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Il teologo don Fabrizio Casazza interpreta in un volume della profezia della antica popolazione del Messico

di Domenico Agasso JR

Non dobbiamo preoccuparci e contare i giorni che ci rimangono da vivere, perchè il prossimo 21 dicembre non solo non finirà il mondo, ma addirittura sarà il giorno dell’avvio di un rinnovamento positivo, una sorta di nuovo inizio non traumatico dell’umanità.

Lo afferma e lo spiega don Fabrizio Casazza - docente di Teologia morale presso lo Studio interdiocesano di Teologia e l’Istituto superiore di Scienze religiose di Alessandria, e il Master in Bioetica nella sezione torinese della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, oltre che vicedirettore del settimanale diocesano La Voce - nel suo libro «Il dito sul sole. Religione e Costituzione in Messico» (Libreria Editrice vaticana, 2012).

In questo volume – con prefazione del card. Giuseppe Versaldi, presidente della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede – don Casazza racconta la storia (sintetizzata) del Messico dalla civiltà pre-colombiana al 2012, e ripercorre le vicende della Chiesa nel Paese, focalizzandosi in particolare sui viaggi apostolici del beato Giovanni Paolo II e di papa Benedetto XVI. Tutto questo anche grazie all’incontro e alla «frequentazione con l’Arcivescovo Gerolamo Prigione», rivela don Casazza, «che fu rappresentante pontificio in Messico dal 1979 al 1997, e, in questa veste, per universale riconoscimento, il principale artefice del riallacciamento delle piene relazioni tra gli Stati Uniti Messicani (il nome ufficiale della federazione messicana, nda) e la Santa Sede».

Riguardo alla possibile imminente fine del mondo, ecco quello che ha scritto nel suo libro don Casazza: «L’argomento affascina molto l’uomo contemporaneo, che si ritiene assolutamente razionale ma che, nel solo 2012, dedica all’argomento ben 500 libri e 400 milioni di pagine su internet. Il calendario di questo popolo – illustra - era il risultato di due cicli: quello solare, di 365 giorni, e quello rituale, di 260 giorni. Combinati insieme, danno unità di 52 anni, che corrispondono al nostro secolo; esaurito un secolo, il calendario ricomincia. Il tempo e gli eventi, in questa concezione, sono ciclici: il futuro non va costruito ma dev’essere semplicemente rivelato.

Per calcolarlo si ricorre al cosiddetto “calendario del conto lungo”, corrispondente a un ciclo di 5125 anni, che inizia in quello che noi chiamiamo 11 agosto 3114 a.C. e finisce il 21 dicembre 2012 d.C.»; «di qui – prosegue - le apprensioni contemporanee per la presunta e incombente fine del mondo, rese anche in alcuni film». In quel giorno infatti «dovrebbe rinascere la sapienza ancestrale grazie al ritorno del Serpente piumato (il dio Quetzalcoatl, che era stato costretto ad abbandonare il Paese, nda)»; «in realtà – mette in evidenza - il giorno di partenza è fissato in un’era simbolica, quando i Maya non esistevano ancora e – ecco il punto principale della tesi di don Casazza - la fine del ciclo non aveva alcuna connotazione apocalittica: sarebbe stata non la fine traumatica del mondo ma un rinnovamento positivo cui sarebbe seguito un nuovo ciclo di quattrocento anni e una lunga era di pace». «A ben guardare poi – osserva - la cultura maya è già rinata, grazie a tutte le discussioni connesse all’anno in corso: dunque – conclude senza dubbi - possiamo procedere tranquilli!».

http://vaticaninsider.lastampa.it/news/dettaglio-articolo/articolo/maya-fine-del-mondo-cristiani-20557/

 

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