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C'é ragione d’infinita fascinazione nella Napoli catalana per numerose ragioni: la scarsità e la magnificenza delle architetture sopravvissute – Palazzo De Penne ai Banchi Nuovi, la chiesa di San Giovanni a Mare accanto a Piazza Mercato, l’arco trionfale del Maschio Angioino – ma anche la fioritura culturale eccellente dell’umanesimo napoletano – Sannazzaro e Pontano – e, non meno notevoli, la nascita di istituzioni durevoli e fiorenti, come l’ospedale degli Incurabili e il Monastero delle Trentatré. La Napoli catalana è una luminosa capitale, non la maltrattata perla del vicereame castigliano che diverrà in seguito, colonia e cassa  dell’impero spagnolo.

Quando vi arriva Maria Lorenza Longo nel 1506 i fasti del regno catalano vanno sfiorendo e si prepara la stagione che, inaugurata da don Pedro da Toledo, durerà duecento anni, fra rivoluzioni, carestie e tasse. Come i napoletani sanno bene, Maria Lorenza Longo, da ottobre finalmente Beata a conclusione di un processo iniziato nel 1880, di questa Napoli in transizione è una protagonista assoluta: a lei si deve gli Incurabili, il primo ospedale pubblico d’Europa, non un ospedale per ricchi ma un luogo d’accoglienza per tutti e con speciale attenzione alle donne e alle madri. Così come a lei si ascrive la nascita dell’ordine delle Clarisse Cappuccine che ancor oggi, dopo quattro secoli e mezzo, abita il Monastero di Santa Maria di Gerusalemme, detto delle Trentatré, per la regola da lei istituita, che sancisce appunto a trentatré il numero massimo di sorelle ospitate nel luogo sacro.

Eppure le notizie sulla Beata sono sempre state poche e frammentarie: mancava un’opera che raccogliesse e ragionasse la documentazione radunata nel corso del tempo da teologi e studiose. A questa mancanza risponde finalmente Suor Rosa Lupoli, da alcuni anni giovane abbadessa del Monastero napoletano, con il bel volume edito da Colonnese intitolato “ Dal grido degli ultimi al silenzio di Dio”. Una vita a cavallo fra due secoli, quella della Beata Longo, poiché nasce nel 1463 e muore nel 1539, e fra due regni assai diversi per stile e condotta; una vita tormentata dall’infermità e della malattia – una malattia discussa dalle fonti: avvelenamento da piombo o mercurio con relativa paralisi, forse per artrite reumatoide, l’ipotesi più probabile. Sposa del catalano Joan LLonc ( il cognome che diverrà, italianizzato, Longo), nobiluomo presente nel catalogo dei Reggenti napoletani, guarisce dopo un pellegrinaggio al santuario di Loreto, nel 1509, e da questo momento la sua vita cambia: attende alla fondazione dell’Ospedale nel 1519 – un lungo, costoso lavoro notarile e organizzativo – e un anno prima di morire, nel 1535, alla fondazione del Monastero.

La copiosa quantità di documenti che il volume firmato da Suor Rosa Lupoli contiene è una fonte d’interesse estremo: per il punto fatto sugli studi di Carla Russo, Giuliana Boccadamo e Adriana Valerio sulle clausure femminili del Cinquecento; per il quadro delle riforme interne agli ordini, frutto di continui stimoli spirituali e politici insieme ( l’assedio della città di Napoli da parte delle truppe comandate dal generale Lautrec, che cercando di avvelenare le acque della città finì con l’ammazzare il suo esercito; gli effetti della Riforma luterana); la presenza in città e la storia di ordini potenti, dai Cappuccini ai Teatini all’Ordine di Santa Chiara.

E non meno importante è la nascita, sempre dall’intuizione della Beata Longo, del Monastero delle Pentite, frutto dell’apostolato fra le prostitute, numerosissime in Napoli, specie dopo il trasferimento delle truppe vicereali nei Quartieri Spagnoli, come racconta bene la “ Storia della prostituzione a Napoli” di Salvatore Di Giacomo, illustrando anche l’antica e pervicace diffusione della sifilide chiamata, a seconda dei dominatori, mal franzese, mal spagnolo o mal di Napoli. Le Pentite furono poi, nei secoli a seguire, un’importante risorsa anche per gli Incurabili, che aveva come tutti gli ospedali personale in larga parte religioso, oltre che medici chirurghi e operatori laici.

La morte della Beata Longo è avvolta dai segni della santità e del miracolo secondo numerose testimonianze e ci si domanda come mai il processo di canonizzazione non sia iniziato subito, nel secolo che lei aveva reso glorioso d’iniziative che avrebbero avuto lunghissima vita: un destino femminile collettivo, come è facile immaginare, di oblio e trascuratezza, lo stesso faticoso destino di Orsola Benincasa o di Francesca dalle Cinque Piaghe. Occorre attendere la riscoperta ottocentesca e il disastro post- unitario, con lo svuotamento violento dei monasteri raccontato da Matilde Serao in “ Suor Giovanna della Croce” e l’esproprio delle grandi ricchezze religiose, perché, nel 1880, il percorso conclusosi solo nel 2021, prendesse le sue mosse.

Di questo mondo, ormai invisibile ai più, della sua storia, delle sue consuetudini, dell’attuale vita del Monastero sito nella bellissima e obliata Anticaglia, di una parte così consistente e influente della storia della nostra città, si trova dettagliata notizia in questo libro curato con molto amore, perizia di studio e pazienza. Alle donne, alla loro capacità di accoglienza, alla loro lungimiranza questo libro va dedicato: oggi di apertura a tutto e a tutti ( e a tutte) c’è immenso bisogno.

(fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2022/01/22/news/suor_rosa_lupoli_racconta_vita_e_opere_della_beata_longo-334855472/)