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“Mi sento tutto venir meno, all’infuori di quel tenue filo che è la fede..”

La fede e la carità sono “necessarie”, la speranza è come un “esilio”: ecco i pensieri di Padre Pio sulle virtù teologali. Il santo di Pietrelcina ne ha parlato in diverse occasioni con il suo direttore spirituale e alcuni suoi figli spirituali. I principali interventi del frate cappuccino sulle virtù teologali sono stati raccolti nel libro “Padre Pio Modello di santità e guida per il cristiano“ di Francesco Guarino e Marcello Stanzione.

1) Fede: connubio tra Dio e anima

La fede per padre Pio diventa ancora di salvataggio durante la dolorosa notte oscura. Scrivono i suoi biografi che «è condizione necessaria affinché avvenga il connubio tra Dio e la sua anima». L’Epistolario I, difatti, è ricco di citazioni in riferimento alla fede come sostegno e «punto d’appoggio in questo mare tempestoso».

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“Perdonate la mia follia…”

A padre Agostino confessa:

«Perdonate, o padre, alla mia follia; è la piena delle acque fecciose che è per sommergermi, per annegarmi. Non ne posso quasi proprio più, mi sento tutto venir meno, all’infuori di quel tenue filo che è la fede, che per me è l’unico punto d’appoggio in questo mare tempestoso».

2) Speranza e sogni

La speranza invece è definita da padre Pio «virtù dell’esilio» ed il cristiano è «l’uomo della speranza».

Ecco alcune sue espressioni sulla speranza durante il periodo oscuro dell’anima. «L’incertezza del mio avvenire mi opprime, ma nutro viva la speranza di vedere effettuati i miei sogni, ché il Signore non può mettere in un’anima pensieri e brame che non voglia realmente avverare, ed appagare l’anima di quelle brame delle quali solo ne è l’autore».

“Non abbandonate quest’anima ingrata…”

In una lettera a padre Benedetto, prima di ricevere il dono delle stimmate, esponendo la difficile condizione del suo spirito, la speranza gli è necessaria per l’abbandono in Dio:

«O padre mio, non abbandonate quest’anima ingrata al suo Dio; non rigettate questo cieco, che calpestò le gioie sante per non pascersi, non cibarsi se non di ciò che era immondo! O Dio, mi ebbi a guardare su questo e di tal vista orrenda io tremo! […] Dove devo trovare il mio Dio? Dove posare questo povero cuore, che sento come schiantarsi dal petto? Lo cerco con costanza, ma non lo trovo; busso al cuore del divin prigioniero e non risponde».

3) Carità al centro della vita interiore

La carità, infine, per padre Pio era come una necessità. Questa virtù teologale era il centro della sua vita interiore e diventò anche il centro di convergenza dei suoi sforzi e dei suoi insegnamenti per guidare le anime verso la perfezione cristiana.

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La croce di Cristo secondo Padre Pio

Nelle lettere con i suoi direttori spirituali si percepisce che egli ha scoperto la sua missione proprio nel mistero della croce di Cristo. Anche quando impartisce insegnamenti alle sue figlie spirituali, la spiritualità della croce non manca mai. E forse in nessun altro campo del suo insegnamento ascetico-mistico egli ha raggiunto cime così elevate, come in questo.

Lo stile di vita di Gesù

Fu profonda la sua visione teologica della croce nell’attuale economia della grazia. A lui bastava contemplare la Croce, lo stile di vita di Gesù Verbo incarnato e crocifisso e quindi rendere vivo ed operante il suo messaggio di salvezza. La passione e morte di Gesù sono per lui un fatto storico ed esistenziale.

Nessun altra via da mettere

Al di fuori della croce non vi è altra via da battere per raggiungere la santificazione e la salvezza. La croce è diventata la tessera di riconoscimento del cristiano, il sigillo della sua autenticità e la “divisa” dei seguaci di Gesù Verbo incarnato.

(fonte: https://it.aleteia.org/2022/05/23/fede-speranza-e-carita-ecco-come-padre-pio-definiva-le-tre-virtu-teologali/)