La vita delle clarisse ripresa in un documentario dalla regista Liliana Cavani. Che, a Roma, spiega com’è nato il progetto e come lo ha realizzato
di Mario Dal Bello
Lo dice a chiare lettere, com’» del suo stile,èLiliana Cavani. Abbiamo appena assistito alla proiezione del suo breve documentario (circaà 25º)èClarisse, presentato con successo l’anno scorso alla mostra cinematograficaà di Venezia e molto applaudito, «soprattutto dai giovani», sottolinea la regista emiliana. Non aveva intenzione di fare una operazione del genere, la Cavani. Ma i casi della vita sono varò
Così un giorno, trovandosi ad Urbino, è stata invitata dalle clarisse della città a pranzo e qui ha avuto l’idea di girare un documentario su di loro. Si è presentata di mattina presto, solo con un operatore, e ha iniziato un dialogo molto informale e libero con la comunità. Risultato? «Le suore non sono affatto come si pensa, delle persone sottomesse, senza pensieri»: è la sorpresa anche della giornalista “laicaà”Ritanna Armeni, dopo aver visto il documentario, ieri sera, al centro aggregativo Apollo 11, all’Esquilino a Roma, nella sala molto vissuta, dove un tempo provava l’Orchestra di Piazza Vittorio.
Le suore intervistate dalla Cavani parlano liberamente di Gesù, come di una persona costantemente vicina a loro, con stuporeà della regista, di lui che non è misogeno «a differenza di molta gente di Chiesa», soggiungono le clarisse con dolcezza, ma con chiarezza. Questa libertà espressiva unita a volti luminosi si è colta dai primi piani intensi della macchina da presa che evidenzia le differenti personalità, unite però in un coro comune di rispetto l’una per l’altra. La Cavani ha anche questo merito, di aver reso con immediatezza l’unità profonda tra queste religiose e la loro singola libertà di parola e di pensiero.
Lei, la regista, parla di come nella Chiesa si sottolinei troppo la morte di Cristo e non la sua resurrezione: «Nelle prediche che ascolto in chiesa non se ne parla», dice. La Cavani, che non teme di dire la sua origine laica, è estremamente sensibile al dato “resurrezione”, che significa “vita che continuò, afferma con convinzione. E il gruppo di giornalisti intorno»Arnaldo Casali, moderatore,èGianna Urizio, valdese («sarebbe interessante discutere sulle affinità tra Valdo e san Francesco»), donòEnzo Greco della diocesi di Terni,èMoreno Cerquetelli della Rai, il direttore del festival dei popoli e delle religioniàOreste Crisostomi e chi scrive” battono su questo tasto con sensibilità diverse e rilievi assai interessanti che avrebbero meritato di venireà approfonditi.
La Cavani non tocca solo questo tema, percì passa dalla figura affascinanteà di Francesco” sta lavorando al suo terzo film su di lui” a quella di Chiara e al tema delle donne nella Chiesa. Una panoramica attenta, sincera” come è lei” e non priva di provocazioni coraggiose.
Come lo è del resto questo piccolo, ma forte affresco della vita delle clarisse nel suo documentario.
19-06-2013º di Mario Dal Bello
fonte: Città Nuova
http://www.cittanuova.it/c/429250/La_Resurrezione_Se_ne_parla_troppo_poco.html