Nel Processo di Canonizzazione di Chiara c'è un passo sorprendente, che getta luce sulla sua vita fin dal suo concepimento, tanto da poter essere chiave di lettura di tutta la sua esistenza.

Un brano, una testimonianza, che ritrae Chiara nel momento della sua dipartita da questo mondo: getta uno sguardo essenziale su quanto ha vissuto, cogliendo quel filo conduttore su cui si è dipanata tutta la sua esperienza di vita. 

«...essendo la preditta madonna et santa Madre presso alla morte, una sera de notte seguendo el sabato, essa beata Madre incominciò a parlare dicendo così: "Và secura in pace, però che avrai buona scorta: però che quello che te creò, innanti te sacrificò; e poi che te creò, mise in te lo Spirito Santo e sempre te ha guardata come la madre il suo figliolo lo quale ama". Et aggiunse: "Tu, Signore, sii benedetto, lo quale me hai creata"» (Proc. III,20: FF 2986).

Chiara, prima di compiere l'ultimo passo di quel cammino che l'ha condotta alla sommità della vita terrena e della vita di fede, si ferma a guardare, con uno sguardo panoramico e contemplativo, il cammino percorso.

Un cammino che non ha percorso da sola. Si è sentita sempre accompagnata dallo Spirito Santo e dallo sguardo pieno di Amore e di attenzione premurosa di un Padre materno.

Sorprende che proprio in questo momento non ci sia un accenno a Francesco, quando, nei suoi Scritti, non c'è pagina che non faccia menzione di lui, con il quale ha condiviso tutto, lei "pianticella di Francesco".

Una vita la sua, che fin dal suo concepimento è stata segnata dalla presenza dello Spirito Santo e dallo sguardo amorevole di Dio Padre. Quel padre che adesso sta incontrando per l'eternità: «...Va secura in pace, però che avrai buona scorta».

In questo modo Chiara vede che la sua vita è iniziata come gesto di Amore da parte di un Dio che le è Padre. Un gesto che l'ha accompagnata per tutta la vita con la presenza dello Spirito Santo e che ora sta giungendo all'abbraccio eterno con Dio Padre, 'Amore eterno.

L'infanzia

Questa è la convinzione di Chiara. Una convinzione che è dimostrata anche da altre testimonianze. Sempre nel Proc c'è la testimonianza di Madonna Bona di Guelfuccio, parente e vicina di casa di Chiara: «fusse stata santificata nel ventre de la madre sua» (Proc XVII,1: FF 3123). Questa testimonianza, avvalorata da quanto Chiara ha detto di se stessa prima di lasciare questo mondo, assume una valenza di verità. Toglie questo fatto, della santità straordinaria, dall'ambito dell'agiografia edificante del Medioevo, dove si descrive la vita del santo, evidenziando quasi esclusivamente gli interventi straordinari della Grazia, in modo che la santità si manifestasse nel bambino in modo spontaneo senza nessuna mediazione umana.

È vero che Chiara ha detto che fin dal momento in cui il Signore la creò, le donò lo Spirito Santo, però è altrettanto vero che a questa Presenza fu educata sia dal clima familiare, ma soprattutto dall'educazione che sua madre Ortolana le ha trasmesso. Una educazione che, per certi versi, è quella del tempo, cioè cavalleresca-cortese, carica di valori e sentimenti umani, per altri versi  è un'educazione di Fede viva e profonda attraverso la Parola di Dio e la vita dei Santi:

 

«Con cuore docile, anzitutto, ricevette dalle labbra della madre i primi rudimenti della fede; e in pari tempo ispirandola e istruendola interiormente lo Spirito, quel vaso veramente purissimo si rivelò un vaso di grazie» (LegsC 3: FF 3157).

 

In questo brano è interessante notare il rapporto di complementarità e di collaborazione in cui viene messa l'opera educatrice della madre Ortolana e quella dello Spirito Santo: la madre è quasi lo strumento dello Spirito per raggiungere il cuore di Chiara.

Questo è un dato importante nelle esperienze spirituali. Infatti il ruolo della mediazione umana è imprescindibile, senza nulla togliere al fatto che Dio, con la sua grazia, può agire come e quando vuole nella persona; ma la mediazione umana dà modo di inverare (= Penetrare nella purezza della Luce divina) la stessa esperienza spirituale.

Oltre alla testimonianza di Chiara, il dato della sua santità posseduta fin dal concepimento è registrato e affermato come autentico anche da autori moderni. Questa idea di santità fin dalla nascita, o meglio sin dal grembo materno, trova riscontro nelle parole di S. Paolo là dove dice: «...quando Colui che mi scelse sin dal grembo di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunciassi in mezzo ai pagani...» (Gal 1,15-16); oppure in Geremia: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato» (Ger 1,5).

C'è poi la testimonianza della madre Ortolana, la quale, nell'imminenza del parto, pregò così il Signore:

«Disse anche essa testimonia che essa udì da la madre de santa Chiara che, essendo essa gravida de questa figliola, e stando denanti alla croce a pregare che lo Signore la aiutasse nel periculo del parto, audì una voce, la quale le disse che essa partorirebbe uno grande lume, lo quale grandemente illustrerà el mondo» (Proc VI,12: FF 3035).

Già nel suo concepimento e nel suo apparire nel mondo è già presenza dello Spirito Santo, tanto da essere chiarore e Luce al mondo. Una luce che si intensificò sempre più nella sua vita.

Per i poveri

Questa presenza dello Spirito Santo non ha tardato a manifestare in lei la sua "operazione". Ecco la testimonianza di Giovanni di Ventura di Assisi: «Adomandato che vita teneva, respose: bene che la corte de casa sua fusse de le maggiori de la città et in casa sua se facessero grandi spese, nondimeno lei li cibi che le erano dati da mangiare come in casa grande, li reservava e reponeva, e poi li mandava a li poveri. Adomandato come sapesse le dette cose, respose che, stando lui in casa, le vedeva et credevale fermamente, perché così se diceva. E che, essendo lei ancora in casa del padre, portava una stamigna bianca sotto gli altri vestimenti. Disse anche che essa degiunava e stava in orazione e faceva le altre opere pietose, come lui vide, e che se credeva che dal principio fosse stata ispirata dallo Spirito Santo» (Proc XX,3-5: FF 3142-3145).

Questa testimonianza la ritrae nel suo impegno di fede e di vita spirituale. Pregava, digiunava, faceva penitenza. Una vita carica di prudenza e di discrezione spirituale, in quanto preferiva «rimanere celata in casa» per dedicarsi a queste opere spirituali, e nello stesso tempo, dilatare il cuore per i più poveri, i bisognosi e i miseri: «Stendeva volentieri la mano ai poveri e dall'abbondanza (Pr. 31,20) della sua casa traeva di che supplire all'indigenza (2 Cor. 8,14) di moltissimi. E affinché il suo sacrificio fosse più gradito a Dio, sottraeva al suo corpicciolo i cibi delicati e li mandava di nascosto, a mezzo di persone incaricate, come ristoro agli orfani (Cfr. Gb. 31,17). Così crescendo con lei fin dall'infanzia la misericordia, (Gb. 31,18) aveva un animo sensibile alla sofferenza altrui, e si piegava compassionevole sulle miserie degli infelici» (LegsC 3: FF 3158).

Da questi testi si nota che l'impegno quotidiano di Chiara è di vivere inserita pienamente nella sua famiglia tra le mura domestiche, con la madre Ortolana e le due sorelle, nell'attendere ai lavori di casa, ma soprattutto nel coltivare il rapporto orante con «il Padre delle misericordie». Un rapporto che quanto più si intensificava, quanto più, Lei, sentiva il cuore dilatarsi per i poveri e i bisognosi. Tutte le sue energie erano per Dio e per i poveri. Questo il suo impegno quotidiano.

Infatti sembra proprio disorientata, distaccata e impassibile a tutto quanto succedeva nel Comune di Assisi. E sì che è un momento burrascoso di lotte e battaglie tra le fazioni dei maggiori e le fazioni dei minori. Lei stessa deve seguire la sua famiglia quando, cacciata da Assisi si rifugia a Perugia. Sembra che tutto questo non la tocchi più di tanto. È poco interessata a tutte queste rivendicazioni di potere e di diritti tra potenti e deboli.

Non così per Francesco. Proprio in questo frangente, Francesco, si lascia prendere da queste vicende, tanto da buttarsi completamente nella mischia.

Chiara, invece, è tutta presa da questa Presenza dello Spirito che è in Lei. Una Presenza che incomincia a manifestarsi in modo forte, tanto da essere notata da chi la incontra.

Infatti coloro che hanno testimoniato a suo favore nel Processo, sono rimasti tutti colpiti dal suo comportamento pieno di fervore per Dio e per i poveri. Anche quando è in esilio con la famiglia nella città di Perugia, fece conoscenza con due ragazze come Lei, quali Filippa e Benvenuta. Colpite dal suo fervore, fecero poi la scelta di seguirla nel claustro.

Questa sarà la decisione che prenderanno anche le due sorelle di Chiara, Caterina, che poi prenderà il nome di Agnese, e Beatrice con la loro madre Ortolana. Anche loro seguiranno Chiara nel claustro.

Chiara quindi è intenta non solo a crescere come donna adulta, ma soprattutto a dilatare tutta se stessa a questa Presenza che è in Lei. E tutto questo lo vive con molta semplicità, spontaneità e naturalezza. In Lei non c'è niente del dramma che ha vissuto Francesco nel momento della sua conversione. Lei è e rimane con il suo Signore, «Padre delle misericordie», e con i suoi poveri che richiedono un cuore pieno di misericordia, che si faccia loro prossimo. Ecco una testimonianza:

 

«A dì ventinove de novembre, nella chiesa de Santo Paulo, presenti messere Leonardo Arcidiacono de Spoleto, don Iacobo plebano de Trevi, in presenzia del preditto messere lo Vescovo Spoletino, IOANNI DE VENTURA DE ASSISI giurò sopra le preditte cose e disse: che esso testimonio conversava in casa de madonna Chiara, mentre che lei era in casa del suo padre, mammola e vergine, però che lui era fameglio de casa. Et allora essa madonna Chiara poteva avere diciotto anni o circa, e del più nobile parentado de tutta la città de Assisi, da canto de padre e de madre. Lo suo padre se chiamò messere Favarone, e lo suo avo messere Offreduccio de Bernardino. Et allora essa mammola era de tanta onestà in vita et in abito, come se fusse stata molto tempo nel monasterio. Adomandato che vita teneva, respose: bene che la corte de casa sua fusse de le maggiori de la città et in casa sua se facessero grandi spese, nondimeno lei li cibi che le erano dati da mangiare come in casa grande, li reservava e reponeva, e poi li mandava a li poveri. Adomandato come sapesse le dette cose, respose che, stando lui in casa, le vedeva et credevale fermamente, perché così se diceva. E che, essendo lei ancora in casa del padre, portava una stamigna bianca sotto gli altri vestimenti. Disse anche che essa degiunava e stava in orazione e faceva le altre opere pietose, come lui vide, e che se credeva che dal principio fosse stata ispirata dallo Spirito Santo» (Proc 20,1-5: FF 3140-3144).

 

Chiara tanto era disinteressata alle vicende socio-politiche quanto, invece, era sensibile e conosceva molto bene la realtà dei bisognosi e dei miseri. Sa che al di là della porta di casa, ci sono i poveri, la massa di gente che vive in condizioni precarie di sussistenza; di essi si preoccupa come può e cioè facendo loro portare il cibo. Analoga preoccupazione probabilmente nasconde la scelta di una veste di stamigna da indossare sotto gli abiti della festa. La stamigna infatti è la lana grezza con cui erano fatte le vesti dei servi e dei poveri. Il servo che parla così vuole probabilmente indicare che Chiara era una ragazza alla mano, che non andava cercando ricercatezze nel vestire, come avrebbero potuto essere sottovesti di seta e cotone: più semplicemente si accontentava di vestire come i servi.

 

Incontro con Francesco

Chiara tutta assorbita dalla Presenza dello Spirito che è in Lei, non solo rimane distratta agli avvenimenti politici e sociali del tempo, ma rimane distaccata anche dalla mentalità prettamente umana e naturale che la vorrebbe maritare.

Questo suo atteggiamento lo si può notare in queste testimonianze:

«Però che esso testimonio cognobbe la preditta madonna Chiara quando era mammola in casa del suo padre; e che era vergine e dal principio de la sua età incominciò attendere circa le opere de santità, come se fusse stata santificata nel ventre de la madre. Però che, essendo lei bella de la faccia, se trattava de darle marito; unde molti de li suoi parenti la pregavano che consentisse de pigliare marito; ma essa mai non volle acconsentire. Et avendola esso medesimo testimonio pregata più volte che volesse consentire a questo, essa non lo voleva pure udire; anzi più, che lei predicava a lui el disprezzo del mondo. Adomandato come sapesse le dette cose, respose: perché la donna sua era parente de la preditta madonna Chiara, et imperò esso testimonio confidentemente conversava in casa sua e vedeva le sopraddette sue bone opere» (Proc XVIII,1-2: FF .3131-3132)

 

«PIETRO DE DAMIANO DE LA CITTÀ DE ASSISI, con giuramento disse: che esso testimonio era vicino, lui e lo suo padre, a la casa de santa Chiara e del padre e de li altri suoi de casa. E cognobbe essa madonna Chiara mentre che stette nel seculo, e cognobbe lo suo padre messere Favarone, lo quale fu nobile e magno e potente de la città, lui e li altri de casa sua. Et essa madonna Chiara fu nobile, e de nobile parentado, de conversazione onesta; e de la casa sua erano sette cavalieri, tutti nobili e potenti. Adomandato come sapesse queste cose, respose che le vide, perché era suo vicino. Et allora la detta madonna Chiara, la quale era mammola in quello tempo, viveva spiritualmente, come se credeva. E vide el padre e la madre e li parenti suoi, che la vollero maritare secondo la nobiltà sua magnificamente ad omini grandi e potenti. Ma essa mammola, che poteva essere allora de anni diciassette o circa, per nessuno modo ce podde essere indotta, perché volle permanere in verginità e vivere in povertà, come da poi dimostrò, però che vendette tutta la sua eredità e la dette a li poveri. E da tutti era tenuta de bona conversazione. Adomandato come el sapesse, respose: perché era suo vicino, e sapeva che nessuno la podde mai indurre che accostasse l'animo suo alle cose mundane (Proc 19,1-2: FF 3138-3139).

 

Da queste testimonianze si comprende che Chiara non vedeva per sé una vita matrimoniale, ma preferiva essere del Signore. Addirittura in queste due testimonianze, cioè di coloro che avevano chiesto la mano di Chiara, Lei stessa li consigliava di lasciare la mentalità del mondo per dedicarsi alle opere spirituali. È interessante notare che queste due testimonianze sono state fatte da due uomini: dai pretendenti. Come pure interessante è la motivazione che Chiara addusse come risposta alla loro richiesta: non perché antipatici o squattrinati, o perché non erano di famiglia nobile, ma perché preferiva digiunare, stare in orazione e fare le altre opere spirituali, come dare l'elemosina ai poveri. Preferiva vivere guidata dallo Spirito Santo (Cf. Proc 20,1-5).

Fu proprio lo Spirito Santo che la portò ad incontrarsi con Francesco.

È lo stesso Spirito che ha condotto Chiara e Francesco sulla Via del Vangelo, quella Via che conduce a "Gesù umile, povero e crocifisso". In Gesù Cristo, lo Spirito, non solo ha permesso a Chiara e Francesco di incontrare la dolcezza dell'Amore di Dio Padre, ma ha fatto in modo che Chiara e Francesco si incontrassero tra di loro. Incontrarsi come uomo e donna in un'amicizia umano e spirituale al tempo stesso.

Chiara appare nella vita e nell'esperienza di Francesco nel momento in cui, riconosciuta e approvata da Roma la sua "Forma di vita", Francesco si sente accolto e sicuro nelle mani della Chiesa.

Dalle Fonti storiche non appare alcuna relazione diretta tra i due giovani prima del loro rapporto spirituale-vocazionale. Nel momento del loro incontro, sono entrambi persone spiritualmente adulte, cioè responsabili nell'obbedienza allo Spirito del Signore.

Chiara, più di Francesco, fin dall'infanzia è stata educata a rendersi attenta e docile all'azione dello Spirito in Lei. Infatti si dice:

 

"Con cuore docile, anzitutto, ricevette dalle labbra della madre i primi rudimenti della fede; e in pari tempo ispirandola e istruendola interiormente lo Spirito, quel vaso veramente purissimo si rivelò un vaso di grazia. Stendeva volentieri la mano ai poveri e all'abbondanza della sua casa traeva di che supplire all'indigenza di moltissimi. ...

Così crescendo con lei fin dall'infanzia la misericordia, aveva un animo sensibile alla sofferenza altrui, e si piegava compassionevolmente sulle miserie degli infelici".

     (LegsC 3)

Anche Francesco, già convertito e docile alla guida dello Spirito, è solo preoccupato di vivere per il suo Signore, che gli aveva parlato nel Crocifisso di S. Damiano e nel lebbroso.

Due vite educate dallo Spirito e destinate ad incontrarsi nel povero e nel bisognoso. Un incontro, quello di Chiara e Francesco, che si è realizzato nello Spirito prima ancora di realizzarsi tra uomo e donna, tra Chiara e Francesco.

Chiara, nel suo Testamento afferma che quando Francesco "non aveva ancora né frati né compagni" (TestsC 9), mosso dallo Spirito Santo intuì l'amicizia con Chiara e predisse l'avvento delle Povere Dame a S. Damiano:

 

"In un trasporto di grande letizia e illuminato dallo Spirito Santo, profetò a nostro riguardo ciò che in seguito il Signore ha realizzato.

Salito sopra il muro di detta Chiesa, così infatti allora gridava, a voce spiegata e in lingua francese [come era solito fare ogni volta che era pieno dell'ardore dello Spirito Santo ... per esprimere il calore esuberante del suo cuore (2Cel 13)], rivolto ad alcuni poverelli che stavano lì appresso: «venite ed aiutatemi in quest'opera del monastero di S. Damiano, perché tra poco verranno ad abitarlo delle donne, e per la fama e santità della loro vita si renderà gloria al Padre nostro celeste in tutta la sua santa Chiesa»"(TestsC 11-14).

 

Da questo momento, lo Spirito del Signore ha messo nel cuore di Chiara e Francesco il desiderio di incontrarsi: Lei diciottenne, e Lui ventinovenne:

 

"Chiara, udendo parlare di Francesco, allora già celebre, che come uomo nuovo, con nuove virtù rinnovava la via della perfezione (evangelica) ormai sparita dal mondo, tosto desiderava sentirlo e vederlo, spinta a fare ciò dal Padre degli spiriti, da cui entrambi, benché in modo diverso, avevano ricevuto le prime ispirazioni.

Né minore è il desiderio di Lui - che a sua volta ha sentito decantare la fanciulla così ricca di grazie - di incontrarla e parlarle. ...

La visita, dunque, e più spesso è Lei a visitarlo, regolando la frequenza dei loro incontri in modo tale che quella divina attrattiva potesse passare inosservata agli occhi degli uomini e non nascessero pubbliche mormorazioni a macchiarla"(LegsC 5).

 

I due giovani, Chiara e Francesco, s'incontravano clandestinamente, accompagnati soltanto, Lei, da una donna, l'amica Bona di Guelfuccio, e Lui, da frate Filippo Longo, per parlare del loro amore: l'Amore di Dio.

Chiara e Francesco hanno ricevuto il dono di fare della loro storia di amicizia un luogo dove introdursi nella storia di Dio. La loro amicizia, amicizia tra uomo e donna, manifesta la reciprocità, partendo dall'accettazione serena della loro incompletezza individuale, per aprirsi accoglienti alla completezza della comunione.

Infatti, l'uomo e la donna, recano iscritto nel loro essere questa vocazione suprema di narrare con la vita la capacità e la responsabilità dell'Amore e della comunione. Nell'incontro con Chiara, Francesco ha accolto la parte femminile di se stesso: la sua tenerezza; e Chiara nella relazione con Francesco ha accolto la parte maschile della sua persona: la sua forza.

Chiara, intrecciando la sua relazione con Francesco, sviluppò la sua tenerezza e divenne una tenerezza forte. Francesco sviluppò il suo elemento maschile, la forza, e divenne una fortezza dolce. Ognuno ha donato e rivelato all'altro ciò che è.

Chiara e Francesco, una complementarità per vivere un unico carisma: "desiderare sopra ogni cosa di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione" (Rb X).

Questa coscienza accompagnò l'esperienza di amicizia di Chiara e Francesco, che nacque, maturò e sfociò nel legame profondo e nell'appartenenza libera e radicale a Dio. In questa amicizia, Chiara e Francesco, animati dallo Spirito Santo, hanno risposto a un disegno più grande di loro stessi.

Così lo Spirito ha dato fecondità a Chiara e Francesco accogliendo e integrando nella loro amicizia spirituale fratelli e sorelle.

 

                  Home                   Avanti