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La giovinezza della chiesa

A Torino un sinodo molto particolare promosso dal vescovo Nosiglia

di Domenico Agasso JR

«La gente nel centro di Torino non riusciva a inquadrare il tipo di manifestazione, perché vedeva dei giovani che cantavano e camminavano, poi c’era l’Arcivescovo in mezzo ai giovani che chiacchierava e rideva anche lui, c’era la grande Croce: gli adulti erano sconcertati: per una volta non era una Processione, e neanche un corteo di protesta».

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Questo stupore che ha colpito don Luca Ramello, direttore dell’Ufficio di Pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Torino, riguarda il corteo con il quale ieri è iniziato il Sinodo dei Giovani della stessa Diocesi, un percorso che durerà due anni.

Il programma della giornata era il seguente: al santuario della Consolata c’» stata l’accoglienza dei ragazzi con un momento musicale e poi la condivisione del pranzo al sacco; successivamente, l’affidamento, da parte dell’Arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia, all’intercessione della Consolata di tutti i giovani e del loro percorso sinodale; mons. Nosiglia si è poi avviato insieme a loro, in corteo a piedi, verso la Cattedrale; sul sagrato del Duomo sono stati ufficialmente aperti per la Diocesi l’Anno della Fede e il Sinodo dei Giovani: qui, a due rappresentanti di ogni parrocchia, dei movimenti, delle associazioni e aggregazioni laicali, è stata consegnata una pianta di vite, simbolo del tema del Sinodo che è «Come tralci di vitaà.

… andata sorprendente beneà, dichiara entusiasta don Ramello, … stata bella la risposta dei giovani, e anche la qualità della loro testimonianza; io penso che con uno sguardo esterno chi ha visto questo percorso abbia apprezzato questo fiume di giovani spensierati, credenti, ma esattamente come tutti gli altri giovani, però con questa gioia e scioltezza nell’essere credenti nel mondo di oggià.

Per don Ramello, quella di «ieri è stata proprio una sorta di iniezione di entusiasmo e speranza, anche per gli adulti, che si sono quasi commossi a vedere tanti giovani insieme, camminare insieme con questo passo leggero. Giovani motivati” prosegue - seri, ma che allo stesso tempo vivono tranquillamente nel mondo».

La giornata torinese è stata anche una risposta alle «visioni cupe sui giovani in merito alla loro presenza nella Chiesa: è vero che sono una presenza minoritaria rispetto al numero complessivo dei giovani, ma è una presenza convinta ed entusiasta, e rispettosa, con lo stile evangelico dell’essere nel mondo ma non del mondo»; in particolare don Ramello sottolinea «questo essere liberi, attraversare la città cantando, scherzando, per poi andare a pregare» riempiendo il Duomo. Erano centinaia, infatti, i ragazzi che hanno attraversato il centro torinese insieme al loro Arcivescovo, «una massa impressionante».

«Il corteo è andato ingrossandosi” mette poi in evidenza don Ramello - questo vorrebbe essere il Sinodo: un cammino aperto nel quale poco per volta anche chi è meno entusiasta si innesta («Innestati!» era lo slogan del lancio del Sinodo, nda)è. «Era un cammino” continua - leggero ma non stupido, gioioso ma che portava la croce, ha messo insieme la verità della vita ma anche la leggerezza, la speranza nel cuore che ci permette di camminare».

… stato dato un segnale” afferma - è possibile essere giovani e credenti nel mondo di oggi; ed è possibile per la Chiesa imparare il passo dei giovani. Questo è il messaggio che è passato, e anche il Vescovo era molto contentoà.

«Qualche cosa si è mosso” conclude - Si è dato un segnale di un passo nuovo. Qualcuno è partito, e nella fede avviene questo: i primi che partono coinvolgono gli altri».

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