Il cammino di Taizà nel racconto, pubblicato in un nuovo libro, di Fr re Alois successore alla guida della comunità di Roger Schutz
di Luca Rolandi
Sono in cammino verso Roma, sono tanti, in migliaia, e portano speranza. Cantano e pregano e camminano. Da decenni si impegnano a costruire un mondo più cristiano e dunque umano, nel dialogo e nel rispetto. Sono i giovani, oggi anche adulti e famiglie che si alimentano alla fonte della comunità monastica di Taizà. Una realtà che prese forma grazie dall’intuzione del Fr re Roger Schutz, nel corso degli anni bui del conflitto mondiale nel cuore della Francia, e oggi prosegue il suo cammino.
La fede dei giovani e l’esigenza dell’unità, la spiritualità nel mondo post-moderno e la profezia del perdono. Questi sono gli orizzonti dei giovani che si apprestano a celebrare il pellegrinaggio di fiducia sulla terra (28 dicembre” 2 gennaio) previsto a Roma, con decine di migliaia di giovani che incontreranno Benedetto XVI.
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Per raccontare e approfondire cosa anima questa ricerca interiore e impegno in favore dell’uomo è uscito un bel lbro di fr re Alois di Taizà:èPellegrini di fiducia. Il cammino di comunione seguito a Taizà, pubblicato dall’Editrice Missionaria Italiana che descrive «una bella esperienza di amicizia cristiana» come ha detto il Papa domenica all’Angelus.
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Raccontare l’anelito di spiritualità, l’esigenza dell’ascolto, la fame di fiducia che i giovani, incontrati nella propria esperienza di monaco, testimoniano ad ogni latitudine. Fr re Alois di Taizà, alla guida della comunità ecumenica dalla morte del fondatore fr re Roger (2005), affronta nel suo nuovo libro” con diversi registri, che vanno dall’approfondimento storico al consiglio spirituale” i richiami ad una maggior radicalità cristiana e ad un confronto fecondo tra la fede e il mondo contemporaneo.
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Silenzio, ascolto della Parola di Dio, preghiera comune, servizio ai poveri, impegno per la riconciliazione: sono questi i «pilastri» della spiritualità di Taizà che vengono qui riproposti nel loro ancoraggio alla Scrittura e alla Tradizione cristiana indivisa e che si rifà ai grandi testimoni della fede.
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Nel libro Alois offre anche numerosi spunti concreti a quanti vogliano praticare un cristianesimo eloquente per nella nostra epoca: «Sviluppare reti di assistenza reciproca; favorire un’economia solidale; accogliere gli immigrati; muoversi per capire dal di dentro culture diverse; suscitare gemellaggi fra città, villaggi, parrocchie per aiutare coloro che sono nel bisogno; utilizzare consapevolmente le nuove tecnologie per creare dei legami di sostegno».
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Basandosi sul pensiero di fr re Roger, che voleva Taizà come un luogo di profezia per l’unità dei cristiani, Alois (tedesco di nascita, francese di lingua) ricorda il legame inscindibile tra Taizà e il Concilio: «Quello che viviamo a Taiz» oggi sarebbe impensabile senza la realtà del Concilio. Più personalmente: se, da ragazzo cattolico di 16 anni, sono potuto andare a Taizà nel 1970 e approfondire la mia fede con cristiani di diverse confessioni, è stato grazie al Concilio Vaticano IIÀ.
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Reduce dal recente Sinodo sulla Nuova evangelizzazione, al quale era come «invitato speciale» del papa, Alois ricorda i grandi amici intellettuali di Taizà: il teologo ortodosso Olivier Cl ment, per il quale «l’insistenza di fr re Roger sull’amore di Dio ha segnato la fine del periodo in cui si temeva un Dio che punisce»; il filosofo protestante Paul Ricoeur, che scrisse della comunità già nel 1947, a pochissimi anni dalla sua fondazione; i fortissimi legami con diversi pontefici: Giovanni XXIII, per fr re Roger «il fondatore di Taizà”; Giovanni Paolo II, «sulle cui parole quando venne a Taiz» (1986) non smettiamo di meditare»; e Benedetto XVI, il quale pregherò con i giovani e la comunità a Roma il 29 dicembre.
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Come papa Ratzinger, anche fr re Alois nota il rischio di un’eclissi del credere nella nostra epoca: «Oggi la fede in Dio è sempre più spesso messa in discussione, soprattutto nel mondo occidentale. Il semplice pensiero che Dio esista sembra diventare più difficile». Ma di fronte a questa situazione i cristiani hanno il compito” sottolinea fr re Alois” di rilanciare la propria testimonianza di vita e di speranza. Tocca a loro ribadire che «ogni essere umano è sacro a Dio. Cristo ha aperto le braccia per raccogliere tutta l’umanità in Dio». Ancor più, le nuove generazioni sono chiamate ad «affermare che la vita di fraternità portata da Cristo è una realtà già possibile oggi. Noi vorremmo già vivere quello che ad occhi umani non sembra possibile, perché sappiamo che niente è impossibile a Dio».
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