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Conclusione dell’Anno della Fede

 

L’Anno della fede si avvia al suo epilogo. Termina un Anno dedicato completamente a ravvivare la fede dei credenti, ma continua ora il desiderio per mantenere vivo l’insegnamento che in questi mesi abbiamo ricevuto. Il popolo di Dio sparso nel mondo intero ha vissuto con grande intensità questo momento. Il numero di oltre 8 milioni e mezzo di pellegrini che si sono recati alla Tomba di Pietro per professare la fede, è solo un segno tra i più piccoli, anche se significativi, che rimarranno nel nostro ricordo. Ciò che è stato vissuto a livello locale è impossibile descriverlo in pienezza. Micro iniziative che in tutto il mondo hanno evidenziato quanto la fede permanga viva e dinamica in mezzo ai fedeli a testimonianza della pietà e del profondo senso religioso che è presente nel nostro popolo. Momenti per ricordare l’insegnamento del Vaticano II, catechesi sulla fede, celebrazioni varie, testimonianze di carità, attività culturali di diverso genere… tutto questo permane come un segno che attesta l’impegno dei cristiani nel mondo. Insomma, questo Anno è stato realmente un’esperienza di grazia che ci porteremo dentro con rinnovato senso di gratitudine al Signore per quanto ci ha fatto vivere. Abbiamo ricevuto testimonianze commoventi che restano come documento vivo di una fede che sa dare significato alla vita anche nei luoghi più nascosti, di povertà, di sofferenza e là dove i cristiani sono una esigua minoranza. La fede ha unito e permesso di ricordare a tutti il fondamento del nostro credere: Gesù Risorto speranza per una vita nuova.

Per il momento conclusivo abbiamo pensato a una serie differenziata di segni che intendono mostrare la continuità della fede e il cammino che siamo chiamati a percorrere per non farla diventare ovvia nella vita quotidiana.

Un primo segno è dato dalla visita che Papa Francesco farà al Monastero delle Monache Camaldolesi all’Aventino, il prossimo 21 novembre alle ore 16.45. Una visita breve, ma significativa. Quel giorno è da diverso tempo riservato ai "pro orantibus". Una giornata, quindi, dedicata a chi ha compiuto la scelta della vita di clausura, come dedizione privilegiata per una vita di preghiera e di contemplazione. La scelta di questo Monastero è dovuta al fatto che queste monache, a partire dal Concilio Vaticano II, hanno rivisitato la loro regola, cercando di ritornare alle origini del loro carisma. Secondo una antica tradizione, probabilmente proprio sull’Aventino si hanno le prime tracce di vita monacale femminile a Roma. Il Papa si fermerà in preghiera con le monache, che in questi anni hanno aperto il loro monastero alla condivisione della lectio divina e della mensa dei poveri. Un aiuto che va incontro alla duplice esigenza della fede: scoprire la ricchezza della Parola di Dio e condividere la propria mensa con chi non ha da mangiare. La preghiera del Papa sarà quella della comunità monastica: il canto del Vespro secondo la regola camaldolese, e un breve momento di adorazione eucaristica. Un segno che rinvia a cogliere il fondamento della vita cristiana nella contemplazione del Volto di Cristo e nella preghiera. Per alcuni versi, si ritorna al primo segno che aveva aperto l’Anno della fede: la canonizzazione di alcuni martiri, confessori e dottori della fede. L’Anno della fede, in qualche modo, provoca ora le comunità cristiane a costruire quelle "scuole di preghiera" che attestano lo specifico dell’incontro con Cristo. Condizione necessaria per fare poi della propria testimonianza un servizio a quanti sono emarginati, deboli, poveri nel corpo e nello spirito. A conclusione della preghiera, il Papa si incontrerà da solo con la comunità per un momento di colloquio privato. Per una felice casualità, il 21 novembre coincide con l’anniversario dell’ingresso in quel monastero di Suor Nazarena Crotta, ultima reclusa che visse tra quelle mura. Entrata in quel monastero il 21 novembre del 1945 dedicò tutta la sua vita alla preghiera e alla penitenza. Si nutriva solo di pane e acqua, dormiva su una semplice cassapanca sormontata da un crocefisso e la sua testimonianza di santità permane tra quelle mura come una memoria viva. Le monache offriranno al Santo Padre le Lettere che Suor Nazarena scriveva al suo Padre spirituale da dove si evince la sua forte fede e la sua vita spesa per la Chiesa.

Un secondo segno sarà vissuto nel pomeriggio di sabato 23 novembre. Sarà un momento dedicato ai catecumeni. Giungeranno da diversi Paesi i catecumeni che si stanno preparando in questi anni a ricevere il battesimo. Il segno è esplicito e lo si ritrova nel tema che sarà trattato: "Pronti a varcare la Porta della fede". Si desiderava dare un segno concreto che l’Anno della fede giunge al suo epilogo, ma di per sé non si conclude. Quale espressione migliore del dover presentare al Papa i catecumeni che hanno scelto da adulti di entrare nella Chiesa ricevendo i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Papa Francesco riceverà trentacinque candidati al catecumenato all’ingresso della Basilica di san Pietro e porrà loro le domande tradizionali del rito: "Qual è il tuo nome?; Che cosa domandi alla Chiesa di Dio?; E la fede che cosa ti dona?". Il segno della croce sulla loro fronte e l’accoglienza nella chiesa diventano il segno evidente del cammino che questi giovani intraprendono per giungere un giorno a confessare personalmente la fede. Saranno presenti circa 500 catecumeni, accompagnati dai loro catechisti, che provengono da diversi Paesi. Provengono da 47 nazionalità diverse e dai cinque continenti. Mi piace ricordare in particolare, catecumeni dalla Russia, Moldavia, Bosnia Erzegovina, Egitto, Marocco, Algeria, Cina, Kirghizistan, Mongolia, Cuba… sperimenteremo anche in questa circostanza l’universalità della Chiesa cattolica. La fede è un cammino che continua tutta la vita. Chi è segnato dal segno della croce sa che l’incontro con Cristo, nella Chiesa, non è uno dei tanti incontri, ma l’incontro che cambia la vita e per questo merita di essere vissuto con una crescita permanente e un impegno di vita coerente. Per molti cristiani che spesso non vivono il battesimo e per tanti che sentono vivo il desiderio di Dio, questo momento potrà diventare una provocazione per riscoprire la novità della fede. Insomma, un segno per tutti per ritrovare la bellezza del battesimo e la vita nuova che in Cristo ci è stata donata.

Si giunge quindi alla Conclusione dell’Anno della fede con la celebrazione della santa Eucaristia di domenica 24 novembre alle ore 10.30 in piazza san Pietro. Tre segni in modo particolare desiderano evidenziare il valore di questo momento. In primo luogo, l’esposizione delle reliquie di san Pietro. L’Anno della fede è stato pensato come un pellegrinaggio alla Tomba di Pietro. I pellegrini si sono fermati presso quella Tomba e hanno professato la fede, segno dell’unità della Chiesa e sintesi del contenuto di quanto crediamo. La recita del Credo imparato a memoria, tra l’altro, desiderava accompagnare i cristiani come la loro preghiera quotidiana, per sostenere la testimonianza nel mondo. Era giusto, quindi, che la Chiesa vivesse a conclusione di questo Anno un momento particolare. Per la prima volta, saranno esposte le reliquie dell’Apostolo. Pietro era stato chiamato dal Signore a confermare i fratelli nella fede. Intorno al Successore di Pietro, ma quasi in presenza fisica del primo degli apostoli, a cui si deve con Paolo la fondazione di questa Chiesa di Roma, saremo chiamati a professare ancora una volta con convinzione e forza la nostra fede. Un ulteriore segno sarà la consegna da parte di Papa Francesco della sua Esortazione Apostolica Evangelii gaudium. E’ un impegno che la Chiesa è chiamata ad assumere. Credere significa anche partecipare ad altri la gioia dell’incontro con Cristo. L’Esortazione del Papa, quindi, diventa una missione che viene affidata a ogni battezzato per farsi evangelizzatore. Simbolicamente, il Papa consegnerà la sua Lettera a un vescovo, a un sacerdote e a un diacono scelti tra i più giovani ad essere ordinati; provengono rispettivamente dalla Lettonia, Tanzania e Australia. Ci saranno poi dei religiosi e religiose e seguiranno rappresentanti di ogni evento di questo Anno della fede: dei cresimati, un seminarista e una novizia, una famiglia, dei catechisti, un non vedente - a cui il Papa consegnerà la sua Lettera in Cd-rom tale da essere riprodotta in forma auditiva - dei giovani, delle confraternite, dei movimenti. Abbiamo aggiunto due espressioni rappresentative per l’alto valore che possiedono: degli artisti per far evincere il valore della bellezza come forma privilegiata di evangelizzazione; sarà presente per questo Etsuro Sotoo, scultore giapponese famoso per la sua collaborazione alla Sagrada Família e Anna Gulak giovane pittrice polacca. Inoltre, due rappresentanti del giornalismo per attestare il grande impegno e promozione che svolgono quanti si dedicano a questo servizio, che rappresenta sempre più una nuova forma di cultura con cui la Chiesa sente l’urgenza di confrontarsi e di sentirsi aiutata e sostenuta nell’opera di evangelizzazione. Insomma, una presenza che non si ferma dinanzi ai confini dei popoli, ma ancora una volta intende esprimere l’universalità del popolo di Dio. Questi 36 rappresentanti provengono da 18 Paesi diversi e sono comunque espressione dei cinque continenti. Un terzo segno sarà il gesto di carità a favore della popolazione filippina di Haiyan. La fede senza le opere è nulla. Papa Francesco ha ripetuto quotidianamente durante questi mesi quanto sia decisivo vivere la fede toccando la "carne" di Cristo nei poveri e nei sofferenti. E’ per questo motivo che, uniti a tante altre realtà che in questi giorni si stanno facendo interpreti della solidarietà comune, verrà compiuta durante la celebrazione della santa Eucaristia una colletta, come contributo dei pellegrini per l’Anno della fede ai tanti fratelli e sorelle che sono stati toccati dalla calamità e versano in situazioni di profondo bisogno. Dai celebranti ai fedeli si compirà quindi una raccolta in denaro, come un segno di partecipazione concreta e solidale con quanti condividono la stessa fede e versano in situazioni di estremo bisogno. Un gesto con il quale Papa Francesco si farà ulteriormente presente presso questa popolazione con il suo affetto e la carità dei fedeli.

L’Anno della fede aveva come suo obiettivo quello di far "ritrovare il gusto" della fede. Voleva essere un momento per una riflessione più profonda e per la riscoperta dell’incontro con Cristo e la sua Chiesa. Annunciare, celebrare e testimoniare la fede, come forma di nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia di credere e l’entusiasmo per comunicare la fede. Abbiamo assistito a un ininterrotto impegno da parte dei credenti, che è cresciuto di giorno in giorno, nel fare proprio questo obiettivo. Spesso, abituati come siamo a evidenziare i fattori di crisi, dimentichiamo di guardare anche ai tanti segni positivi e di speranza che sono realmente presenti nella Chiesa. L’Anno della fede ci ha permesso di sperimentarlo. E’ per questo che sostenuti da una testimonianza così imponente, entusiasta e convinta, che si esprime soprattutto nel silenzio della quotidianità, guardiamo al futuro con maggior serenità, forti dell’esperienza compiuta in questo Anno che speriamo possa prolungare a lungo nel tempo i suoi effetti positivi.

[01697-01.01] [Testo originale: Italiano] www.vatican.va