. – La politica più che altro ha deluso. Non è stata la finanza ad oscurare la politica, è stata la politica ad oscurarsi da sola, perché ha lasciato la finanza assumere una forma di autonomia morale. E poi la politica negli ultimi anni, e non parlo della politica del nostro Paese naturalmente ma parlo della politica in generale di tutti i Paesi, soprattutto del mondo occidentale - gli Stati Uniti, l’Europa – ha deluso. Ha deluso perché ha promesso di risolvere rapidamente il problema e invece non l’ha risolto. Sono più di tre anni che la politica usa una forma di ottimismo che è distaccato dalla realtà e dai problemi. La politica ha misconosciuto le cause della crisi, le cause vere, le origini vere e per tre anni ha continuato a dire che l’origine fosse di carattere finanziario, dovuta all’eccesso di debito fatto dalle banche e al crollo dello sviluppo dovuto alla natalità. La crisi che noi stiamo vivendo è la conseguenza della scarsa attenzione che il mondo, anche politico, ha avuto sulla crescita economica nel mondo occidentale. Oggi parliamo tanto del 7miliardesimo bambino che è nato, ma dov’è nato? Il nostro mondo, il nostro mondo occidentale, ha avuto la sfrontatezza di disconoscere il fatto che perchè l’economia cresca in maniera stabile ed equilibrata deve crescere in maniera altrettanto armonica ed equilibrata la popolazione. Noi abbiamo negato le nascite e abbiamo surrogato la necessaria crescita con una crescita consumistica e a debito. Così abbiamo offeso quasi la dignità dell’uomo, perché abbiamo costretto l’uomo, la persona, a soddisfarsi materialmente per poter far crescere i consumi. Per poter affrontare concretamente i problemi che noi abbiamo, che stiamo vivendo, bisognerebbe decretare un lungo periodo di austerità, in modo tale che si possano ricomporre i fondamentali dell’economia. Invece, l’austerità sembra una promessa troppo politicamente impopolare. Quindi, la politica ignora e vuole ignorare quello che è impopolare e cerca ancora di creare delle forme di illusione che creino, incoraggino la ripresa dei consumi, piuttosto che la ricomposizione dei fondamentali dell’economia, che sono proprio il risparmio, per esempio.

D. – Dal G7 al G8, oggi al G20: può essere, questo vertice allargato, una speranza per gli equilibri mondiali?

R. – Senta, lo è soltanto se le persone che parteciperanno al G20 andranno con una grande dose di umiltà ad affrontare queste decisioni, capendo il senso e la responsabilità delle loro azioni. Si stanno prendendo una responsabilità storica in questo momento, di fronte all’intera umanità, e, come ha detto Benedetto XVI nel suo viaggio a Venezia, il vero leader nel suo successo sostenibile è quello che si occupa del bene comune.(ap) www.radiovaticana.org