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Lo speciale Tg2 Dossier su Papa Ratzinger alla vigilia dell’Epifania

di Andrea Tornielli

S’intitola «Benedetto XVI, ritratto inedito», la puntata di Tg2 Dossier in onda sabato 5 gennaio alle ore 23.30 su Raidue. Lo speciale dedicato al Papa è curato dal vaticanista Lucio Brunelli. Attraverso interviste e contributi, ma soprattutto attraverso le immagini e le parole del Papa, Brunelli parla del pontificato ratzingeriano ricordando come in principio «fu solo il Papa teologo, ritenuto freddo e lontano dalla gente», il “pastore tedesco” inteso come inflessibile guardiano della fede, come ebbe a titolare a tutta pagina all’indomani dell’elezione il quotidiano «Il Manifesto».

Ma ora, dopo quasi otto anni di pontificato, quell’immagine di Benedetto XVI è cambiata fra i fedeli? E se sì, come?  Il Dossier del Tg2 cerca di rispondere a queste domande con un’inchiesta che svela di Ratzinger e del suo papato gli aspetti meno conosciuti dal grande pubblico. La visita agli anziani, il dialogo con i carcerati, l’incontro con i rom vengono raccontati con video e testimonianze inedite. Trovano poi spazio le riflessioni sorprendenti di autorevoli commentatori, da Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose ai “marxisti ratzingeriani” Giuseppe Vacca e Mario Tronti. E ancora, il papa tedesco visto dai detenuti di Rebibbia e dagli ambulanti storici di piazza san Pietro...

Insomma, un ritratto inedito, senza pregiudizi e senza agiografia, ma coinvolgente e non scontato, che contribuisce a mostrare di Benedetto XVI un volto spesso non veicolato dai mass media. Una delle testimonianze più belle e toccanti del Dossier c’è quella di Federico Abiati, il detenuto sieropositivo che rivolse una delle domande al Pontefice durante la visita nel carcere di Rebibbia. Era la domanda nella quale diceva che dei carcerati si parla con «ferocia» fuori dal carcere. Ratzinger rispose: «è vero... ma a volte parlano con ferocia anche di me…».

Tra le curiosità raccontate nella puntata c’è anche il retroscena sul titolo del «Manifesto» sul «Pastore tedesco». La racconta al Tg2 Gabriele Polo, all’epoca direttore del quotidiano, spiegando che in redazione, il giorno in cui Ratzinger venne eletto, avevano preparato come bozza per la prima pagina il terribile titolo «Papa nero», per dire papa «di destra». Poi il caporedattore del quotidiano ricevette una telefonata da Ivan Bonfanti, giornalista da poco scomparso che allora lavorava a «Liberazione». Gli era venuto come titolo «Il pastore tedesco», ma il giornale di Rifondazione comunista aveva scartato l’idea. Il Manifesto non se la fece scappare. Anche se quel titolo voleva essere evocativo dell’inflessibilità di Ratzinger come guardiano dell’ortodossia, sette anni dopo l’accento sul «pastore» si è rivelato azzeccato.

 

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