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MAZZARINO (CL) Grande eco ha avuto nei media la notizia che i cappuccini della Provincia religiosa di Siracusa, in seguito all’inesorabile necessità legata al problema del calo delle vocazioni, che investe tutte le istituzioni religiose, e cioè quella di ridurre le presenze, hanno deciso di chiudere il convento di Mazzarino nel comprensorio nisseno.

Il motivo di tanta attenzione è da ricondurre, nonostante il tempo trascorso, a eventi tragici che videro coinvolti, alla fine degli anni Cinquanta e ai primi anni Sessanta, quattro frati del convento di Mazzarino: Agrippino, Venanzio, Carmelo e Vittorio, implicati in una escalaction di estorsioni, ricatti, delitti, all’insegna dell’ associazione a delinquere di stampo mafioso. Arrestati nel febbraio 1960 e rinviati a giudizio, prima a Caltanissetta fino al processo in corte d’Assise al Tribunale di Messina nel 1962 e poi, nel settembre 1966, a Perugia dove è stata con­fermata la condanna, divenuta definitiva con l’ultimo passaggio in Cassazione nell’otto­bre 1967. I frati, rimasti in due nel frattempo, per l’assoluzione di fra Vittorio e la morte di fra Carmelo, passeranno in carcere un solo anno, usufruendo di un condono di pena. Tuttavia “I frati di Mazzarino” rimasero a lungo al centro di una discussione che, come sempre in Italia, vedeva contrapposti “innocentisti” e “colpevolisti”. Le aule dei Tribunali divennero l’arena per accaniti scontri giuridici, a favore o contro i frati, tra i principali avvocati, penalisti e magistrati allora presenti sulla piazza, come Giuseppe Alessi, Paolo Laterza, Paolo Toffanin, Francesco Carnelutti e Giovanni Leone, ampliati dalla grancassa mediatica del tempo con il saio cappuccino sbattuto in prima pagina. Sui “frati di Mazzarino” è fiorita, inoltre, un’ampia pubblicistica di cui ricordiamo appena La terribile istoria dei frati di Mazzarino, di Giorgio Frasca Polara, edita da Sellerio a Palermo nel 1989.  Nel 2012 il regista Salvo Bonaffini ne ha tratto un film, Pagate fratelli, che ricostruisce, nei luoghi in cui si verificarono, i fatti di cronaca nera che hanno avuto come epicentro, loro malgrado, uno sperduto convento cappuccino dell’entroterra siciliano che oggi chiude i battenti.

 

(fra Giovanni Spagnolo)