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Domenica 13 gennaio il cardinale prefetto emerito della Congregazione per i vescovi, Giovanni Battista Re, ha aperto la porta santa della basilica cattedrale di Orvieto dando ufficialmente il via, nella città umbra, al giubileo eucaristico straordinario concesso da Benedetto XVI alla diocesi di Orvieto-Todi nella ricorrenza del settecentocinquantesimo anniversario, nel 2013, del miracolo eucaristico di Bolsena, e, nel 2014, della bolla Transiturus de hoc mundo, con la quale  Urbano IV istituì la solennità del Corpus Domini. Pubblichiamo ampi stralci dell’omelia pronunciata dal porporato.

«Vibra nell’animo di ciascuno di noi la memoria di una data lontana nel tempo settecentocinquanta anni, quando a Bolsena, nel 1263, ebbe luogo uno dei più celebri miracoli eucaristici e quando nell’anno successivo, qui a Orvieto, Papa Urbano IV, con la promulgazione della bolla Transiturus, ha istituito per la Chiesa universale la festa del Corpus Domini, che da tre anni si celebrava a Liegi, in Belgio, dando così estensione nell’intera Chiesa al culto pubblico e solenne dell’eucaristia. Per ricordare il 750° anniversario di questi due eventi, Benedetto XVI ha concesso che si celebri un giubileo eucaristico di due anni, durante i quali non soltanto i fedeli della diocesi di Orvieto-Todi ma anche i pellegrini che qui converranno da tante parti e attraverseranno la porta santa di questa basilica o di quella di Bolsena potranno beneficiare, alle consuete condizioni, dell’indulgenza plenaria giubilare. Questa basilica cattedrale, grande monumento di fede e di arte, splendida nelle sue linee architettoniche e famosa per la sua facciata, è nota nel mondo intero perché custodisce il corporale del miracolo avvenuto a Bolsena e portato il giorno dopo al Papa, che qui soggiornava insieme con la corte pontificia.

L’apertura della “porta del giubileo” qui a Orvieto questa sera, come già il 6 gennaio a Bolsena, è ricca di significato e ci invita a vivere questo periodo giubilare, aprendo le menti e i cuori al grande mistero dell’eucaristia. Siamo chiamati a celebrare con fede l’incomparabile dono della presenza di Cristo sotto i veli del pane e del vino. L’eucaristia è Cristo che si dona a noi e che ci consente di entrare in comunione con lui. Mediante il sacramento dell’eucaristia Dio è sempre con noi: abita in mezzo a noi. La fede ci assicura che Cristo, mediante i segni del pane e del vino, è realmente con noi in corpo, sangue, anima e divinità. Questa non è un’affermazione vuota, non è suggestione, non è fantasia: è realtà. Sì, una realtà misteriosa, cioè di ordine diverso da quello della conoscenza derivata dall’esperienza dei sensi, ma è realtà garantita dalla parola di Dio. È una realtà che è raggiungibile soltanto mediante la fede.

L’eucaristia è un punto nodale della nostra fede. L’avere o non avere fede non è qualche cosa di marginale o di irrilevante nell’esistenza umana, ma è questione essenziale in ordine alla salvezza eterna, e altresì per una vita umana serena su questa terra. Il male più grande che ci possa capitare è la perdita della fede per le gravi conseguenze che la mancanza di questo fondamentale valore porta con sé. Questo è il vero problema del nostro tempo: la mancanza di fede. E il peggio è che questa mancanza di fede in Dio non è avvertita come una mancanza».

 

2013-01-15 L’Osservatore Romano

 

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