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di Pietro Messa, OFM

Onorio III appare come un Papa incolore, schiacciato tra Innocenzo III e Gregorio IX, ma ciò è dovuto soprattutto a vicende storiografiche per cui gli studi si sono concentrati sui primi due, ossia i pontificati di Lotario dei Conti di Segni e Ugo d’Ostia, disattendendo quello di Cencio Romanus (1216-1227).

Ora grazie

È una lettura necessaria per comprendere aspetti nevralgici della Chiesa oggi, non ultimo la mobilità dei vescovi

anche al volume di Christian Grasso Governare con la parola. Papato e crociata durante il pontificato di Onorio III (1216-1227) (Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma, 2021) tale vuoto si sta colmando e di ciò ne beneficiano non poco pure gli studi francescani, che riconoscono sempre più la centralità di Onorio III nella vicenda di Francesco d’Assisi. Quando nell’agiografia, nell’arte, nella filmografia e non ultimo negli studi si parla del rapporto dell’Assisiate con il papato, e in generale con la Chiesa, al centro è posto Innocenzo III. Alla costruzione di questa narrazione certamente ha contribuito lo stesso Gregorio IX, che non casualmente ha canonizzato frate Francesco il 16 luglio, ossia nel giorno dell’anniversario della morte di Papa Lotario dei Conti di Segni. E poi Tommaso da Celano nella Vita beati Francisci, composta tra il 1228 e il 1229, pone in bocca al suo predecessore quanto in realtà scrisse Onorio III nel 1225 e da quel momento le narrazioni successive presenteranno quale Papa di Francesco d’Assisi il pontefice Innocenzo III. Attribuire a Innocenzo III quanto scritto da Onorio III è un’operazione che dà una precisa chiave di lettura della vicenda sia dell’Assisiate che dell’O rdine minoritico. Infatti il tutto è retrodatato di una decina d’anni, per cui si presenta in modo anacronistico già come una re l i - gio, ossia ordine religioso, quanto invece è ancora soltanto la f ra t e r n i t a s evangelica; in questo modo viene meno sia la fase di “sp erimentazione”, in cui la vicenda minoritica era fluttuante, sia l’imp ortanza della Cum secundum consilium con cui nel 1220 Onorio III afferma l’indissolubilità della professione dell’Ordine, segnando un passaggio nella vicenda minoritica. Contrariamente a tale narrazione, si deve prendere atto che tutti i documenti papali inviati a frate Francesco sono di Onorio III e che l’enfasi su Innocenzo III è posta dalle agiografie. Giunti a questa constatazione — che, richiedendo tempo e ricerca, come ogni conversione intellettuale anche negli studiosi non è facile né scontata — ecco che la conoscenza del pontificato di Onorio III risulta fondamentale per comprendere la vicenda dell’Assisiate e dei frati Minori. E proprio nel momento che ciò comincia a essere dato per acquisito giungono gli studi di Grasso che illuminano la vicenda di Fr a n c e s c o . Se costui nel Te s t a m e n t o afferma che abbandonò la mercanzia e l’ideologia cavalleresca in seguito al fare misericordia con i lebbrosi, sta di fatto che non trascorse il resto dei suoi anni nei lebbrosari ma, in una vita itinerante, si incamminò ammonendo ad abbandonare i vizi e vivere secondo le virtù evangeliche mediante una predicazione di tipo morale esortativo. Proprio su questo aspetto della f ra t e r n i t a s “pose gli occhi” Onorio III che fece della predicazione la cifra del suo pontificato. E così i frati Minori entrarono nelle strategie di Papa Cencio e questa scelta, assieme a quella fatta pochi anni prima con i Predicatori, mise le basi per quelli che saranno denominati ordini mendicanti. Quindi vi è un’eterogenesi dei fini che vide i frati coinvolti nella evangelizzazione anche tra i non cristiani, ossia in quell’opera pastorale che solo successivamente sarà denominata missione. In questo modo i frati Minori beneficiarono dell’approvazione e protezione papale, ma d’altro canto furono coinvolti nella tensione tra mandato pontificio e autorità episcopale creatasi con i predicatori della crociata. E tale attrito esploderà dopo qualche decennio, a metà del XIII secolo, con virulenza a Parigi nella disputa tra maestri secolari e ordini mendicanti; un contrasto in cui l’aspetto ecclesiologico non fu secondario come

Papa Cencio si concentrò sull’aspetto della f ra t e r n i t a s facendo della predicazione la cifra del suo pontificato

hanno mostrato gli studi di Yves Congar. Da ciò risalta che il pontificato di Onorio III, soprattutto con le scelte inerenti alla predicazione, innescò processi i cui effetti ambivalenti si fanno sentire ancora oggi nel vissuto ecclesiale. Per questo la lettura della voluminosa pubblicazione di Grasso non solo è auspicabile, ma necessaria per comprendere aspetti nevralgici della Chiesa oggi, non ultimo la mobilità dei vescovi.

(fonte: L’OSSERVATORE ROMANO,  8 settembre 2022)