Editoria - Novità editoriali

Gianluigi Pasquale, Il concilio Vaticano II: paradigma della riforma della Chiesa. Il sogno di una Chiesa che verrà, in «Ricerche Teologiche» 29 (2018) n. 1-2, pp. 313-345 [ISSN 1120-8333]

L’articolo si prefigge di raggiungere un duplice obbiettivo e di aprire altrettante piste di ricerca: la ricostruzione storico-critica che ha portato a studiare una nuova forma di Chiesa perennemente in ri-forma, come espressamente richiesto da Evangelii Gaudium (EG) di Papa Francesco, oramai cinque anni or sono; quindi, di osservare se essa, alla pari di Gesù Cristo, il quale si pone effettivamente dalla parte degli uomini, piuttosto che dalla parte di Dio, non potendo assumere la seconda posizione senza, innanzitutto, farsi effettivamente carico della prima. La disamina storica pone in evidenza un effettivo e, oramai, avvenuto cambio di nomenclatura e di «nominazione» in riferimento alla Chiesa: da «mistero» e «popolo di Dio», con il Sinodo dei Vescovi del 1985 si è optato per la scelta della «communio», avviando la riflessione sulla «ecclesiologia di comunione». Dal 2005, dopo il famoso discorso di Benedetto XVI alla Curia Romana (22 Dicembre) il plesso semantico si è focalizzato sull’ermeneutica della riforma e ciò fino alla EG del presente pontificato. Infatti, l’ispirazione escatologica che contraddistingue la Chiesa, e questo è il secondo risultato della ricerca, la mette in condizione di proporre al mondo non solo modelli di vita commensurabili a quelli proposti da altri, ma anche suggestioni radicalmente innovative, capaci di iscriversi in quell’orizzonte utopico dei progetti umani che è congeniale a chi annuncia agli uomini il futuro e la riforma di Dio.

 

 

Gianluigi Pasquale, Dallumanesimo: la ricreazione estetica di una forma povera, in G. Crudo, ed., Andare oltre la povertà delle forme. Le ragioni spirituali e materiali della nascita e dello sviluppo dellOrdine dei Frati Minori Cappuccini, Atti della Gionata di Studio Roma 26 Ottobre 2018, (Bibliotheca Seraphico-Capuccina 106), Istituto Storico dei Cappuccini, Roma 2018 pp. 7-11. Cm 24x17x1,2 [978-88-99702-07-6].

La Prefazione presenta una tesi piuttosto audace: la ri-forma dell’Ordine francescano dei Frati Minori Cappuccini è occorsa in pieno umanesimo (XVI secolo). In quello scenario l’unico modo per andare oltre la povertà delle forme stava nell’interpretarle esteticamente, ricorrendo alla categoria di bellezza, che ogni forma di autentica povertà trattiene, rendendola attraente. La possibilità massima, tuttavia, di raggiungere il bello dell’estetico sta in una parola detta a Dio nella preghiera, ovvero mediante la contemplazione. Questo fenomeno i primi Cappuccini lo capirono e attuarono al meglio, cosicché la prima tesi si può ribaltare anche in una seconda, alla fine della quale, comunque, è meglio lasciare un punto interrogativo: sarebbe stato proprio così l’umanesimo Italiano, senza la Riforma dei Cappuccini?

 

Gianluigi Pasquale, Nella croce Dio è beato per il dono di se stesso. Amore e verità nel pensiero di Mauro Jöhri, in Conferenza Italiana del Ministri Provinciali Cappuccini, ed., Ravvivare la fiamma del nostro carisma. Studi in onore del Ministro generale fr. Mauro Jöhri, (Vita Consacrata 10), Àncora, Milano 2018, pp. 41-71. Cartonato, con bandelle, e prima e quarta di copertina a colori.  Cm 21x14,4x1. € 15. [978-88-514-2059-8].

Il Saggio dell’autore, a differenza degli altri, ricostruisce tutto l’itinerario teoretico e speculativo del teologo Mauro Jöhri a partire dalla sua tesi di Dottorato in Teologia Descensus Dei. Teologia della croce nellopera di Hans Urs von Balthasar (1981), attraverso i numerosi anni dedicati alla Docenza a Coira e a Lugano, in Svizzera, fino agli Scritti del suo generalato (2018). Il pensiero che sporge dalla teologia dell’ex-ministro generale elvetico è una cristologia staurologica, dove soltanto con la Croce si riesce a penetrare nelle profondità della Trinità immanente. La Croce cristiana, tuttavia, gode di questo peculiare «concetto di assolutezza», quella della «libertà dell’amore», che per ogni Frate Minore Cappuccino consiste nel dono della propria esistenza a Dio attraverso il prisma della fraternità.

 

Gianluigi Pasquale, Padre Pio. As cartas do santo de Pietrelcina, (Coleção Testemunhos de Santidade 2), tradução Débora de Souza Balancin, Paulinas, São Paulo 20185. Cartonato con prima e quarta di copertina a colori.  Pp. 232. Cm 13,5x20x1 [ISBN 978-85-356-1836-5].

In occasione del 50° anniversario del transito di San Pio al Cielo (1968-2018), in Brasile viene pubblicata la quinta ristampa avvenuta alla seconda edizione pubblicata nel 2009, dopo la prima che uscì nel 2006, ovvero della traduzione in portoghese dall’originale in italiano: Id., ed., Padre Pio. Le mie stimmate, Le lettere del Santo di Pietrelcina 1 (Collana: il Pozzo 75), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2002. ISBN 88-215-4690-X; e Id., ed., Padre Pio. Vittima per consolare Gesù, Le lettere del Santo di Pietrelcina 2 (Collana: il Pozzo 76), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2002. ISBN 88-215-4695-0.].

Gianluigi Pasquale, Il Lógos cristiano: lunico concetto a sé logico, in G. De Candia – Ph. Nouzille, ed., Sancta morum elegantia. Stile e motivi di un pensare teologico. Miscellanea offerta a Elmar Salmann, (Studia Anselmiana 177), Edizioni Studia Anselmiana, Roma 2018, pp. 169-185. [ISBN 978-3-8306-7920-2].

Questo studio viene pubblicato nel volume miscellaneo voluto in occasione del 70° genetliaco del Teologo Benedettino Tedesco Elmar Salmann OSB, dell’Abbazia di Gerleve (Germania), la cui intera esistenza è stata dedicata alla Docenza in Roma. Di Salmann, l’autore evidenzia la dipendenza dalla filosofia della Scienza della Logica di G.W. F. Hegel (1770-1831). In molte opere di Salmann, infatti, sporge la consapevolezza che la riscossa dello Spirito intentata dal filosofo di Stoccarda fu un’occasione. Per nulla affatto in rotta di collisione con l’umanesimo del Lógos cristiano. Anzi, una «grande occasione mancata» per la teologia, come ha indicato Karl Barth (1886-1968). Mancata da Hegel, certo. Ma pure, sembra indicarci Salmann, anche da noi. Perché Hegel ci insegna che la conoscenza di Dio – o dell’Assoluto – è qualcosa di «agevole». Noi possiamo conoscere Dio, e lo conosciamo.  Anzi, secondo Salmann, Hegel – e anche l’autore – l’atteggiamento di rinuncia a conoscere Dio è in diretta opposizione a tutta la natura della religione cristiana.

 

 

Paolo Rodari, Eurosia. Come un fiore di campo. Introduzione di Gianluigi Pasquale OFM Cap., Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2018. Pp. 160. Cartonato, con doppie bandelle, 24 foto a colori in sedicesimi. Cm 20x12,5x1,5. € 18. [ISBN 978-88-892-2157-40].

Donna, sposa, mamma, santa e catechista, la Beata Eurosia Fabris Barban (1866-1932) è una figura sempre più presente nella devozione popolare, come esempio di madre impegnata nell’educazione dei figli e dei giovani insieme. Come scrive padre Gianluigi Pasquale nella Prefazione, Eurosia «sembra aver vissuto in anticipo i quattro “suggerimenti” che papa Francesco, nell’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, afferma essere l’autentico tracciato che ha reso tali i santi: contemplare Dio perché ci affascini ancora; riprendere l’entusiasmo di annunciare il Vangelo di Gesù; gustare l’amicizia con l’eterno Figlio di Dio, riposando nel suo Spirito e, infine, spendere la propria esistenza per cercare unicamente la gloria di Dio Padre». In questa biografia, splendidamente scritta da Paolo Rodari, Vaticanista de «La Repubblica», la figura di Eurosia risalta in tutta la sua grandezza e il lettore viene affascinato da una donna capace di parlare a tutti gli uomini e le donne, fedeli e non.

 

 

Gianluigi Pasquale, Si invoca allo sfavillare dellesistenza e al suo tramonto, Introduzione di Gianluigi Pasquale OFM Cap., Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2018, pp. 11-22. Cartonato, con doppie bandelle, 24 foto a colori in sedicesimi. Cm 20x12,5x1,5. € 18. [ISBN 978-88-892-2157-40]. È il testo dell’Introduzione alla nuova biografia della Beata Eurosia Fabris Barban (1866-1932) di Paolo Rodari, Vaticanista de «La Repubblica», dove si pone l’attenzione sul fatto che il nome evocato all’inizio e alla fine dell’esistenza di ciascuno è quello di «mamma». Nel caso di «Eurosia» si salda con il profumo della casa di «Eurosia», contraddistinto da un impareggiabile amore per i bimbi di cui Ella si prese cura: di adozione, ricevuti in dono da Dio dal matrimonio con Carlo, di affido. Rosa, secondo Paolo Rodari, come un fiore di campo, ci insegna che Dio ascolta soprattutto la voce dei bambini, anche quando sono vecchi, da ché i fiori non hanno età, nel campo della terra senza il male, in cui siamo nati.

 

Gianluigi Pasquale, San Francisco de Asís: Un método justo de no-violencia, in «Espíritu y Vida. Revista del Instituto Franciscano de Teología» 32 (2017/2) n. 2 (Julio-Diciembre), pp. 62-75. Tracucción del original italiano de Fr. Jorge Rodríguez Vázquez OFM].

Lo studio mira a illustrare il metodo peculiare di non-violenza utilizzato da San Francesco d’Assisi e, per questo, a lui propriamente originale e, dunque, non analogabile a quello di altre religioni. Francesco, infatti, non ha propinato una tattica della non-violenza, ma è stato in se stesso un uomo di pace, alieno alla/dalla violenza. Se di non-violenza, tuttavia, in San Francesco si vuole parlare, si noterà con sorpresa come ad essa egli si fosse addestrato rapportandosi innanzitutto con il creato («frate» lupo) e i «frati» ladroni. Francesco impara ad essere non-violento dagli atomi di bontà depositati dal Creatore nell’intelaiatura di quella creazione che, in prima battuta, sembrerebbe la più violenta: ladroni e lupi selvatici. Il dispositivo esistenziale utilizzato da San Francesco per la non-violenza, dunque, non consiste nell’acuire le contraddizioni, né nel pescare dalla torbida volontà di potenza che alberga surrettiziamente nello scenario contemporaneo. Al contrario, il Poverello suggerisce di far leva sulla propria libertà perché l’uomo attinga dalla misericordia che lo circonda quell’energia che lo abilità ad essere vera immagine di Dio creatore e sommo bene.

 

Gianluigi Pasquale, ed., 365 giorni con santAntonio di Padova, Edizioni Messaggero, Padova, Padova 2018. Cm 16,5x11,5x2. Pp. 448. € 16. Cartonato a colori con copertina rigida [ISBN 978-88-250-4558-1]

Si tratta della una preziosa collezione dai «Sermoni» del Santo più conosciuto al mondo, 365 testi scelti dalle pagine più intense di sant’Antonio di Padova (1195-1231), opportunamente assegnati ai diversi giorni dell’anno in naturale sintonia con le celebrazioni dell’anno liturgico. Sant’Antonio è il «Santo» per antonomasia, il più conosciuto e amato dalla gente, a tal punto che non è necessario nemmeno precisarne il nome. Venne proclamato santo da papa Gregorio IX soltanto un anno dopo la sua morte e Dottore della Chiesa nel 1946. Nel 1222 aveva ricevuto il permesso di predicare in tutto il nord Italia, attività in cui spese le sue migliori energie e grazie alla quale abbiamo i famosi Sermones, che con questa pubblicazione vengono offerti al grande pubblico nella forma di «breviario quotidiano».

 

 

Gianluigi Pasquale, San Francesco e il Sultano. Un modello per il dialogo, in «Città di Vita» 73 (2018) n., pp. 59-71. [segnalato in FIF].

La diffusione globale del terrorismo jihadista e la guerra allo stato islamico del Medio Oriente, nonché l’aumento della presenza di mussulmani in Italia rende cruciale la questione della coesistenza tra due realtà molto diverse. Dopo 800 anni, che valore assume questo singolare incontro tra il Poverello di Assisi e il Sultano d’Egitto? Dopotutto, è uno dei più straordinari gesti di pace nella storia del dialogo tra cristiani e musulmani, che aiuta a riflettere sulle attuali prospettive dell'incontro tra le due religioni. Mentre l’odio scorre sulle rive del Mediterraneo, la conversazione tra San Francesco e il Sultano è caratterizzata da cortesia, rispetto e dialogo. Questo articolo è riflette soprattutto sugli ultimi due anni. Rispetto a quanto avviene oggi sulle coste del Mediterraneo, la conversazione tra San Francesco e il Sultano (fu) ed è caratterizzata da cortesia, rispetto e dialogo, godendo, quindi, di un’inaudita attualità.
 

Gianluigi Pasquale, Soggetti e luoghi della teologia oggi. Prov(oc)are oltre le «Scuole», in «Credere Oggi» 38 (2018) n. 6/228, pp. 53-67 [ISBN 978-88-250-4690-8]

Nella consapevolezza di quanto sia improbo oggi l’impresa di attuare un ricognizione delle «Scuole Teologiche» – se ancora possono venire rubricate sotto questa accezione – e, soprattutto, di delinearne l’identità, l’articolo nuove da un approccio radicalmente diverso, in dal momento che si intende parlare di scuole di teologia nello scenario contemporaneo tardomoderno. E, quindi, da un approccio completamente nuovo. Vengono, per questo, individuati i soggetti e i luoghi dove possa germinare una scuola teologica per una «Chiesa in uscita», nel senso di «rivolta-a», ma anche nella piena consapevolezza che essa si sta numericamente assottigliando, anche nelle scuole teologiche. Questi sono i quattro binomi, da interpretarsi costruttivamente tramite la combinazione di soggetto e luogo. Con il primo si nota la necessità di avere dei soggetti (teologhe e teologi) che sappiano discernere la storia nel dipanarsi della sua attuale storicità. Con il secondo una «scuola di teologia» dovrebbe essere impregnata di umanità – nell’accezione più comune del buonsenso – affinché possa creare un ambiente in cui si fiuta esserci misericordia, dove, cioè, nella «ratio fidei» ci si metta anche il cuore. Il terzo plesso o binomio chiede alle teologhe e ai teologi di essere dei testimoni narranti la Sacra Pagina, con lo studio, con la ricerca, ma anche con l’autoconvincimento della propria biografia. Non solo della bibliografia. L’ultimo binomio punta all’ultima possibilità rimastaci perché le scuole di teologia non entrino in delìquio: la coscienza che «si fa» teologia perché chiamati alla santità, e viceversa, pienamente innestati nel tessuto di una Chiesa, possibilmente locale.

 

Gianluigi Pasquale, Eurosia Fabris Barban: poter essere madre in tre modi», in «Beata Mamma Rosa. Madre di famiglia e di sacerdoti» 3 (2018) n.1-2-3, pp. 5-6 [ISSN 2531-8764].

L’articolo pone l’attenzione sul dettaglio, comune a ogni uomo e donna, per cui il nome evocato all’inizio e alla fine dell’esistenza di ciascuno è quello di «mamma». Durante l’esistenza evocato soprattutto nei momenti di difficoltà o di emozione. Nel caso della Beata «Eurosia Fabris Barban», di cui l’Autore è pronipote, ciò si intravede nell’impareggiabile amore per i bimbi di cui Ella si prese cura: quelli di adozione, quelli ricevuti in dono da Dio dal matrimonio con Carlo Barban, quelli di affido. «Rosina», come è chiamata dai devoti, espresse, dunque, la propria maternità in tre modalità integratesi, da ché non esiste solo quella «naturale», bensì anche quella spirituale, che può essere o di adozione e di affido.

 

Gianluigi Pasquale, Angeli e demoni in Padre Pio. Il mondo interiore del santo stigmatizzato, Postfazione di Giovanni Spagnolo OFM Cap., La Fontana di Siloe-Lindau, Torino 2019. Cartonato con doppie bandelle. Pp. 340. Cm 21x14x2. € 19,5 [ISBN 978-88-6737-108-2]. [segnalato in FIF].

Primo sacerdote, nella storia universale, a ricevere il segno visibile delle stimmate (nel 1918), Padre Pio porta nel cuore anche un fascinoso mondo interiore, popolato di angeli e demoni. Luminoso, per la parte degli angeli, impietoso, per quella dei demoni. Come del resto accade a ciascuno di noi. A giudizio dell’Autore, proprio questa dialettica di visibile e invisibile restituisce completamente la figura dello stigmatizzato del Gargano e permette di comprendere tensioni e contrasti nati intorno alla sua persona. Attraverso un meticoloso studio dell’Epistolario – in particolare delle lettere dove balugina, accanto al candore del giovane frate in dialogo con gli angeli, il tremore per quel Maligno che gli si poneva di frammezzo – questa ricerca mostra come il mondo interiore di Padre Pio esprima pienamente il segreto linguaggio del nostro «io profondo» e apra alla conoscenza e alla comprensione della sua inavvicinabile statura storica, morale e spirituale, oltre che della sua intensa esperienza di sofferenza e del suo rapporto di comunione con il Signore.

 

Gianluigi Pasquale, Natura e cultura. Un possibile riscatto dalla téchne, in «L’Italia Francescana» 93 (2018) nn. 1-2, pp. 35-49. [ISSN 0391-7509]

L’articolo, pubblicato all’interno del numero monografico tematico «La grazia suppone la cultura», studia il tracciato culturale all’interno quale è scivolato l’intero Occidente, focalizzato nel rischio che l’idea culturale di salvezza inserita dal cristianesimo nell’ambiente vitale (Mitwelt) si abbassi ad essere considerata come un semplificato contorno (Umwelt) naturale, ove si osservi l’avvicendarsi di istituzioni e di regni ecclesiastici, anziché il tempo salvato durante il quale il popolo di Dio confessa quest’ultimo e lo celebra nella ferialità. Il pericolo sta nel fatto che la Chiesa possa perdere quel brevetto di salvezza che la téchne ha evocato a sé quale unico possibilità di salvezza. La soluzione proposta si osserva nel riscatto proveniente dalla natura di «leopardiana» memoria, la quale ripristina nell’uomo essere culturale il «principio di responsabilità». Con esso l’essere creato libero che l’uomo è può accorgersi che la salvezza gode di esteriorità, ossia può ancora provenire dalla grazia di Dio, che, dunque, presuppone un cultura non solo meramente tecnica.

 

Gianluigi Pasquale, Apparizioni e «visioni» private: ricognizione teologica alla luce del caso di Fátima (1917-2017), in «Città di Vita» 73 (2018) n. 6, pp. 592-602 [978-88-596-1932-1]

L’articolo ricostruisce il percorso magisteriale (l’insegnamento dei vescovi e dei papi) e teologico inerente le «apparizioni» in genere. Si cominciò a interessarsi a questo tema specifico soltanto dopo san Pio X (1835-1914) e, più precisamente, con Pio XII (1876-1958) e san Giovanni Paolo II (1920-2005), il quale indicò ai fedeli la possibilità di credere alla veridicità di taluni fatti, inerenti le apparizioni mariane. Con la finezza che gli è propria, il futuro Benedetto XVI (*1927), trattando assieme visioni private e apparizioni, fu molto esplicito nel ribadire che entrambe non appartengono al «deposito della fede» (le verità del cristianesimo) e che il loro ruolo non è quello di «completare» la Rivelazione, bensì di «aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica», come recita appunto il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC n. 67). L’articolo spende una parola però, anche per l’uomo o la donna soggetto che «vede» perché il fenomeno delle visioni e delle rivelazioni private in generale è radicalmente diverso dalle apparizioni con le quali Gesù Cristo risorto si mostrava vivo ai suoi discepoli (At 1,3). Le apparizioni mariane di Fátima, sulla base di quanto finora dimostrato, puntano a un effettivo cristocentrismo. E deve essere questo il vero motivo per cui Papa Francesco (*1936) ha deciso, recentemente, di dichiarare santi Giacinta e Francesco.

 

Gianluigi Pasquale, Nicola: quel campione che rese il presente un frammento di eternità, in C. Bonaldi, Il mediano di Dio. Nicola e la sua inguaribile voglia di vivere, (Libroteca Paoline 227), Presentazione monsignor Pierantonio Pavanello, Prefazione Gianluigi Pasquale OFM Cap., Edizioni Paoline, Milano 2019, pp. 9-11 [consistenza volume Pp. 340. Cm 21x13x2. € 12 [ISBN 978-88-315-5098-7].

Si tratta della «Prefazione» al volume biografico, scritto con competenza, cura e passione, dal saggista Cristian Bonaldi (*1975, Serina (BG)) su Nicola Perin (1998-2015), un giovane di Borsea (RO), morto a causa di una rara forma di leucemia al nosocomio di Rovigo la notte di Natale del 24 Dicembre 2015. Prima di morire, Nicola chiese al papà Roberto, presente fr. Gianluigi Pasquale: «papà, aiutami a fare il segno della croce». Grande appassionato di Rugby, di cui è stato anche campione per la propria fascia di età, ma soprattutto devoto di San Pio da Pietrelcina (1887-1968), Nicola, assieme ai suoi genitori Roberto e Adriana, ancora nel 2013 volle entrare in contatto con il nostro confratello fr. Gianluigi Pasquale, intanto trasferitosi proprio nel 2013 nel nostro Convento dei Cappuccini di Rovigo. Dopodiché iniziò il lungo calvario nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell’Ospedale di Padova, fino all’ultima confessione occorsa a Borsea (RO) il 3 Dicembre 2015, quando Nicola rivelò a fr. Gianluigi i «tre segreti della storia». Dopo il suo «transito al Cielo», si è diffusa un’incredibile inspiegabile devozione a questo «mediano di Dio»: per esempio in Veneto, nel Lazio e in altre regioni italiane. «Dettaglio» che anche il vescovo di Adria-Rovigo S.E.R. Mons. Pierantonio Pavanello rubrica nella sua «Presentazione».

 

Gianluigi Pasquale, Libertà e grazia in Romano Guardini. Interpretazioni etiche, in «Studium. Romano Guardini. A cinquant’anni dalla morte» 114 (2018) n.6, pp. 853-867. Edizioni Studium, Roma 2018 [ISSN 0039-4130]. Cm 21x15x2. € 16 [ISBN 978-88-382-4715-6].

La ricerca studia il concetto di «persona» negli Scritti di Romano Guardini, che per lo scenario culturale contemporaneo assume tratti di indubbia originalità. E questo per un triplice ordine di ragioni. Innanzitutto, perché la persona è, secondo il filosofo italo-tedesco, costituita dalla relazione aperta all’altro-da-sé e a Dio, quindi un essere-persona identificabile ben oltre ciò che è circoscrivibile come individuo o soggetto. In secondo luogo, perché la persona sa di essere plasmata di quella libertà capace di provocare gli avvenimenti e, quindi, di assumerne il peso di responsabilità, compiendo il bene che deve fare. Ne risulta, in terzo luogo, una natura di persona che è tale quale costrutto gratuito della grazia di Dio, giacché l’entità figurale della persona è, in fondo, il proprio esistere per Dio. In limine, questa ricerca dimostra chiaramente che la «persona» in Guardini, rapportata alla libertà e alla grazia che la contornano, si presenta quale entità «formale» e non solo figurale, a tal punto che, proprio per questo, l’antropologia cristianamente connotata dell’umano può ancora esibirsi un autentico «investimento etico».

 

Gianluigi Pasquale, Fede e ragione. Rischio di un fenomeno saturo nella postmodernità, in «Ricerche Teologiche» 30 (2019) n. 1, pp. 9-27 [ISSN 1120-8333].