Eventi di rilievo
Eventi di rilievo
Il Messaggio “Generare la vita vince la crisi” del Consiglio Episcopale Permanente della CEI in occasione della giornata per la vita che si celebra domenica 3 febbraio spiega “la logica del dono” quale “strada sulla quale si innesta il desiderio di generare la vita, l’anello a fare famiglia in una prospettiva feconda”. Sottolinea il messaggio che la crisi economica e del lavoro rende più difficile la natalità e le relazioni tra le coppie nel progettare il matrimonio ed per quelli sposati nel generare figli. Continuano i presuli che “non si esce dalla crisi economica generando meno figli” o “soffocando la vita con l’aborto”, ma facendo forza sulla verità della persona umana riconfermando “il valore fondamentale della vita”. |
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Una riflessione del presidente di Cristiani per Servire sulla 35° Giornata per la vita
Alla vigilia della Giornata per la vita consacrata, Vatican Insider incontra il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz. “La radice dell’impegno con i poveri va cercata nella fede”
“Ci sentiamo nel cuore della Chiesa. Le sofferenze della nostra terra e dei popoli del Medio Oriente saranno al centro delle meditazioni. Siamo felici dell’attenzione che il Pontefice riserva al Libano e a tutto il Medio Oriente. Il suo invito a redigere i testi per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo ci rende orgogliosi e riconoscenti e ci conferma nell’impegno di testimoniare l’amore di Cristo”. Con queste parole padre Toufic Bou Hadir, coordinatore dell’Ufficio patriarcale per i giovani maroniti, commenta al Sir la notizia che saranno proprio i giovani libanesi a scrivere i testi della Via Crucis al Colosseo guidata da Benedetto XVI il prossimo Venerdì Santo.
«È Gesù Cristo che noi vogliamo porgere, il Suo nome far risuonare. Non è vero che a noi interessa far politica, noi vogliamo dire Gesù». Così il Card. Bagnasco ha aperto lunedì 28 gennaio il Consiglio Episcopale Permanente. Tra i temi affrontati, l’allargarsi della condizione di indigenza, la disoccupazione giovanile, i tagli alla sanità, ma anche la risposta e la responsabilità delle parrocchie, la centralità essenziale della famiglia, i temi cruciali della biopolitica. Li pone una Chiesa a cui «sta a cuore tutto l’uomo».
“Una condanna troppo mite. Quindici anni per un crimine brutale commesso volontariamente mi sembrano veramente pochi”. La sentenza con cui il tribunale di Adana ha condannato Murat Altun, il killer di mons. Luigi Padovese, ucciso a Iskenderun il 3 giugno 2010, non soddisfa l’entourage del vescovo di origini milanesi che all’epoca era vicario apostolico di Anatolia. Uno dei suoi più stretti collaboratori, John Farhad, lo dice al Sir con chiarezza: “Murat, in caso di buona condotta, potrebbe uscire fra sei anni e cinque mesi, avendo già scontato tre anni di reclusione. Secondo noi è una pena troppo mite. Avremmo voluto una sentenza più giusta, più equa”.