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di Paolo Lòriga

Il papa sceglie di visitare e di pranzare con i poveri e non con le personalità illustri, producendo qualche irrituale irritazione. Atteso un  messaggio per la Chiesa universale. «Dopo otto secoli ritorna». Dialogo con padre Egidio Canil, superiore del Franciscanum, dal nostro inviato

Decisamente intenso è il programma della visita del primo papa di nome Francesco ad Assisi. Ma ciò che preoccupa sono i possibili e non prevedibili fuori-programma di Bergoglio. Alcuni saggi li ha già offerti nella minuziosa e meticolosa preparazione della sua visita. Va ancora bene che apra la sua giornata dedicando il primo appuntamento (ore 8) all’incontro con i bambini gravemente disabili e ammalati dell’Istituto Serafico, nel cui campo sportivo è atterrato quindici minuti prima. Si può pure accettare che poco dopo si veda con i poveri assistiti dalla Caritas nella famosa sala della Spoliazione del vescovado. Papa Francesco vuole dare la precedenza nei suoi appuntamenti anche di oggi alle fasce più deboli ed emarginate.

Ma la scelta che ha sconvolto il programma – e che sembra «abbia un po’ scandalizzato» i vertici organizzativi, ci viene fatto presente da fonte autorevole – riguarda il pranzo, o meglio il suo non-pranzo nello storico Refettorio papale. Qui consumeranno il pasto 400 personalità di varia caratura, tra cui gli otto cardinali del Consiglio voluto da papa Bergoglio. E lui cosa fa? Andrà a pranzo in compagnia del vescovo di Assisi, mons. Sorrentino, con i poveri ospitati dalla Casa di accoglienza sostenuta dalla diocesi e dalle famiglie francescane, situata davanti alla stazione ferroviaria a Santa Maria degli Angeli.

Ben altro potrebbe accadere in questa giornata. Sembra che papa Francesco voglia lanciare da Assisi un messaggio a tutta la Chiesa collegato al carisma di Francesco sulla scia della sua scelta. Ovvero, che il figlio di Pietro di Bernardone lasciò tutto per compiere l’opera affidatagli da Dio senza basarsi sui mezzi umani.

«Attenzione! – mette in guardia l’esperto e affabile padre Egidio Canil, conventuale, guardiano (cioè superiore) del seminario teologico Franciscanum – Attenzione! La missione di Francesco non è la povertà, non è la spoliazione, ma “Va’ Francesco, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta una rovina”». Sono queste la parole che il giovane umbro avvertì vedendo muovere le labbra del crocifisso bizantino della chiesa di san Damiano, attualmente custodito nella Basilica di Santa Chiara. «Il carisma di Francesco – ribadisce p. Canil – è dunque salvare la Chiesa dalla rovina, mentre la povertà è lo strumento per realizzare la missione affidatagli da Dio».

Una seconda icona da prendere in considerazione è il sogno di Innocenzo III, immortalato mirabilmente da Giotto.  Il papa riposa disteso nel suo letto e sogna Francesco che sostiene sulle spalle la Basilica Lateranense in Roma. Secondo  p. Canil, dal 13 marzo scorso (elezione di Bergoglio) il papa non dorme più, ha lasciato il giaciglio e sostiene una Chiesa cadente in molte parti.

Ma allora si tratta di una visita o di un ritorno di Francesco? P. Canil incassa e poi se ne esce con una risposta ardita: «Dopo otto secoli penso che si tratti del ritorno di Francesco, rivestito di bianco, con gli abiti del papa. Non ha forse spiegato che la scelta del nome Francesco è legata all’impegno di non dimenticare i poveri nell’esercizio di pastore della Chiesa universale? Non ha forse all’inizio del suo pontificato manifestato il desiderio di una Chiesa povera per i poveri? Quello che si coglie in questi mesi è che la missione di Francesco è stata assunta dal papa».  La giornata ad Assisi, appena cominciata, ci svelerà probabilmente molte cose. http://www.cittanuova.it