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Francisco Zurbarán (1598-1664) San Francesco contempla un teschio, 1635 ca. olio su tela, cm 91,4 x 30,5 Saint Louis, Saint Louis Art Museum, inv.47:1941 È una delle raffigurazioni più impressionanti di San Francesco d’Assisi, ossessione pittorica ed eponima di Zurbarán. Il santo, vestito con l’abito dei frati minori cappuccini, è in piedi in atto di avanzare verso di noi mentre medita sul teschio che tiene tra le mani. Il capo è reclinato e il volto si intravede appena sotto al cappuccio appuntito che verticalizza la figura e che si ripete come una eco nell’ombra alle sue spalle. Se la figura a un primo sguardo può sembrare un modello studiato dal vero, in realtà essa si svela ai nostri occhi come un’invenzione che emerge lentamente dal buio e prende forma per effetto della luce `divina´ che la colpisce. La tavolozza, quasi monocroma, concorre al rigore e alla forte austerità devozionale trasmessa dal santo raccolto in un muto dialogo con il cranio, chiara allusione alla fragilità dell’esistenza umana e alla sua brevità.

di Daniela di Monaco

Ancora una settimana (fino al 15/5) per ammirare l’impressionante tela del celebre pittore spagnolo per la prima volta in Italia.

Le opere dell’artista spagnolo in Italia

Non è una mostra come molte persone speravano, me compresa, ma è stata l’occasione per ammirare una opera unica del grandissimo pittore spagnolo del Seicento, Francisco de Zurbarán: San Francesco contempla un teschio, originariamente parte di una pala d’altare (retablo) conservata nella chiesa carmelitana del collegio di Sant’Alberto a Siviglia. Ed è anche la sola opera di Zurbaran ospitata a Roma nei Musei Capitolini grazie a un prestito del Saint Louis Art Museum.
Sono rarissime le opere di Zurbarán conservate in Italia – solo a Firenze e a Genova – e l’unica mostra monografica che gli è stata dedicata e organizzata, a Ferrara nel 2013, non includeva questo prezioso gioiello.

Lo stile

Zurbarán ha un originalissimo linguaggio pittorico. Uno stile austero, severo e rigorosamente geometrico con il quale costruisce le sue immagini monumentali tra fascino e poesia. Tutto questo gli ha meritato definizioni quali pittore mistico, onirico, metafisico, magico e infine, l’appellativo di “Caravaggio di Spagna” datogli per primo da Antonio Palomino, biografo spagnolo.

Zurbarán e Caravaggio

Zurbarán non venne mai in Italia e i chiaroscuri caravaggeschi li conobbe solo attraverso le copie delle opere giunte in Spagna nel primo decennio del Seicento, osservando i dipinti di seguaci e allievi di Caravaggio a cominciare da Jusepe de Ribera.
Partendo dallo stile del Merisi, Zurbarán elaborò una personale versione del “tenebrismo”, ma, a differenza di Caravaggio, nei suoi dipinti la luce non ha funzione naturale, ma divina.
Zurbarán rimase affascinato dal sintetismo formale di Caravaggio, soprattutto del periodo napoletano, e dalla tecnica del chiaroscuro.
Se Caravaggio fu il pittore della realtà quotidiana, Zurbarán fu il narratore della vita monastica spagnola e dello spirito religioso del Seicento.

San Francesco

La scelta di esporre il San Francesco in mezzo ai dipinti di Caravaggio e il Velazquez con Ritratto di Juan de Cordoba, ha lo scopo di confrontare l’uso della luce in questi tre geni universali dell’arte del Seicento, cogliere affinità e differenze, i rapporti tra forma, spazio e tempo quali comun denominatore. Mentre resta diversa tra loro la scelta pittorica personale e l’interpretazione simbolica.
Le dimensioni del dipinto sono contenute, ma ciononostante è impressionante il formalismo mistico sprigionato dall’umile fraticello. Il santo, vera ossessione pittorica dell’artista, è raffigurato in piedi con l’abito dei cappuccini mentre contempla un teschio che tiene tra le mani.

I simboli

L’aspetto è severo e monumentale, accentuato dal rigore geometrico e dalla verticalità del cappuccio e delle pieghe della tonaca che cade dritta fino a terra, lasciando fuori le mani e le punte dei piedi scalzi. Il capo chinato in avanti a guardare il teschio, è quasi interamente nascosto dal cappuccio e il viso barbuto resta in ombra mentre il teschio è in piena luce.
C’è una ideale linea perpendicolare che unisce il volto del santo al volto di chi è trapassato e simboleggia il passaggio dalla vita alla morte, la fragilità della esistenza umana e la vanitas, tema caro alla pittura barocca spagnola e all’arte della Controriforma.
Il colore si limita alla gamma dei grigi e dei marroni dove si creano ombre. La figura del santo non appare come ripresa da un vero modello di frate cappuccino, ma piuttosto come una invenzione che emerge dall’ombra e dalla mente dell’artista. Il santo, nella contemplazione del cranio, è distaccato e inafferrabile, immerso in una dimensione mistica.
In Zurbarán è un processo creativo e visivo lento e non immediato come avviene in Caravaggio, mentre luci e ombre non sono naturali ma hanno valore simbolico e spirituale.

Mostra Il San Francesco del Saint Louis Art Museum tra Caravaggio e Velázquez Musei Capitolini, Pinacoteca, Sala Santa Petronilla. Fino al 15/5/2022.
(fonte: https://www.travelglobe.it/il-san-francesco-di-francisco-de-zurbaran-ai-musei-capitolini-di-roma/)