Franciscan Media Center | Betlemme, 13 settembre 2011
Dopo essere rimasto chiuso per 26 anni, nei giorni scorsi ha riaperto le sue porte l'«asilo accanto al muro». È situato nel campo profughi palestinese di Aida, nei dintorni di Betlemme. Tra le francescane del Cuore Immacolato di Maria che lo gestiscono anche suor Rosanna Nava, scampata a un grave incidente stradale nel dicembre scorso.
Capitolo delle Stuoie dei francescani conventuali in USA
Ordine dei Frati Minori Conventuali, La Segreteria generale, Roma 31 luglio 2011.
Dal 27 al 30 giugno, molti frati della CFC si sono riuniti presso la “Xavier University” di Cincinnati, Ohio, per il Capitolo delle Stuoie.
Più di 260 frati delle cinque Provincie degli USA, della Custodia canadese e di altre circoscrizioni (Costa Rica, Messico, India, Polonia e Vietnam) hanno partecipato alla presentazione delle attuali tendenze teologiche e delle risposte francescane alle medesime.
Fra' Beppe quaranta anni di "Fraternità" (di Fabiana Bussola)
Era il 1965 quando in Italia s’inauguravano l’Italsider e il traforo del Monte Bianco, la sonda Mariner 4 raggiungeva per la prima volta Marte e si chiudeva il Concilio Vaticano II. Quell’anno fu l’inizio per fra’ Beppe Prioli del suo cammino tra i “vuoti a perdere” e della sua scelta di vita. Vivere da volontario per e nel carcere, essere il ponte tra il dentro e il fuori delle celle. La scintilla, un articolo di Famiglia Cristiana, in cui legge la notizia di una condanna all’ergastolo di un coetaneo.
Il 7 giugno 2011 a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, si è inaugurata la casa di Postulato della Fondazione N. D. des Anges, dipendente dalla Provincia S. Benoit l’Africain del Congo. Una tappa importante per la giovane Fondazione, formata da sette frati missionari (quattro polacchi, due congolesi e un colombiano).
Visita fraterna in tre entita’: a Recife,a Bacabal e a Floriano
Dal 3 al 10 giugno il Ministro Generale OFM, Fr. José Rodríguez Carballo, ofm, accompagnato dal Definitore generale Fr. Nestor Schwerz, ofm, ha visitato la Provincia di San Antonio (Recife), dell’Assunzione (Bacabal) e la Fondazione Nostra Signora delle Grazie (Floriano), in Brasile.
Il «nuovo Egitto», un parto difficile (foto e testo di Giuseppe Caffulli)
Nell’Egitto che vuole cambiare, la settimana che si è appena aperta potrebbe segnare una tappa importante. Una commissione giuridica del Consiglio supremo delle forze armate presenterà al Consiglio dei ministri un nuovo testo di legge sull’esercizio dei diritti politici. Si tratta della legge che, se approvata, dovrà regolare le prossime elezioni politiche di settembre e le presidenziali previste all’inizio dell’anno prossimo.
Le mie condizioni per negoziare la pace (di Giampiero Sandionigi )
Milano - Ieri pomeriggio, 24 maggio, il Congresso degli Stati Uniti ha salutato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con un’autentica ovazione. Deputati e senatori, in piedi, gli hanno tributato un prolungato applauso. Il discorso era atteso da mesi, ma non ha regalato piacevoli sorprese.
Il premier ha adottato un’oratoria efficace per parlare a un’assemblea che avvertiva amica. Ovviamente ha rimarcato più volte i saldi legami tra il suo Paese e gli Stati Uniti («Israele non ha migliore amico che l’America, l’America non ha migliore amico che Israele»… «Molti si affrettano a condannare Israele quando si difende dagli emissari iraniani del terrore. Voi no, l’America si comporta diversamente»… «In un Medio Oriente instabile, Israele è l’unica ancora di stabilità. In una regione dalle alleanze mutevoli, Israele resta l’incrollabile alleato dell’America»).
Come gli succede non di rado quando parla in pubblico negli Stati Uniti, pochi minuti dopo aver preso la parola Netanyahu è stato contestato da una giovane voce femminile (quella di Rae Abileah una militante di Codepink, coordinatrice delle campagne per il Medio Oriente dell’organizzazione femminile pacifista) che si è levata urlando dal settore del pubblico, ma che è stata subito zittita. I parlamentari hanno applaudito nuovamente il loro ospite che ha ripreso il discorso con un’ovvia glossa: «In casi come questo mi rallegro delle nostre democrazie. In un parlamento come quello iraniano simili episodi non potrebbero accadere».
Il premier israeliano ha poi dedicato una parte del suo intervento alle rivolte arabe in corso da inizio anno in vari Paesi dell’Africa mediterranea e del Medio Oriente: «Milioni di giovani sono determinati a cambiare il proprio futuro. Noi guardiamo a loro. A loro che si fanno coraggio, che chiedono dignità e desiderano libertà. Le scene straordinarie che abbiamo visto a Tunisi e al Cairo evocano quelle di Berlino e Praga nel 1989. E tuttavia nel momento in cui condividiamo le loro speranze dobbiamo anche ricordarci che esse possono essere spente così come accadde a Teheran nel 1979. (…) Il Medio Oriente oggi è a un crocevia decisivo. Come voi tutti, prego che i popoli della regione scelgano il sentiero meno battuto, quello della libertà. (…) Un sentiero che non è lastricato soltanto di elezioni. Un sentiero che si schiude quando i governi consentono le proteste nelle piazze, quando vengono posti limiti ai poteri delle autorità, quando i giudici sono ossequiosi alla legge e non agli uomini e quando i diritti umani non vengono schiacciati dalla lealtà alle appartenenze tribali o dalle decisioni imposte da folle tumultuanti. Israele ha sempre abbracciato questo sentiero, in un Medio Oriente che lo rifiuta. In una regione in cui le donne vengono lapidate, i gay impiccati, i cristiani perseguitati, Israele si staglia. Israele è diverso. (…) Israele sostiene pienamente il desiderio dei popoli arabi nella nostra regione a vivere in libertà. Aneliamo al giorno in cui Israele sarà una tra le molte vere democrazie del Medio Oriente».
Accorato, una volta ancora, l’appello del primo ministro israeliano a fermare l’Iran prima che si procuri le armi nucleari perché altrimenti esso «scatenerebbe una corsa all’atomica in tutto il Medio Oriente e fornirebbe ai terroristi un ombrello nucleare».
Netanyahu ha ringraziato la Casa Bianca e il Congresso americani per le sanzioni contro Teheran adottate fino ad oggi, ma ha esortato a non escludere le misure più estreme. «Il regime degli ayatollah – sono sue parole – ha sospeso brevemente il suo programma nucleare una volta sola, nel 2003, quando temeva una possibile azione militare. In quello stesso anno, Muhammar Gheddafi rinunciò al suo programma nucleare per la stessa ragione. Più l’Iran è consapevole che tutte le opzioni sono sul tavolo e minore è la possibilità di giungere a uno scontro».
Esaurito il capitolo iraniano, il capo del governo di Israele è passato a considerare i rapporti con i suoi vicini: la pace con Giordania ed Egitto – ha osservato – è stata un’àncora di stabilità nel Medio Oriente. Quegli accordi sono vitali ma non bastano, bisogna trovare il modo di giungere a una pace duratura coi palestinesi.
«Vogliamo - ha detto - due Stati per due popoli: uno stato ebraico e uno stato palestinese fianco a fianco. Esprimo la mia volontà di arrivare a dolorosi compromessi per raggiungere questa storica pace (…) Non è facile per me. Riconosco che in una pace genuina ci sarà richiesto di rinunciare a parti della nostra madrepatria ebraica». E qui il primo ministro ha scandito: «Perché in Giudea e Samaria, il popolo ebraico non è un occupante (…) Questa è la terra dei nostri avi, la terra di Israele, alla quale Abramo ha portato il concetto di un unico Dio, dove Davide ha sfidato Golia, e dove Isaia ha avuto la sua visione di pace eterna. Nessuna distorsione della storia potrà negare il legame antico 4 mila anni tra il popolo ebraico e la terra ebraica».
In un’occasione tanto solenne Netanyahu non ha voluto essere più dettagliato sugli impegni che è disposto ad assumere.
Ben più nitide e puntuali le sue richieste alla controparte palestinese. Le riassumiamo sinteticamente:
• i palestinesi devono accogliere l’idea che il loro futuro Stato sorga accanto a quello che si caratterizza, e va riconosciuto anche da loro, come «Stato ebraico»;
• bisogna prendere atto che la situazione demografica odierna è assai diversa da quella del 1967 e dunque non si può pensare di tornare alle demarcazioni territoriali di allora, perché quei confini per Israele sarebbero indifendibili;
• sugli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi occorre negoziare, ma è già chiaro che alcuni rimarranno oltre i futuri confini di Israele;
• i profughi palestinesi che lasciarono le loro proprietà nel 1948 davanti all'avanzata israeliana non possono pensare di ristabilirsi in Israele;
• Gerusalemme è e resta l’unica capitale dello Stato ebraico. Alle rivendicazioni palestinesi in proposito bisognerà rispondere con soluzioni dettate da «creatività e buona volontà»;
• una pace solida è quella che si può difendere anche militarmente. Israele ha un territorio piccolo che va tutelato con misure speciali: lo Stato palestinese dovrà essere smilitarizzato e truppe israeliane stazionare a lungo termine nella valle del Giordano (elemento questo non menzionato in precedenti discorsi pubblici di Netanyahu);
• i palestinesi rinuncino all’idea di imporre il proprio Stato ricorrendo alle Nazioni Unite. Non c'è alternativa possibile a un accordo quadro con Israele che ponga definitivamente termine al conflitto;
• Hamas non è un partner per la pace. Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, stracci l’accordo raggiunto con il movimento islamista e torni al tavolo del negoziato con Israele, sapendo che quest’ultimo «non negozierà mai con un governo appoggiato dalla versione palestinese di Al Qaeda».
È sempre più palpitante a Gerusalemme l'attesa per la Pasqua di Risurrezione. Circa 700 mila pellegrini sono arrivati nella città santa per partecipare alle principali celebrazioni. Presso la cappella francescana dell'Apparizione - all'interno della basilica del Santo Sepolcro - la venerazione della colonna della flagellazione.
Curia Generale OFM Conv – Segreteria generale, Nairobi 22 luglio 2011
Il Ministro Generale col suo Definitorio incontra i superiori AFCOF
A Nairobi (Kenya), nei giorni 21-22 luglio 2011, si è svolto un’assemblea dei Superiori Maggiori della Federazione AFCOF con il Minitsro Generale e il suo Definitorio.
Come consueto, gli incontri con le Conferenze e Federazioni sono organizzati allo scopo di far presente al Governo dell’Ordine le caratteristiche della vita e attività dei frati in varie parti del mondo. L’Assemblea di Nairobi si è soffermata principalmente sulla questione della cooperazione al livello della Federazione nell’ambito della formazione iniziale.
'La Chiesa non deve perdere l'Europa' (di Giuditta Bolognesi)
Il cardinale Claudio Hummes aveva già visitato il lago di Garda alcuni anni or sono, ma non era mai stato a Peschiera, dove lo ha recentemente condotto la celebrazione dell'incoronazione della Madonna del Frassino a Regina del Garda.
[Custodia Terra Santa], Gerusalemme, 14 giugno 2011
Il Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori in visita alla Custodia (Testo di Serena Picariello)
È arrivato questa mattina, martedì 14 giugno, padre Josè Rodriguez Carballo. Il Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori, in visita alla Custodia, ha incontrato nel convento di San Salvatore fra Pierbattista Pizzaballa, con il quale si è intrattenuto in un lungo colloquio, e i frati del discretorio.
Getsemani, tornano le statue dei cervi sulla facciata della Basilica (Testo e foto di Marco Gavasso)
Gerusalemme, 30 Maggio 2011. Per accorgersene ci vuole un po’ di attenzione, e forse non tutti ne conoscono la storia, ma da qualche settimana a questa parte c’è qualcosa di diverso al Getsemani.
San Bernardino, un simbolo della ricostruzione de l’Aquila
Venerdì 20 maggio si celebra la solennità di san Bernardino da Siena, compatrono di L’Aquila: un avvenimento importante perché i lavori di consolidamento e restauro della Basilica di San Bernardino – già in corso – sono un segno e stimolo dell’opera di ricostruzione in corso nella città abruzzese dopo il terremoto del 2009.