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La Grecia di queste settimane “è un Paese nel caos”, preda delle divisioni nel Governo, in cui “lo scollamento tra politica e popolazione è enorme” al punto che “i politici, specie i ministri, non possono circolare. Non molti giorni fa un deputato è stato riconosciuto mentre camminava per le vie del centro di Atene è stato aggredito ed insultato dalla folla.

La gente è disperata”. In un’intervista al Sir (vedi di seguito) il presidente dei vescovi cattolici greci, mons. Francesco Papamanolis tasta il polso della situazione del suo Paese, dopo la decisione del premier socialista Papandreou di sottoporre a referendum l’accordo della Grecia al piano Ue-Fmi. “Ieri sera – spiega il vescovo - c’è stata una riunione straordinaria dell’Esecutivo. Stamattina saputo del referendum sono rimasto allibito. Tutti si aspettavano le dimissioni del Governo ed invece è spuntato il referendum che vedrà la grande maggioranza votare contro i tagli drastici. Credo, tuttavia, che la percentuale degli astensionisti sarà alta. E non è positivo quando molti cittadini non vogliono andare a votare”. Per il futuro mons. Papamanolis esprime fiducia “in una ripresa” anche se, dice, “è meglio che questa tranche di aiuti di 5 miliardi di euro non venga concessa. Non farebbe altro che prolungare l’agonia della Grecia. A volte è meglio toccare il fondo subito per potere poi riprendere a crescere”, anche correndo il rischio di uscire dall’euro.

 

Un Paese spaccato

Intervista a mons. Papamanolis, presidente dei vescovi greci

Le principali borse del Vecchio continente, dopo il crollo di ieri, tentano il rialzo con i mercati nel caos a causa della decisione del premier greco, il socialista George Papandreou, di sottoporre a referendum il piano di austerità e di aiuti. La consultazione potrebbe tenersi già nel prossimo mese di dicembre. Non si sono fatte attendere le reazioni della Commissione europea, il cui presidente Josè Manuel Barroso, ha lanciato un “accorato” appello all’unità nazionale e politica al Paese ellenico. Senza accordo sulle misure Ue e Fondo monetario internazionale, scrive Barroso in una nota, alla vigilia del G20 di Cannes, “le condizioni per i cittadini greci diventeranno molto più dolorose. Nella Ue abbiamo concordato misure di grande portata per sostenere la Grecia. Ma la messa in atto di queste misure è di critica importanza per avere stabilità nel paese. Senza l'accordo della Grecia al programma Ue-Fmi, le conseguenze sarebbero impossibili da prevedere. Ecco perché mi appello al governo e ai leader politici della Grecia per dimostrare che sono pronti a lavorare per l'unità politica nazionale e per ottenere il vasto sostegno necessario per la messa in atto del programma”. Richiesta analoga anche dal premier francese Francois Fillon che dicendosi “dispiaciuto” per la "decisione presa in modo unilaterale" da Atene sul referendum ha chiesto che i greci dicano “in fretta e senza ambiguità se scelgono di mantenere il loro posto nella zona euro o no”. Da Berlino giunge un avvertimento: “la situazione è seria e il tempo fino al referendum non può essere tempo perso - ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert - né per la Grecia né per l'eurozona. In questa situazione internazionale non possiamo permettercelo”. E saranno proprio il presidente francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel ad incontrare, oggi a Cannes, Papandreou, per spingere per una rapida applicazione delle misure per combattere la crisi della zona euro, misure su cui ora la mossa di Atene ha fatto sorgere dubbi. Sulla situazione in Grecia SirEuropa ha parlato con il presidente dei vescovi cattolici del Paese, mons. Francesco Papamanolis [OFM Cap, NdR].

Eccellenza, sono ore drammatiche per il suo Paese. L’annuncio del referendum ha suscitato le ire dell’Ue e, prima del G20, il premier ellenico incontrerà Sarkozy e Merkel…
“Il Paese è nel caos. Si registrano dimissioni di deputati dal Pasok, il partito del premier. La maggioranza è sempre più esigua. Lo scorso 28 ottobre è stata festa nazionale, in diverse città del Paese si sono tenute parate e celebrazioni che si sono presto trasformate in manifestazioni contro il Governo con lancio di uova e yogurt. La polizia ha dovuto faticare non poco per ripristinare l’ordine e mettere al sicuro i membri del Governo che presenziavano alle cerimonie. Tra i più bersagliati il ministro della Giustizia. Direi che si è trattato di una cosa molto triste”.

Cosa pensa della decisione di Papandreou di sottoporre l’accordo a referendum?

“Ieri in tarda serata c’è stata una riunione straordinaria dell’Esecutivo. Stamattina saputo della decisione di indire un referendum sono rimasto allibito. Tutti, infatti, si aspettavano le dimissioni del Governo ed invece è spuntato il referendum che vedrà la stragrande maggioranza di coloro che si recheranno alle urne votare contro i tagli drastici. Credo, tuttavia, che la percentuale degli astensionisti sarà molto alta. E non è positivo quando molti cittadini non vogliono andare a votare”.
Cosa dovrebbe spingere la gente a disertare il voto?

“Non si sa più cosa pensare. Non c’è una logica in tutto questo. La sera si dice una cosa, la mattina se ne fa un’altra. Il Governo è solo e per giunta diviso al suo interno, il Pasok, il partito socialista, non esiste più. Il ministro dell’Economia, attualmente in ospedale, sembra non sia stato nemmeno avvisato da Papandreu della decisione sul referendum. Credo lo abbia appreso dai giornali. Per i partiti politici, specie di opposizione, Papandreu non esiste – almeno questo affermano pubblicamente -. I giornali cominciano a prendersela anche con il presidente della Repubblica, custode della Costituzione, che per noi è sempre stato un simbolo di unità, colpevole a loro dire di immobilismo politico, incapace di prendere iniziative contro le leggi del Governo ritenute anticostituzionali. E tutto ciò si vede in televisione, chiaramente. Lo scollamento tra politica e popolazione è enorme. I politici, specie i ministri, non possono circolare. Non molti giorni fa un deputato è stato riconosciuto mentre camminava per le vie del centro di Atene è stato aggredito ed insultato dalla folla. La gente è disperata”.
Senza accordo, afferma Barroso, le condizioni per i cittadini greci diventeranno molto più dolorose. Chi sarà a soffrire di più?

“Anziani, famiglie e giovani che sono quelli che già soffrono di più questa situazione. Le tasse sono aumentate e a pagare sono sempre i pensionati e gli operai. La disoccupazione è arrivata al 30%. La gente chiede che il presidente della Repubblica prenda delle iniziative e la formazione di un governo di unità nazionale in cui tutto il mondo politico offra un contributo di pensiero e di azione per la soluzione della crisi. Una richiesta che viene da tutti, purtroppo Papandreu intende che tutti si uniscano a lui ed accettino le sue decisioni con la quali sta portando alla rovina la Grecia”.
Che futuro vede per il suo Paese?

“Resto fiducioso in una ripresa. Dico anche, però, che è meglio che questa tranche di aiuti di 5 miliardi di euro non venga concessa. Non farebbe altro che prolungare l’agonia della Grecia. A volte è meglio toccare il fondo subito per potere poi riprendere a salire e a crescere”.
Il rischio è uscire dalla zona Euro…

“Credo, purtroppo, che sia questa la strada che abbiamo davanti per ricominciare con nuovi politici e nuove forze”. (www.agensir.it)