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Le indica papa Francesco in una delle sue meditazioni quotidiane a Santa Marta. Amore per il popolo e umiltà, quelle richieste ai governanti. Partecipare alla vita pubblica e valutare con oggettività senza limitarsi a criticare, quelle dei governati. Ce n'è bisogno!

L’amore per il popolo. È la prima delle due virtù che dovrebbe caratterizzare un buon governante. La delinea il pontefice nell’omelia pronunciata alla messa di lunedì scorso a Santa Marta.

E cita Davide come esempio di sovrano che «amava il suo popolo», al punto che, dopo la trasgressione commessa (aver disobbedito alle regole del censimento sancite dalla legge mosaica, finalizzate a sottolineare l’appartenenza della vita di ogni uomo al Signore), se ne fa carico e chiedea Dio di punire sé stesso risparmiando il popolo.

Per papa Francesco non si tratta di una virtù accessoria, ma discriminante, ad excludendum: «Un governante che non ama non può governare. Al massimo può mettere un po’ d’ordine ma non può governare».

E aggiunge: «Chiunque assume responsabilità di governo dovrebbe porsi preliminarmente la domanda: "Amo io il mio popolo per servirlo meglio?"».

L’umiltà. È la seconda virtù del buon governante indicata dal papa, prendendo lo spunto dal brano del Vangelo di Luca (7, 1-10) dove è narrata la guarigione del servo del centurione a Cafarnao.

Il centurione non fa leva né si vanta del suo potere («Non sono degno che entri sotto il mio tetto») e chiede con umiltà l’intervento di Gesù: «Dì una sola parola e il mio servo sarà guarito».

Anche a questo riguardo papa Francesco suggerisce ai governanti di porsi un interrogativo: «Sono umile, così da sentire le opinioni degli altri per scegliere la strada migliore?».

Anche ai governati è richiesto un compito. «Partecipare alla vita politica, come possono», ha detto il pontefice. «La politica – ha ricordato – è una delle più alte forme della carità, perché è servire il bene comune. E non possiamo lavarcene le mani: ciascuno di noi deve fare qualcosa».

Aggiungendo: «Nessuno di noi può dire: io non c’entro, sono loro che governano. No, io sono responsabile del loro governo e devo fare del mio meglio perché loro governino bene».

Discernimento, non solo critiche. Per papa Francesco è consuetudine radicata che dei governanti si parli sempre e solo male, e che sui mass media difficilmente si dia risalto oggettivo anche ai comportamenti virtuosi: «Questo governante in questo ha fatto bene; questo governante ha questa virtù. Ha sbagliato in questo, però in quest’altro ha fatto bene».

E a noi cittadini – ha puntualizzato il papa – è richiesto di collaborare «con la nostra opinione, con la nostra parola, e ove occorra anche con la nostra correzione, partecipando al bene comune».

E preghiera. Un impegno supplementare il pontefice richiede ai credenti: «Un buon cristiano si immischia in politica offrendo il meglio di sé perché il governante possa governare».

E qual è «la cosa migliore che possiamo offrire» ai governanti? «La preghiera», ha risposto papa Francesco, spiegando: «È quello che Paolo dice: pregate per il re e per tutti quelli che hanno potere». E a chi obietta «quello è una cattiva persona, deve andare all’inferno», il pontefice suggerisce: «No, prega per lui, perché possa governare bene, perché ami il suo popolo, perché sia umile. Un cristiano che non prega per i governanti non è un buon cristiano».

«Preghiamo per i governanti – ha concluso il papa – perché ci governino bene. Perché portino la nostra patria, la nostra nazione avanti, e anche il mondo; e ci sia la pace e il bene comune». di Marco Fatuzzo - Città Nuova