Giovani - Francesco d'Assisi e i suoi compagni

Ma voi chi siete?

 

  • 1. S. Accursio martire († 1216)
    1. S. Accursio martire († 1216)
    Gruppo di frati, con a capo Berardo, inviati tra gli islamici del Marocco. Questi protomartiri francescani furono uccisi in Marrakesch dallo stesso re. Le scene di sfondo descrivono diversi momenti dell'unico evento martiriale.
  • 2. S. Adiuto martire († 1216)
    2. S. Adiuto martire († 1216)
    Gruppo di frati, con a capo Berardo, inviati tra gli islamici del Marocco. Questi protomartiri francescani furono uccisi in Marrakesch dallo stesso re. Le scene di sfondo descrivono diversi momenti dell'unico evento martiriale.
  • 3. S. Pietro martire († 1216)
    3. S. Pietro martire († 1216)
    Gruppo di frati, con a capo Berardo, inviati tra gli islamici del Marocco. Questi protomartiri francescani furono uccisi in Marrakesch dallo stesso re. Le scene di sfondo descrivono diversi momenti dell'unico evento martiriale.
  • 4. S. Ottone martire († 1216)
    4. S. Ottone martire († 1216)
    Le scene di sfondo narrano la "legenda" [letteralmente: "piccolo libro da leggersi"] martiriale nel suo momento finale: il riconoscimento cultuale.
  • 5. Pietro Cattani o Di Cattanio († 1221)
    5. Pietro Cattani o Di Cattanio († 1221)
    Pure lui tra i primi discepoli del fondatore, canonico della cattedrale di san Ruffino in Assisi, da Francesco viene indicato quale ministro generale della Fraternità nel 1220, di ritorno dalla missione in Oriente.
  • 6. S. Angelo martire († 1227)
    6. S. Angelo martire († 1227)
    Il recupero dei corpi e i primi onori alle reliquie sono rappresentati sullo sfondo.
  • 7. S. Domno o Donulo di Montalcino martire († 1227)
    7. S. Domno o Donulo di Montalcino martire († 1227)
    Predicazione alle autorità islamiche e prima prigionia sono i soggetti delle scene di sfondo.
  • 8. S. Leone martire († 1227)
    8. S. Leone martire († 1227)
    Come sopra, viene illustrata una fase dell'ardita predicazione agli islamici.
  • 9. S. Nicolò di Sassoferrato martire († 1227)
    9. S. Nicolò di Sassoferrato martire († 1227)
    Con Daniele e altri vennero martirizzati a Ceuta (Marocco) nel 1227. La scena dello sfondo, sulla sinistra, illustra il tipo di martirio subìto: decapitazione e smembramento del corpo.
  • 10. S. Samuele martire († 1227)
    10. S. Samuele martire († 1227)
    Lo sfondo illustra lo sbarco in Marocco, l'arresto e la prigionia dei frati.
  • 11. S. Ugolino martire († 1227)
    11. S. Ugolino martire († 1227)
    L'artista descrive le scene della condanna e della conduzione al supplizio.
  • 12. B. Benvenuto da Gubbio († 1232 circa)
    12. B. Benvenuto da Gubbio († 1232 circa)
    Nobile fu ricevuto all'Ordine dallo stesso san Francesco. Come semplice laico si distinse nella caritatevole cura degli infermi e per un'ardente devozione alla Santissima Eucarestia (posta in primo piano nella presente raffigurazione). Morì a Corneto in Puglia (Capitanata).
  • 13. B. Ambrogio da Massa Marittima († 1240)
    13. B. Ambrogio da Massa Marittima († 1240)
    Della prima generazione francescana, morì nella città di Orvieto, in fama di santità e accompagnato da molti prodigi. Importante uno dei 'dialoghi' di Tommaso da Pavia dedicato al nostro (Dialogus de gestis sanctorum Fratrum Minorum, composto nel 1242 o 1244)
  • 14. Bernardo da Quintavalle († 1245 circa)
    14. Bernardo da Quintavalle († 1245 circa)
    È il primo compagno del Serafico Padre e fu oggetto di particolare benedizione al momento della morte del fondatore. Il carattere contemplativo domina in molti particolari della stampa (cf. la luminescenza degli occhi). La "Cronaca dei XXIV Generali" descrive con una certa ampiezza alcuni episodi della sua vita.
  • 15. B. Guido da Cortona († 1247)
    15. B. Guido da Cortona († 1247)
    Tra i primi discepoli di san Francesco, fu sepolto nella cattedrale della città. La stampa descrive alcuni miracoli e il corteo funebre che sta per varcare la cinta muraria.
  • 16. Fra Ginepro († 1258)
    16. Fra Ginepro († 1258)
    È conosciutissimo per le sue inarrivabili "simplicitates", ovvero per i suoi comportamenti estatici e al tempo stesso pieni di imprevedibile umorismo. La stampa descrive l'episodio della condanna a morte evitata per poco e, sulla destra, una scena di esorcismo. La strana frase latina proveniente da Dio ("La [vostra] mano senza la mano [di Dio]: non potete fare nulla"). Fra Ginepro è sepolto nella chiesa dell'Ara Coeli in Roma.
  • 17. Filippo Longo († 1260 circa)
    17. Filippo Longo († 1260 circa)
    Tra i primi compagni di san Francesco d'Assisi, ebbe il dono e l'incarico di predicatore e visitatore delle Clarisse originariamente dette "Signore povere" (pauperes Dominae). L'incisione pone in evidenza il primo aspetto della sua azione, con il richiamo al testo biblico della vocazione del profeta Isaia (Is. 6,6-7).
  • 18. S. Bonaventura da Bagnoregio  (1218-1274)
    18. S. Bonaventura da Bagnoregio (1218-1274)
    Soltanto i 17 anni di conduzione generale dell’Ordine dei Frati Minori (1257-1274) sarebbero sufficienti a dare la misura della centralità di Bonaventura nel francescanesimo. La sua santità, l’attività teologico filosofica, il tentativo di comporre le correnti interne all’Ordine costituiscono i cardini della sua intensa vita. La stampa pone in primo piano la sua attività teologica e il servizio alla Chiesa anche mediante la dignità cardinalizia.
  • 19. Masseo da Marignano († 1280)
    19. Masseo da Marignano († 1280)
    È celebre per alcuni episodi dei Fioretti. La "Cronaca dei XXIV Generali" ne riporta la vita. Nella rappresentazione iconica è interessante il dialogo tra Nostro Signore e frate Masseo (Gesù: "Frate Masseo, che vuoi dare in cambio della grazia dell'umiltà"? Masseo: "Signore, offrirò anche i miei occhi". Gesù: "io voglio invece che tu abbia e gli occhi e questa grazia").
  • 20. S. Ludovico, vescovo di Tolosa  (1274-1297)
    20. S. Ludovico, vescovo di Tolosa (1274-1297)
    Di famiglia reale, morì in giovane età. Prima di iniziare il servizio episcopale volle vestire l'abito francescano. Un miracolo e il trionfale corteo funebre creano le simmetrie narrative nello sfondo della stampa.

All’inizio di questa nuova esperienza religiosa vissuta da Francesco d’Assisi e dai suoi primi compagni, la gente s’interrogava e chiedeva: «Voi chi siete?».

La risposta che veniva data dal gruppo di Francesco d’Assisi, che abitava a Rivotorto, era: «I Penitenti di Assisi».

Ben presto, però, essi scelsero un nome di ispirazione evangelica, che li distinguesse dagli altri gruppi di penitenti di quell’epoca. L'impegno penitenziale, comunque, rimarrà come programma basilare della vita evangelica.

Il senso dell'espressione fare penitenza, usata tanto spesso da Francesco, è più o meno identico a quello della metanoia biblica, cioè penitenza-conversione. Agli occhi del credente tutte le situazioni umane vengono illuminate dal disegno salvifico di Dio e dalla risposta di ogni persona ad esso. Gli uomini, pertanto, sono divisi in due categorie, secondo la visuale di Francesco:

a)       coloro «che fanno penitenza»

b)       coloro «che non fanno penitenza».

Lui, essendo stato prima tra quelli che non fanno penitenza, sa che, se appartiene alla prima categoria, è per pura grazia di Dio. Ma ora riconosce anche che è dono di Dio il perseverare nella penitenza.

La vocazione penitenziale configura la vita intera del frate minore, una vocazione che si può esercitare ovunque, come una garanzia di libertà e di inserimento in ogni realtà storica: «Se in qualche luogo non saranno ricevuti, fuggano in altra terra a far ivi penitenza con la benedizione di Dio».

La conversione iniziale sincera e la volontà sostenuta di conversione rinnovata sono il presupposto insostituibile della vita fraterna. Infatti, quella stessa tensione che spinge costantemente il vero frate minore a scoprire in sé e a distruggere ogni forma di egoismo alienante, ogni orgoglio, ogni appropriazione, lo dispone simultaneamente ad aprirsi all'amore di Dio, e ad accogliere il fratello. Si può dire che qui si radica tutta l'ascetica personale e tutta la pedagogia del Poverello come fondatore: nello stabilire il contrasto tra il proprio IO e le tendenze inferiori - carne - e lo spirito del Signore.

Atteggiamento penitenziale significa riconoscimento umile e minoritico della propria limitatezza e fragilità, anche morale, sentirsi povero davanti a Dio, attribuire a lui ogni bene, «sapendo che non appartengono a noi se non i vizi e i peccati»; sopportare pazientemente ogni avversità e afflizione di anima e di corpo, ogni persecuzione... Così si raggiunge la purezza di cuore, che dispone alla contemplazione di Dio, la povertà interiore, la «santa e pura semplicità», la «vera letizia».

(da: LAZARO IRIARTE, Vocazione Francescana, Roma 2006, p. 39-40)