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Intervista al giornalista italiano Renzo Allegri, autore del libro recentemente pubblicato "Le due madri di papa Wojtyla"
di Salvatore Cernuzio
Emilia Kaczorowska e Gianna Beretta Molla. Due donne lontane tra loro, nate in epoche e nazioni diverse, accomunate però da una fede così forte e radicata che le ha portate a fare la stessa scelta: anteporre la vita di un'altra persona alla propria.
I frutti benèfici di questa decisione li abbiamo vissuti noi tutti. Uno di questi si chiama Giovanni Paolo II, il Papa che ha dato luogo ad uno dei Magisteri più straordinari della storia dell’umanità, grazie ad una spiritualità profonda forgiata dall’insegnamento e dalla testimonianza di queste due “mamme”: una nella carne e una nello spirito.
ZENIT ha parlato di tutto questo con il giornalista, scrittore e critico italiano Renzo Allegri, autore di famose opere come “Il Papa di Fatima” e "Padre Pio un santo tra noi" e di “Le due madri di papa Wojtyla” recentemente pubblicato. Presentando il suo nuovo libro, Allegri ha offerto anche un’articolata riflessione sull’importanza del ruolo della donna, della trasmissione della fede e del valore della vita umana. Di seguito la prima parte dell’intervista.
Le due mamme di papa Wojtyla del titolo del libro sono la madre naturale del Beato - Emilia Kaczorowska - e Santa Gianna Beretta Molla. Che relazione c'è fra le due donne?
Renzo Allegri: Gianna ed Emilia sono legate da un preciso dato di fatto: sono due donne che avevano creato una famiglia cristiana esemplare, dentro la quale vivevano santamente. Ad un certo momento sono state chiamate a fare una scelta difficile, eroica, e tutte e due non hanno esitato ed hanno sacrificato la propria vita per quella del bambino che portavano in seno.
La storia di Gianna è conosciuta perché accaduta in tempi vicini al nostro e perché Gianna è stata recentemente dichiarata santa dalla Chiesa; mentre la storia di Emilia non la conosce praticamente nessuno. Si sa che fu la madre di Giovanni Paolo II, che morì quando il futuro Papa aveva soltanto nove anni, e poche altre informazioni. Anche Giovanni Paolo II non ha quasi mai parlato di sua madre. Ma da piccoli dettagli, brevi racconti di persone che l’hanno conosciuta, fuggevoli accenni in conversazioni o interviste, si ricava che Emilia era una mamma cristiana esemplare e, come Gianna Beretta ha dovuto, ad un certo momento, fare una scelta eroica. E non ha avuto esitazioni a sacrificare la propria esistenza per la vita del figlio. Karol Wojtyla sapeva tutto questo. Elevando alla gloria degli altari Gianna Beretta, pensava anche a sua madre che, come Gianna, aveva fatto la stessa scelta eroica.
Qual è dunque l’intento del suo libro?
Renzo Allegri: Di focalizzare la riflessione dei lettori sul fatto che le mamme sante non sono solo quelle che vengono ufficialmente proclamate tali dalla Chiesa. Ce ne sono tante altre, che vivono nel nascondimento e nel silenzio la loro fede in Dio, compiendo, a volte, anche scelte eroiche che non sono eclatanti perché non hanno conclusioni drammatiche immediate. È il caso, appunto, della mamma di Giovanni Paolo II, ma ci sono tanti altri casi anche nel nostro tempo. Basta pensare a quelle mamme che, da esami clinici, vengono a conoscere che il bambino che portano un grembo ha gravi problemi, sarà disabile e quindi non sarà mai una persona normale. Si sentono consigliare l’aborto, ma non ascoltano, abbracciando in questo modo un calvario doloroso e interminabile. Sono mamme sante, come Gianna e come Emilia.
L'ultima, in ordine cronologico, è stata la giovane romana Chiara Corbella Petrillo, scomparsa a giugno. Lei ha seguito la sua vicenda? Cosa pensa a riguardo?
Ho seguito la storia di Chiara Corbella Petrillo. È certamente un’altra Gianna Beretta Molla. Penso che sarà proclamata santa perché la sua scelta eroica finale, sacrificare la propria vita per il bambino che aveva in seno, è stata una conseguenza logica con il suo normale modo di vivere alla luce della fede cristiana. Sono esempi luminosi, che nessuna critica, nessun atteggiamento scettico riescono a spegnere.
In una società cinica come quella attuale, di fronte a questa e ad altre storie simili si è parlato spesso di “incoscienza”, "esaltazione religiosa", "follia" o addirittura “egoismo”. Qual è, secondo lei, il vero messaggio della testimonianza di queste donne?
Renzo Allegri: Queste mamme, con le loro scelte eroiche, richiamano l’attenzione sulla “verità” e sulla “vera importanza” della vita umana. Oggi, il problema della vita è di grande attualità. Se ne discute continuamente sui giornali, alla televisione, su Internet, su tutti i media e anche nelle famiglie. La tesi preponderante e dilagante in questo nostro tempo è, purtroppo, quella che fa capo a una corrente pseudo-scientifica atea. Le posizioni della Fede cristiana sono quasi ignorate nei media, quando non ridicolizzate come appartenenti a un mondo sorpassato. E le conseguenze di questa massiccia propaganda sono drastiche, perché coinvolgono anche persone che si ritengono cristiane.
L’insegnamento della Fede Cristiana su questo argomento è chiarissimo e non ammette deroghe perché la verità è una sola, non può essere cambiata mai. Non si tratta di verità “scientifica”, ma di “verità rivelata” da Dio, quindi, per il credente, “assoluta”. Verità che, tra l’altro, è chiaramente spiegata nel “Catechismo della Chiesa Cattolica”, al capitolo primo, paragrafo 6, e si può riassumere in queste due affermazioni:
“Dio ha creato l’uomo e lo ha creato a propria immagine e somiglianza”
“L’anima spirituale non viene dai genitori, ma è creata direttamente da Dio ed è immortale”.
Cosa significano queste due affermazioni?
Renzo Allegri: La prima spiega “chi è” veramente la persona umana nella visione cristiana: cioè un essere che, essendo simile a Dio, ha una dignità immensa, un valore inestimabile, una vita, la sua, che ha avuto un inizio e non avrà mai più fine. La seconda rivela un dettaglio, sul quale raramente ci si sofferma a riflettere: “la trasmissione della vita”. Dio ha creato l’uomo, maschio e femmina, affidandogli il compito di trasmettere la vita. Ma non “tutta” la vita!
I genitori trasmettono al proprio figlio la parte fisica della persona e quella psichica, anche lo spirito vitale. L’anima, però, cioè quel principio che rende l’uomo simile a Dio, viene creato direttamente da Dio, caso per caso, perché ogni essere è unico. Perciò, all’origine di una nuova vita umana, non ci sono solo “due” concause, i genitori, ma “tre”: padre, madre e Dio. La nuova vita, quindi, non è proprietà esclusiva dei genitori. Il vero significato delle scelte di Gianna, Emilia, Chiara e di tutte le mamme credenti che, come loro, sono pronte a qualunque sacrificio per testimoniare la vita, ha la sua radice e la sua giustificazione in questa “Verità rivelata”.
Giovanni Paolo II ha dedicato grande attenzione durante il suo Magistero alla figura della donna, al suo ruolo, alla sua vocazione. Su tutte ricordiamo la lettera Mulieris Dignitatem. Quanto ha influito, secondo lei, nel ministero del Papa la propria esperienza personale?
Renzo Allegri: Moltissimo. Karol Wojtyla aveva un concetto elevatissimo della dignità e della vocazione della donna. Lo dimostrano non solo la sua Lettera apostolica “Mulieris dignitatem”, ma tanti altri passi dei suoi libri e dei suoi discorsi. Queste sue convinzioni affondavano le radici nella famiglia, nel ricordo della madre e del padre, che gli avevano trasmesso un patrimonio di valori cristiani straordinariamente solido. Da giovane, durante gli anni del liceo e dell’Università, Karol era adorato dalle coetanee, affascinate dalla sua cultura, dalla sua intelligenza, dal suo talento di attore e dalla sua bellezza fisica. Valori che potevano diventare occasione di smarrimenti, ma non accadde. Con le sue coetanee, in quegli anni giovanili, Karol visse una stagione felice e incantata. Era guidato da un singolare intuito poetico illuminato dalla fede, che gli permetteva di vedere, oltre la barriera delle apparenze fisiche, la grandezza e il mistero di ogni persona e soprattutto la grandezza e il mistero della donna. Questi “valori”, Karol Wojtyla giovane li meditò e li approfondì nelle sue composizioni poetiche e in quelle drammaturgiche, come “La bottega dell’orefice”. In seguito, quando divenne sacerdote, poi vescovo e quindi Papa, quelle intuizioni poetiche divennero sostanza di fede e insegnamenti supremi.
Di Emilia Kaczorowska, la mamma di Giovanni Paolo II, si conosce ben poco. Non si hanno informazioni precise su di lei e lo stesso Papa fu sempre molto riservato riguardo alla sua famiglia. Come ha fatto, quindi, a ricostruire la storia di Emilia nella seconda parte del suo libro?
Renzo Allegri: Come giornalista inviato speciale nel settimanale dove allora lavoravo, iniziai a interessarmi di Karol Wojtyla fin dal giorno della sua elezione a Pontefice. Il giorno successivo, 17 ottobre 1978, ero già a Roma per ricostruire la storia del nuovo Papa. Intervistai diversi polacchi che lo conoscevano bene. Fui molto colpito dal fatto che da giovane era stato un attore, un drammaturgo, un poeta e che aveva continuato a scrivere e a pubblicare poesie anche da vescovo e da cardinale. Conobbi scrittori polacchi che lavoravano nel settimanale cattolico “Tygodnik Powszechny” e nel mensile “Znak”, dove anche Karol Wojtyla pubblicava la sue poesie con lo pseudonimo di Andrzey Jawien. Questo passato singolare di Wojtyla mi affascinava e mi chiedevo da quale famiglia provenisse. Cominciai a cercare notizie, ma nessuno era in grado di darmele in quanto Karol Wojtyla aveva perduto la mamma a nove anni, il fratello a undici e il papà a 21. Scrissi in seguito moltissimi articoli su Papa Wojtyla, e ogni volta che intervistavo qualcuno che lo aveva conosciuto, chiedevo notizie della sua famiglia e in particolare di sua madre. Così, poco a poco, raccogliendo piccoli fatti, brevi accenni, briciole di ricordi ho potuto mettere insieme un quadro biografico abbastanza preciso.
Nel corso delle sue ricerche ha avuto modo di venire a contatto con informazioni sugli altri familiari del Beato?
Renzo Allegri: Sì, facendo queste ricerche ho scoperto interessanti notizie non solo su mamma Emilia, ma anche su suo padre, il capitano Wojtyla il quale, rimasto vedovo, si dedicò totalmente all’educazione del figlio diventando per lui papà e mamma e fu preziosissimo per la sua formazione interiore. Ho anche avuto modo di conoscere il fratello di Karol Wojtyla, Edmondo, altra straordinaria figura di autentico santo che ha avuto un peso grande nella vita di Karol. Come la madre, anche Edmondo aveva sacrificato la propria vita per salvare una persona. Nel 1932, era un giovane medico cardiologo, che lavorava nell’ospedale di Bielsko. In quell’ospedale venne ricoverata una ragazza di 21 anni, Anna, colpita da scarlattina scettica, malattia infettiva mortale a quei tempi. Per questo venne messa in isolamento e praticamente abbandonata dai medici che temevano il contagio. Edmondo, anche se la ragazza non faceva parte del suo reparto di cardiologia, si offrì volontario per assisterla. Sapeva che rischiava la vita. E, infatti, fu contagiato e morì, tra atroci dolori, a soli 26 anni.
Una famiglia con la vocazione alla santità insomma....
Renzo Allegri: Esattamente. Tutte queste informazioni che riguardano i genitori di Giovanni Paolo II e suo fratello Edmondo - che io ho poi raccolto nel mio libro “Il Papa di Fatima” - dimostrano come da famiglie che vivono intensamente la fede cristiana nascono dei santi. Questo riguarda anche la famiglia di Gianna Beretta, la "madre" spirituale di Wojtyla. I suoi genitori erano certamente delle persone sante e hanno trasmesso ai loro otto figli una fede solida, tanto che tutti otto, pur appartenendo a una famiglia povera, si sono laureati e hanno poi svolto la loro professione prendendosi cura soprattutto dei poveri. Gianna è già stata proclamata santa, ma anche per un altro suo fratello, Alberto, medico e poi religioso missionario in Brasile, è in corso il processo di beatificazione. www.zenit.org