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Da Wojtyla a Bergoglio il vangelo della vita

Domenica prossima alle 10.30 sul sagrato della basilica di San Pietro, papa Francesco celebrerà la messa per la Giornata `Evangelium Vitaeà, in occasione dell’Anno della Fede- L’”Enciclica Evangelium Viate" del beato Giovanni Paolo II, redatta nel 1995,è è un testo fondamentale per conoscere con chiarezza gli orientamenti della Chiesa in tema di bioetica. Francesco lo ricorderò domenica prossima a San Pietro nella giornata dell’anno della Fede dedicata al tema.

In “Evangelium Vitae” le parole forse più belle e cariche di significato, capaci di sintetizzare molti dei contenuti e delle prospettive che in il Papa indica, sono proprio le seguenti: “La vita è sempre un bene” (n. 34). Per capire l’affermazione, subito chiarisce il Pontefice, occorre mettersi dal punto di vista di sant’Ireneo: «l’uomo che vive è la gloria di Dio».

Certe affermazioni, nella mentalità secolarizzata della nostra società potranno apparire scomode, ma la Chiesa non può rinunciare all’annuncio della verità che è una e immutabile, né può edulcorarla secondo le mode del momento. Questo era il pensiero di Karol Wojtyla.

Il testo trasmette alla coscienza dell’interlocutore interrogativi profondi, specie allorché essa smaschera le ipocrisie e le ideologie edonistiche che sono alla base delle avverse opinioni, o quando si denunciano le ragioni dettate dai “costò dei malati terminali, degli anziani e dei disabili. Opinioni che vengono riassunte nella “cultura della morte” che si contrappone alla cultura della vita.

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