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Oggi dovrebbe finire il mondo. Scott Brodeur, teologo gesuita della Gregoriana, spiega il successo mediatico della teoria dei Maya
di Alessandro Speciale
Anche se la maggior parte delle persone non ci credono davvero, c’è sempre più gente che in TV parla della “fine del mondo” previsto dai Maia, oggi, venerdì 21 dicembre 2012.
Perfino Benedetto XVI nel suo consueto modo erudito e sapientemente umano e spirituale, ha riflettuto sul tema durante l’Angelus di domenica scorsa, invitando i cristiani a non credere alla temuta fine del mondo ma di focalizzarsi sulla “via giusta su cui camminare, oggi e domani, per entrare nella vita eterna.”
In un articolo pubblicato su L’Osservatore Romano il 12 dicembre, l’astronomo Vaticano José Funes ha spiegato che anche se gli attuali modelli cosmologici sono corretti e l’universo si sta davvero espandendo e ad un certo punto “si staccherà”, questo non succederà ancora per miliardi di anni e quindi “non è il caso di discutere” sugli scenari imminenti suggeriti dalla profezia Maya. Per i cristiani, è più importante credere che la “morte non può avere l’ultima parola,” ha aggiunto Funes.
Mentre il giorno “mortale” si avvicina e cresce la frenesia mediatica e pubblica sull’incombente fine del mondo,Vatican Insider chiede al teologo americano, Scott Brodeur, esperto di San Paolo alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, perché tante persone prestano attenzione a questi scenari nonostante il fatto che manchino di di ogni credibilità – ma forse non negli occhi di quelli più ingenui.
“Questo si deve all’ossessione che la società ha con l’effimero, con le cose passeggere e soprattutto con il sensazionalismo. Se certi film hollywoodiani non avessero esagerato le conseguenze apocalittiche che risultano dalla scadenza del calendario Maya, nessuno parlerebbe della fine del mondo adesso. È senz’altro molto più facile lasciarsi prendere dalle esagerazioni mediatiche e credere alla pseudoscienza e alle mezze verità piuttosto che far fronte alle questioni reali ed urgenti come la pace nel Medio Oriente, il terrorismo internazionale, la fame nel mondo, le regole per la detenzione di armi e la violenza in tante scuole negli Stati Uniti – per citare solo alcune delle grandi sfide dell’umanità.”
Ma un giorno il mondo comunque finirà…
“Certo, gli scienziati ci ricordano che l’universo arriverà a una fine fredda e buia fra miliardi di anni. Nel frattempo dobbiamo rimboccarci le maniche e prendere sul serio le nostre responsabilità quotidiane. Come prete e docente universitario dovrò leggere e correggere le tesine dei miei studenti nelle prossime settimane. Ho certamente intenzione di vedere ognuno di loro dopo le vacanze di Natale!”
L’uomo non riesce a vivere senza fare delle domande sulla fine del mondo e di una realtà più duratura di quella che viviamo giorno dopo giorno. Perché è così?
“Quelli che si interrogano sul senso della vita e riflettono sulla fine del mondo possono rivolgersi ai testi di filosofi e teologi che lottano con queste questioni dall’inizio della storia. Gli ebrei e i cristiani hanno tanti brani biblici che trattano fondamentali temi esistenziali su cui meditare e riflettere. Dio ha creato il cosmos e tutto quello che contiene con amore. I primi versi della Genesi lo dimostrano in maniera molto chiara e bella. Siamo in effetti creature di Dio e come tali siamo mortali e limitati. Ma Dio non ci ha creati per spargere morte e distruzione ma per una pienezza di vita e gioia eterna insieme a lui e tutti quelli che ama. Siamo stati creati per il cielo e Dio desidera veramente la nostra felicità, il nostro benessere e la nostra salvezza finale.”
Ai tempi di San Paolo le persone credevano che la fine del mondo era molto vicina…
“Per lui e per le sue comunità, la fine del mondo era già iniziata grazie all’evento di Cristo. Inoltre, credevano che il compimento finale del piano divino sarebbe avvenuto molto presto, possibilmente anche nell’arco della loro vita. Noi naturalmente non sentiamo la stessa urgenza, e il passaggio del tempo - due millenni di fatto – ha insegnato alla chiesa che il tempo dell’evangelizzazione deve continuare.”
Le persone, fra cui tanti movimenti “eretici” cristiani, hanno previsto la fine del mondo innumerevoli volte. Qual è l’opinione della Chiesa su queste previsioni?
“Ci sono stati certi periodi nella storia, nei quali le persone erano alle prese di una particolare ansia e di un terrore apocalittico, specialmente intorno all’anno 100 e anche nel 2000, col Bacco del Millennio che ha scatenato l’isteria. Falsi profeti andavano in giro per le strade e annunciavano che la fine era vicina. La Chiesa naturalmente può solo ripetere le parole di Gesù stesso: “State in guardia, vegliate, poiché non sapete quando sarà quel momento.” Circa vent’ani dopola morte e Resurrezione di Cristo, San Paolo ha esortato i Tessalonicesi ad essere sobri e attenti. Oggi la Chiesa continua a fare questo.”
Eppure non riusciamo a non pensare alla fine del mondo e alle “ultime cose” pur sapendo che le profezie dei Maia e di altri sono infondate…
“Riflettere sulle “ultime cose” è fondamentale nelle nostre vite da cristiani…Ci ricorda che siamo creature, che siamo mortali e che siamo parte di un piano divino più grande. I cristiani sono chiamati a credere nella bontà del piano di Dio e di sperare in quel piano, cercando nel frattempo di fare del bene e di amare i prossimi come sé stessi. Amore che si esprime attraverso il servizio. Amore che richiede sacrifici e privazioni. Amore che diventa concreto solo se siamo disposti a rimboccarci le maniche per fare la nostra parte.”